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Como, torna l’Assise dopo i Romano: in aula il delitto del centro

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Inizia domattina a Como il processo ai due ritenuti gli autori dell'omicidio di Antonio Di Giacomo, poi abbandonato nel suo furgone giallo a Tavernerio. Una quarantina i testimoni citati in aula. Subito la polizia. Uno contro l'altro. Uno in una gabbia, l'altro in quella vicina. Con inevitabile tensione. Si parte domattina in Corte di Assise a Como. Prima udienza dopo quelle della strage di Erba: inizia il dibattimento a Leonardo Panarisi, 50enne di Tavernerio, ed Emanuel Capellato, 37ene di Como, ritenuti dal sostituto procuratore Antonio Nalesso gli autori del delitto dell'ottobre del 2009 in via Cinque Giornate, centro città, di Antonio Di Giacomo, imprenditore 40enne di Colico nel lecchese. Ucciso da due colpi di pistola esplosi da distanza ravvicinata. Sembra dopo una accesa discussione su alcuni orologi che Capellato e Panarisi stavano aspettando. Uno accusa l'altro di aver premuto il grilletto della pistola. Per il resto sono concordi nel dire di aver portato via il cadavere in un armadio acquistato in un fai da te e poi trasformato in bara.

23 i testimoni dell'accusa, quasi altrettanti quelli chiamati dalla difesa. Domattina saranno sentiti in aula gli uomini della squadra mobile della Questura che per primi hanno fatto la scoperta del cadavere nel furgone giallo della vittima, parcheggiato a Tavernerio, ed eseguito gli accertamenti. Tra i testimoni citati in aula anche Davide Terraneo, 48enne “Supergiga” per gli amici, finito in carcere un mese dopo il delitto per favoreggiamento di Capellato.

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