“Prima che gridino le pietre” il manifesto anti-razzista di Padre Zanotelli alla Ubik

20 gennaio 2019 | 14:13
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“Prima che gridino le pietre” il manifesto anti-razzista di Padre Zanotelli alla Ubik
“Prima che gridino le pietre” il manifesto anti-razzista di Padre Zanotelli alla Ubik
“Prima che gridino le pietre” il manifesto anti-razzista di Padre Zanotelli alla Ubik

Martedì 22 gennaio alle 18.00 alla Ubik di piazza San Fedele Valentina Furlanetto presenta il libro di Padre Alex Zanotelli Prima che gridino le pietreun manifesto contro il razzismo di ieri e soprattutto di oggi, potente macchina del consenso. “Mi diranno che faccio politica? La vita di ogni giorno è politica. Ogni nostra scelta è politica” afferma il missionario comboniano nell’accompagnare l’uscita in libreria del volume nato da una serie di dialoghi e riflessioni con Valentina Furlanetto, giornalista di Radio 24 – Il Sole 24 ore che si occupa prevalentemente di immigrazione, economia e temi sociali e che ne ha curato l’edizione.

In Prima che gridino le pietre (ed.Chiarelettere), emerge un ben distinto sentimento di fondo: la rabbia. Fin dal titolo la rabbia accompagna lo stupore dell’autore di fronte al razzismo e la crescente dialettica di intolleranza. Elementi che sembrano essere in costante crescita negli ultimi anni, sicuramente in Italia, ma anche in Europa e in altre parti del mondo, con la nascita di nuovi totalitarismi, la crescita di nuovi muri e le stesse politiche di respingimento.

ubik padre zanotelli

Missionario e attivista – da sempre convinto che “Dio è schierato, è il Dio degli oppressi, degli schiavi, dei poveri” –, Alex Zanotelli compone uno scritto politico che non è solo denuncia del presente ma contributo essenziale di conoscenza. È il precipitato di oltre cinquant’anni vissuti fianco a fianco con gli ultimi della terra, prima in Sudan poi in Kenya, in una delle infinite baraccopoli di Nairobi. È sorprendente leggere il racconto della quotidiana distorsione dei fatti, di cui ormai siamo vittime, spesso inconsapevoli. È decisivo restituire una storia ai popoli in fuga, per capire quello che sta succedendo, perché di quella storia siamo responsabili. Ricordando la “santa collera” del pastore luterano Kaj Munk; il Sanctuary Movement che, a partire dagli Stati Uniti, ha trasformato le chiese in rifugi protetti; il primo sciopero dei braccianti africani, guidato dallo studente di ingegneria e lavoratore nei campi Yvan Sagnet, fino all’esperienza di Riace, Zanotelli tira le fila di un’Italia impegnata e rilancia con forza il valore politico della disobbedienza civile.

La seconda parte del libro cerca di mettere in luce le situazioni di quei paesi dell’Africa da cui i migranti provengono, perché è vero che l’attenzione pubblica non indaga mai i motivi che hanno portato delle persone a volersi allontanare dal proprio paese. Zanotelli sottolinea che non ci soffermiamo mai a pensare perché sono qui: mette in relazione il numero degli sbarchi di chi proviene dal Ghana, invece che dalla Nigeria o dal Senegal con i problemi di questi paesi, cercando di analizzare il perché arrivano. Questo per invitare a soffermarci a pensare meglio a cosa li mandiamo incontro quando ci auguriamo la possibilità di aiutarli a casa loro.

ubik padre zanotelli

Alex Zanotelli, nato a Livo (Trento) nel 1938, completa i suoi studi a Cincinnati (Usa) e, nel 1964, è ordinato sacerdote. Missionario comboniano, dal 1965 al 1978 vive in Sudan, dal 1978 al 1987 è direttore della rivista “Nigrizia”, nel 1988 arriva in Kenya e dal 1990 al 2002 vive a Korogocho, baraccopoli di Nairobi, un’esperienza che ha raccontato nel libro autobiografico «Korogocho. Alla scuola dei poveri» (Feltrinelli 2003). Dall’aprile del 2002 risiede stabilmente in Italia, a Napoli, nel rione Sanità, dove continua la sua battaglia dalla parte dei poveri.
La curatela di questo libro è di Valentina Furlanetto, giornalista di Radio 24 – Il Sole 24 Ore. Tra i suoi libri ricordiamo «L’industria della carità» (Chiarelettere 2013).

Alla presentazione comasca interviene il giornalista Nello Scavo

Valentina Furlanetto è nata il 14 aprile 1972 a Montebelluna (Tv), vive in Lombardia ed è giornalista. Dopo la laurea in Lettere all’Università Ca’ Foscari di Venezia e una lunga esperienza di studio e lavoro in Gran Bretagna, frequenta l’Ifg di Urbino e, in seguito, inizia a lavorare nella redazione di «Uomini & Business» e per «Affari e Finanza» de «la Repubblica» con Giuseppe Turani. Da oltre dieci anni fa parte della redazione di Radio 24 – Il Sole 24 Ore, occupandosi prevalentemente di economia e temi sociali per i giornali radio. Ha condotto alcune trasmissioni radiofoniche dedicate al non profit come Senza fine di lucro (2003-2006), Ascolto (2006-2008) e Figli di un Dio minore (2008-2010) e ha curato la rubrica Paese sommerso sull’evasione fiscale (2010-2011). È autrice del libro Si fa presto a dire madre (Melampo Editore, 2010), un’inchiesta narrativa sulla maternità in Italia.
Nel 2013, ha pubblicato per Chiarelettere L’industria della carità.

Alex Zanotelli è un missionario comboniano, ha passato molti anni in Africa, in Sudan e in Kenya, a fianco delle fasce più deboli della popolazione, spesso criticato dagli stessi governi per le azioni di sostegno ai poveri e denuncia delle iniquità sociali. Ha diretto la rivista Nigrizia, che ha trasformato da mensile di informazione religiosa a giornale di informazione socio politica sulla situazione africana. Negli ultimi anni si è stabilito a Napoli, per lavorare nel quartiere Sanità.

Questo ultimo libro è nato da una serie di dialoghi e riflessioni con Valentina Furlanetto, giornalista di Radio 24 – Il Sole 24 ore che si occupa prevalentemente di immigrazione, economia e temi sociali e che ha curato il volume.

Furlanetto racconta: «È un libro che nasce dall’esigenza di Zanotelli di dire qualcosa, parlare prima che i sassi parlino. È necessario rompere il silenzio. Il sottotitolo è Manifesto contro il nuovo razzismo: vogliamo ricordare ai lettori e agli italiani che gli episodi di razzismo di cui parliamo sono tantissimi. Purtroppo abbiamo registrato in questi ultimi mesi un cambiamento nell’opinione pubblica, di grande diffidenza nei confronti degli immigrati, cavalcato dalle forze politiche. Zanotelli si spinge a dire che l’Italia è razzista; quando si trattava di chiedere soldi agli italiani per le missioni in Africa non lo erano, ma quando si sono trovati i migranti sotto casa è emerso qualcosa di diverso. Un sentimento che lui dice essere ancestrale nell’uomo, di superiorità dell’uomo bianco nei confronti dell’uomo nero. Io con lui ho cercato di stimolare la discussione su questo anche dal un punto di vista del ruolo della chiesa, che negli ultimi secoli è sempre stata presente in Africa con le missioni. Ma per Zanotelli la chiesa oggi dovrebbe spostarsi in Europa perché è li che sono spariti quei valori che di solito è fiera di sbandierare: innanzitutto il rispetto per gli altri e l’accoglienza. Si chiede se non sia il caso di mettere in atto in Europa, come resistenza, il movimento, presente anche in America, del Sanctuary Movement che ha trasformato le chiese in rifugi protetti. Si fanno molti parallelismi tra il periodo pre fascismo-nazismo in Europa e il periodo attuale, ma si cerca anche di leggere la scontentezza fra il ceto medio della popolazione italiana. Questo sempre più diffuso attacco verso le élite e i portatori della cultura, che siano professori, scienziati, medici o preti è oggetto di un mea culpa di Zanotelli che si chiede se bisogna accogliere queste critiche. Alcuni scandali sicuramente hanno incrinato la credibilità della chiesa; allo stesso tempo i politici non hanno fatto nulla e anche le élite si sono distaccate dalle necessità della gente. È un’analisi a tutto tondo sul periodo attuale a cui però non manca la ricerca di soluzioni».

La seconda parte del libro cerca di mettere in luce le situazioni di quei paesi dell’Africa da cui i migranti provengono, perché è vero che l’attenzione pubblica non indaga mai i motivi che hanno portato delle persone a volersi allontanare dal proprio paese. Zanotelli sottolinea che non ci soffermiamo mai a pensare perché sono qui: mette in relazione il numero degli sbarchi di chi proviene dal Ghana, invece che dalla Nigeria o dal Senegal con i problemi di questi paesi, cercando di analizzare il perché arrivano. Questo per invitare a soffermarci a pensare meglio a cosa li mandiamo incontro quando ci auguriamo la possibilità di aiutarli a casa loro.