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Inglese, attenzione alle parole apparentemente simili

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Nel secondo decennio del nuovo millennio, la comunicazione è diventata un elemento cardine della società. Tutti noi, oramai, comunichiamo nei modi più disparati, basti vedere l’esplosione avvenuta nell’ultimo decennio nell’utilizzo dei social network, un fenomeno che continua ad aumentare nonostante, solo qualche anno fa, qualcuno l’avesse bollato solo come una moda del momento, destinata a sgonfiarsi nell’arco di breve termine. Certo, alcuni aspetti legati alla sicurezza dei dati sensibili degli utenti sono da rafforzare, ma l’impatto dei social è ormai assodato. E la loro influenza, ad esempio, si è potuta toccare con mano anche in ambito politico.

L’importanza della lingua inglese nell’era moderna

In un mondo interconnesso, dove si comunica istantaneamente anche con persone molto distanti dalla propria nazione, l’utilizzo della lingua inglese, da tutti ormai definita “universale“, è diventata primaria per restare al passo coi tempi. La maggior parte delle offerte in ambito lavorativo richiede che il candidato sappia ben districarsi – in forma scritta e orale – con la lingua di Sua Maestà, percentuale che si avvicina al 100% nel caso di offerta professionale qualificata. L’inglese, d’altronde, viene utilizzato a livello universale nelle relazioni commerciali, aspetto decisamente non secondario per un paese come l’Italia, decisamente votato all’export.

Gli italiani, soprattutto quelli di età superiore ai 35 anni, talvolta hanno perso smalto nell’utilizzo di questa lingua, studiata in gioventù sui banchi di scuola e poi utilizzata sporadicamente solo per viaggi o vacanze, prima di essere totalmente abbandonata. Molti, però, riescono ad esprimersi discretamente ma non in modo totalmente appropriato: un ripasso o perfezionamento risulta quindi indispensabile per cultura personale o, come spesso capita, per non perdere alcuna opportunità professionale. Molte parole inglesi vengono ritenute identiche dagli italiani, ma la realtà è totalmente diversa dall’immaginario collettivo.

Conoscere l’utilizzo corretto dei termini, fattore determinante per esprimersi correttamente

Uno dei casi più emblematici riguarda l’utilizzo di frasi con some e any, due terminologie assai frequenti nell’utilizzo della lingua d’Oltremanica, sia in forma verbale che scritta, il cui diverso utilizzo dev’essere assolutamente fatto proprio per farsi correttamente comprendere. Un’altra situazione linguistica riguarda la differenza fra advice e advise: il primo è un verbo che esprime la volontà, quasi una raccomandazione, di suggerire un determinato comportamento ad una persona terza; il secondo, invece, è un sostantivo utilizzato nei casi si avesse ricevuto, o si avesse formulato per terzi, un consiglio, non è casuale che la parola Advisor discenda direttamente da questo termine.

Un altro caso particolare riguarda l’utilizzo di disinterested e uninterested, apparentemente simile per buona parte dei nostri connazionali, convinti che indichino una persona disinteressata. Ma così, non è. Uninterested viene utilizzato, a titolo esemplificativo, per indicare un soggetto che non vuol approfondire determinate conoscenze solo in parte acquisite oppure per esprimere la mancata volontà di essere coinvolti in una determinata situazione; disinterested, invece, viene utilizzato per qualificare soggetti imparziali o sopra le parti e non, come nel primo caso, disinteressate totalmente ad una determinata questione.

Capire meglio queste sottili differenze, consente di non incorrere in spiacevoli equivoci verbali con i nostri interlocutori. E di esprimerci in un inglese fluente e grammaticalmente corretto, una soddisfazione personale impagabile, al di là delle importanti opportunità professionali che potrebbe dischiudere.

 

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