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Il sindaco tira dritto per la sua strada e spiega in aula cosa intende fare per rendere gli istituti più sicuri. I manifestanti si sono opposti alla razionalizzazione:”I bambini non sono dei numeri”

Alla fine passa il piano di razionalizzazione. Passa con i voti della maggioranza con il sindaco Rapinese (video sopra) a tirare dritto per la propria strada. Un piano da 17 milioni di euro per la sistemazione e l’adeguamento degli istituti di Como. Per la loro messa in sicurezza. “Al momento – ha detto Rapinese nel suo intervento di ieri sera in aula – non ce ne sono a norma. Noi le stiamo sistemando, meglio tre a posto che sette fuori norma”. Meno istituti, ma ogni sforzo per la sicurezza. Il concetto che il sindaco ha ripetuto ieri sera è stato questo. Anche mentre fuori – nel cortile di Palazzo Cernezzi – si sentivano slogan, urla e fischietti dei manifestanti.

 

 

“Ipocrisia sulla pelle dei bimbi – ha tuonato Rapinese in uno dei suoi interventi in aula nella presentazione del piano e nella successiva spiegazione -. Il primo sindaco che si occupa di metterne a norma e metterà a posto quattro nidi e tre scuole grosse, attivando l’antincendio, si trova con delle proteste. Ma io preferisco tre strutture sicure a sette degradate”.

 

 

Il dettaglio di quello che Rapinese ha annunciato in aula: “La Corridoni da chiudere, stanziamo 423mila euro sull’asilo nido di via Passeri, 400mila su via Palestro. L’infanzia di via Amoretti 32mila, l’infanzia di via Brambilla, 58mila; l’infanzia di via Breccia, 12mila; l’infanzia in via Don Monza, 7mila. L’infanzia di via Mirabello, 21mila, un milione per via Zezio. In tutto 17 milioni. E se volete vedere cosa ha fatto questa amministrazione – ha concluso Rapinese –  andate a Lora, in via Borgovico, in via Giussani o alla palestra di via Cuzzi: soldi stanziati, opere fatte ed in tutte certificati in arrivo”.

 

 

LE IMMAGINI DELLA PROTESTA FUORI DAL COMUNE

 

 

LA NOTA DEL PD

Ieri sera in Consiglio Comunale, di fronte a una città che continua a indicare una via, ieri sera come settimana scorsa alla Corridoni, come tante altre volte, è andato in scena, questo è proprio il termine da usare, l’ormai consueto monologo del sindaco nel silenzio assordante non solo dei consiglieri di maggioranza, ma soprattutto del vicesindaco ed assessore alla partita Nicoletta Roperto, che negli atti era indicata come estensore della proposta, che non è mai intervenuta nel dibattito né ha dato alcuna risposta alle domande di chiarimento dei consiglieri di minoranza.

Il problema è che l’argomento sul quale l’assemblea cittadina era chiamata ad esprimersi non era di modesta importanza, ma riguardava il futuro delle scuole di Como e quindi quello delle giovani generazioni.

Rispetto alle legittime richieste e domande di cittadini e consiglieri comunali, rispetto alla richiesta di confronto e di una seria analisi, il Sindaco, nell’evidente impossibilità di giustificare le ennesime chiusure e trasferimenti di plessi scolastici e le continue modifiche di decisioni assunte negli anni precedenti, si è lanciato in accuse contro le precedenti amministrazioni evitando un confronto sulla proposta in discussione; confronto che è mancato non solo con i consiglieri comunali ma con tutto il mondo della scuola: dirigenti scolastici, insegnanti e famiglie.

Tutto ciò conferma, anche su in una materia così importante come la scuola, che l’amministrazione comunale non ha alcuna visione complessiva sulla città, ma procede a tentativi animata solo dall’idea di risparmiare sui costi, o almeno questo dicono, senza però considerare che il Comune non è un’impresa che deve generare utili ma un ente pubblico che eroga servizi ai suoi cittadini.

Si deve peraltro registrare, sulla proposta poi approvata dal Consiglio Comunale, il voto di astensione di tre consiglieri di maggioranza; era auspicabile maggiore coraggio, ma è comunque un segnale che l’uomo solo al comando non riscuote più un unanime consenso neppure nelle sue file.

 

Stefano Legnani, consigliere comunale PD