Le rubriche di CiaoComo - Cookin' Music

COOKIN’ MUSIC #003

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Musica nuova in cucina con i tre chef di COOKIN’ MUSIC: Cristiano Paspo Stella, il cantautore, Massimiliano Pini, il cuoco clandestino e Piergiorgio Ronchi, il beer sommelier, apparecchiano un menù in tre portate partendo da una canzone

#003 Virginiana Miller Gelateria Sconsacrate Nouvelle Cousine

cookin music

 

Les petits chefs se pavanaient

au fond des casseroles

voilà voilà voilà l’abime de la nouvelle cuisine

c’est moi qui suis sourd

ou c’est toi qui parles un latin de cuisine?

 

I piccoli chef si stavano pavoneggiando

sul fondo delle pentole

ecco l’abisso della nouvelle cuisine

sono io che sono sordo

o sei tu quello che parla di cucina in latino?

 

Pezzo da Gelaterie sconsacrate, anno 1997 – con diversi anni di esperienza alle spalle la band livornese l’anno prima entra nel giro di Baracca e Burattini, etichetta indipendente nonché  agenzia di management che aveva in carnet C.S.I., Marlene Kuntz ed altri importanti gruppi della scena rock italiana. Dicevamo nel 1997 esce Gelaterie sconsacrate (B&B/Sony), il primo uscita in CD dei Virginiana Miller, prodotto da Marc Simon (Corman e Tuscadu) e Giorgio Canali (C.S.I.) – che parteciperanno anche in alcuni brani insieme a Yo Yo Mundi e Massimo Fantoni.

 

Ci si interroga molto sulla Nouvelle Cousine – ma soprattutto sulla sua diciamo comprensibilità che spessa da adito al binomio anche se non lo capisco / vuol dire che è bbuono…

Ma facciamo un po’ di ordine: dire nouvelle cuisine (in italiano “nuova cucina”) equivale a dire moda: il concetto è rivoluzionare la tradizione, che voleva che le pietanze fossero preparate con largo anticipo a favore di una cucina “istantanea”, preparata sul momento o poche ore prima di essere servita. La nouvelle cuisine è una corrente nata negli anni settanta. Padri della nouvelle cuisine sono ii due critici gastronomici, Henri Gault e Christian Millau; sono spinti da una voglia di urgenza nell’abbandonare la tradizione per abbracciare un modello più moderno di interpretazione della cucina – parola d’ordine: “innovare”.

 

Certo facile … a cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80; in pieno edonismo si affaccia un nuovo tipo di clientela: il businessman. Fa del tempo il suo capitale, non deve essere sprecato manco per mangiare e allora non ci devono essere pasti interminabili – bisogna stare leggeri – ma pure essere di classe, elitari, avere l’effetto wow sul cliente importante, tanto quanto tirarsela di avere pagato cinquanta carte un pinzimonio.

 

Ma a parte scenari boccacceschi la NC fa nascere un nuovo concetto di gastronomia, i nuovi chef ne traggono il loro nuovo status; devono essere rivoluzionari abbandoniamo il concetto di pasto: non più pietanze sontuose, con ingredienti corposi e pesanti, ma una visione volta alla leggerezza e alla celebrazione dell’alta cucina nel mondo. ma con parsimonia… quella non certo era fusion o contaminazione, sarebbe arrivata dopo, si ricerca spasmodicamente l’erba aromatica, le spezie (a dire il vero poche), il tartufo – l’accostamento con i vini e per meglio marcare la necessità di leggerezza del pasto l’introduzione della fondamentale verdura croccante tagliata a bastoncino come elemento base di qualsiasi menù, tanto quella di introduzione di tisane come simbolo di depurazione e leggerezza.

 

 

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