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Scuola Corridoni e via Fiume, cresce il fronte delle proteste contro il Comune: la Lega chiede controlli mirati sulla struttura

Lega, Fratelli d’Italia, Pd, Forza Italia, sindacati e Comitato Como a Misura di Famiglia contestano tempi, modalità e garanzie del trasferimento degli oltre 200 alunni

Non si placa la polemica sulla chiusura della scuola Corridoni e sul trasferimento degli oltre 200 alunni negli spazi della scuola di via Fiume. A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico, alle prese di posizione già arrivate nei giorni scorsi si sono aggiunte, nella giornata di oggi, quelle della Lega, di Fratelli d’Italia e del Comitato Como a Misura di Famiglia. Al centro delle critiche restano le condizioni della struttura di via Fiume, la sicurezza e l’idoneità degli spazi, le conseguenze per le due comunità scolastiche coinvolte e il metodo seguito dall’amministrazione Rapinese.

 

La Lega chiede direttamente l’intervento degli enti competenti e un controllo approfondito sulla scuola di via Fiume prima dell’ingresso degli alunni. «Il Sindaco Rapinese ieri si è vantato di aver “sgomberato” in un giorno le aule della Venini per accogliervi i bambini della Corridoni. Ma tra le righe delle sue stesse dichiarazioni emergono le criticità che la Giunta continua a minimizzare: infiltrazioni ancora da “tamponare”, un ascensore riparato in extremis, tecniche sperimentali prese in prestito da un altro edificio», attacca il gruppo cittadino della Lega.
Per la capogruppo in consiglio comunale Elena Negretti, quanto emerso non consente di considerare chiusa la questione relativa all’idoneità della struttura. «Non è così che si garantisce la sicurezza e l’agibilità di un plesso scolastico che dal 14 settembre dovrebbe accogliere centinaia di bambini. Le famiglie della Corridoni meritano risposte certe, non rassicurazioni improvvisate a pochi giorni dall’apertura».
Da qui la richiesta della Lega affinché l’Ufficio Scolastico Regionale e ATS Insubria, ciascuno per le proprie competenze, procedano «con un sopralluogo tecnico approfondito su via Fiume», verificando in particolare che le condizioni tecniche e igienico-sanitarie rispondano alle normative previste e che sia garantita «la piena agibilità degli spazi e delle infrastrutture, prima che vi mettano piede i bambini».
«La razionalizzazione della rete scolastica non può viaggiare a scapito della sicurezza», aggiunge Negretti, che torna anche sul ruolo dell’assessore competente Nicoletta Roperto, contestandone il silenzio: «Sul destino di centinaia di bambini non basta l’attivismo last minute del Sindaco, serve la voce di chi quella delega la detiene».
Nella stessa giornata è intervenuto anche Alessandro Nardone, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia Como. Anche per FdI le immagini arrivate da via Fiume assumono un significato che va ben oltre lo spostamento degli arredi effettuato in questi giorni. «Le immagini che giungono da via Fiume sono emblematiche. Non per Rapinese impegnato a spostare armadi, ma perché dietro quegli armadi ci sono circa duecento bambini ai quali, a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico, viene chiusa la scuola».
Nardone contesta prima di tutto il metodo seguito dal sindaco: «Dopo gli sviluppi degli ultimi giorni, si procede comunque. D’altra parte ormai lo sappiamo: chiedere a Rapinese di ascoltare equivale a chiedere a Fàbregas di giocare per perdere».
Ma, sostiene il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, il problema non riguarda soltanto i rapporti politici o istituzionali. «Se il problema fosse soltanto l’arroganza potremmo anche infischiarcene, la vera questione riguarda le conseguenze di questo modo di amministrare».
Nardone elenca quindi una serie di aspetti che, a suo giudizio, restano irrisolti: «C’è il trauma per i bambini che tra pochi giorni avrebbero dovuto ritrovare la propria scuola, i propri spazi e le proprie abitudini. Ci sono centinaia di famiglie costrette a riorganizzare dall’oggi al domani la propria quotidianità. C’è da capire come e dove verranno sostituiti gli spazi destinati alle attività di sostegno e ai laboratori. C’è il problema della viabilità di via Fiume, dove ogni mattina arriveranno centinaia di persone in più. E c’è un intero quartiere che viene privato di uno dei suoi presidi più importanti».
«Una scuola non è un edificio nel quale spostare banchi e armadi, ma una comunità: è fatta di bambini, insegnanti, famiglie, relazioni, abitudini costruite negli anni e di un legame con il quartiere che la ospita», prosegue Nardone, che sposta poi la questione sul terreno politico: «Il signor Alessandro Rapinese risponderà di tutto questo davanti ai comaschi alle prossime elezioni, questa è la democrazia e saranno i cittadini a giudicare il suo operato. Il problema è che le elezioni consentono di cambiare un Sindaco, ma non sempre consentono di ricostruire ciò che nel frattempo è stato distrutto o cancellato. Ed è questa, oggi, la cosa che mi preoccupa di più».
Ancora più articolata la presa di posizione del Comitato Como a Misura di Famiglia, che nel comunicato diffuso domenica parla di «blitz estivo e zero ascolto» e mette direttamente in relazione le operazioni in corso a via Fiume con l’udienza fissata per il 1° settembre davanti al Consiglio di Stato.
Secondo il Comitato, «le notizie sulle “grandi manovre” e sugli sgomberi in corso nella scuola di via Fiume per fare posto agli alunni della Corridoni rappresentano l’ennesima dimostrazione di un metodo di governo cittadino autoritario, opaco e privo di qualsiasi programmazione e rispetto per i bambini, per le famiglie e per la comunità scolastica».
L’accusa è quella di proseguire con «azioni improvvisate prive di programmazione a lungo termine e di uno sguardo complessivo sulla città», senza fornire, secondo il Comitato, «le necessarie garanzie di sicurezza e adeguatezza degli spazi, così come richiesto esplicitamente dalle autorità scolastiche» e senza affrontare compiutamente le questioni legate alle famiglie, alla scuola e alla mobilità cittadina.
Il Comitato definisce innanzitutto quanto avvenuto negli ultimi giorni «il metodo del blitz»: «Sgomberare locali e riadattare spazi con le modalità che tutti abbiamo avuto modo di vedere non è efficienza, è arroganza istituzionale a scopo mediatico. La scuola pubblica non si gestisce con i colpi di mano di fine agosto».
Secondo punto sollevato, quello delle conseguenze sugli studenti: «Gli studenti della Corridoni e di via Fiume vengono spostati o riadattati per tamponare le conseguenze di una politica improvvisata di smantellamento dei plessi scolastici, senza garanzie adeguate sulla qualità della didattica, sulla vivibilità e sulla sicurezza degli ambienti».
Il Comitato contesta inoltre la decisione di procedere mentre è imminente il pronunciamento del Consiglio di Stato sulla richiesta di sospensiva: «Continuare con i trasferimenti proprio mentre si attende l’udienza del 1° settembre (domani) a Roma presso il Consiglio di Stato rappresenta una gravissima scorrettezza istituzionale e procedurale».
Tra le questioni evidenziate c’è poi il cambio di programma relativo alle sedi. «Il Comune ha sempre citato la Foscolo quale sede principale per trasferire gli alunni della Corridoni ma ad agosto si è reso conto dell’impossibilità di perseguire questa strada ed ha quindi ripiegato sulla scuola di via Fiume che si trova dalla parte opposta della città e fa parte di un altro Istituto Comprensivo».
Il Comitato chiede pertanto «l’immediata sospensione di ogni azione comunale nel rispetto dell’imminente udienza cautelare del Consiglio di Stato del 1° settembre» e «la massima attenzione delle autorità locali competenti e delle istituzioni governative e ministeriali affinché si monitorino eventuali irregolarità procedurali in tema di sicurezza ed adeguatezza delle scuole coinvolte». Aggiunge inoltre di stare raccogliendo «ampie e legittime preoccupazioni di moltissime famiglie, anche di via Fiume», assicurando sostegno alle iniziative «necessarie per tutelare i diritti delle famiglie e la dignità dei nostri bambini».
Il caso era già stato commentato lo scorso venerdì dal Partito Democratico cittadino. Il segretario Daniele Valsecchi e il referente scuole Francesco Finizio avevano parlato apertamente di «blitz dell’Amministrazione in via Fiume» e di un «disprezzo delle regole e della sicurezza non tollerabile».
Secondo il Pd, «le immagini delle attrezzature scolastiche di via Fiume, nel blitz con cui l’Amministrazione sta allestendo gli spazi per i 200 alunni della Corridoni, dicono tanto, se non tutto: fretta, pressappochismo, arroganza, aggressività».
Valsecchi e Finizio avevano accusato il sindaco di voler procedere comunque, «senza alcun interesse verso il sistema educativo, alunni, famiglie, lavoratori della scuola» e «andando volutamente contro qualsiasi richiamo istituzionale».
Il Pd aveva inoltre richiamato direttamente le osservazioni dell’Ufficio Scolastico Regionale. «Mentre gli operai svuotano in fretta e furia gli spazi della Venini, dal Comune continua a regnare il silenzio più assoluto e imbarazzante sulle pesantissime criticità sollevate dall’Ufficio Scolastico Regionale che solo qualche giorno fa ha messo nero su bianco dubbi enormi sulla sicurezza, sull’accessibilità per gli alunni con disabilità e sul sacrificio di spazi essenziali per la crescita degli studenti».
Da qui l’appello del Pd «a giunta, consiglieri di maggioranza, dirigenti, di intervenire per fermare questa insensata deriva e di prendersi la responsabilità di seguire il Bene Comune».
«Trasferire 200 alunni della Corridoni smantellando i laboratori di un’altra scuola significa danneggiare due comunità scolastiche in un colpo solo – sostenevano Valsecchi e Finizio –. La scuola comasca merita rispetto, ascolto e visione strategica, non colpi di mano estivi degni della peggiore gestione padronale».
Le prime prese di posizione di questa nuova fase della vicenda erano arrivate lo scorso giovedì. CGIL Como, CISL dei Laghi e UIL del Lario, insieme a FLC CGIL, CISL Scuola dei Laghi e UIL Scuola Como, avevano chiesto un incontro urgente al Comune dopo le notizie emerse e la posizione assunta dall’Ufficio Scolastico Regionale.
«Le osservazioni relative alla sicurezza, all’idoneità e alla funzionalità dei locali di via Fiume non possono essere sottovalutate», sottolineavano le organizzazioni sindacali, chiedendo di sapere «come sarà concretamente organizzato l’avvio dell’anno scolastico, dove saranno collocate le classi e quali interventi siano stati programmati per risolvere i problemi riscontrati».
Per i sindacati, a pochi giorni dalla ripresa delle attività, permaneva «un’incertezza che coinvolge alunni, famiglie e personale». La richiesta era quindi di chiarire rapidamente «dove e in quali condizioni si svolgeranno le lezioni, garantendo sicurezza, continuità didattica e qualità dell’offerta formativa».
CGIL, CISL e UIL hanno ribadito anche la posizione già espressa nei mesi precedenti: «Come organizzazioni sindacali siamo stati fin dall’inizio contrari alla chiusura e allo smembramento della Corridoni. Abbiamo più volte chiesto di ripensare questa scelta e di aprire un dialogo con la comunità scolastica e le parti sociali, senza che finora sia stata assicurata un’adeguata disponibilità al confronto e all’ascolto».
«La scuola rappresenta un presidio fondamentale per il territorio. Una decisione così rilevante non può essere assunta senza coinvolgere le famiglie, il personale, le organizzazioni sindacali e le istituzioni interessate», proseguiva il comunicato unitario, secondo il quale quanto sta accadendo confermerebbe «le preoccupazioni espresse nei mesi scorsi, sia sul metodo seguito sia sulle conseguenze della scelta compiuta».
Le organizzazioni sindacali hanno quindi chiesto la convocazione in tempi brevi di «un incontro con tutti i soggetti coinvolti», per individuare «soluzioni condivise e sostenibili» in grado di garantire «il regolare avvio delle lezioni, il diritto allo studio e la sicurezza».
Sempre giovedì era arrivato l’intervento di Forza Italia. Il segretario cittadino Davide Gervasoni aveva messo l’accento soprattutto sui cambi di programma intervenuti nelle ultime settimane. «A pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, sulla Corridoni siamo ancora alle prese con incertezze, cambi di programma e dubbi sulla sicurezza».
Gervasoni aveva ricordato come Rapinese avesse «annunciato la chiusura della scuola di via Sinigaglia e indicato diverse strutture per accogliere gli oltre 200 alunni», osservando che successivamente «la Foscolo è sparita dal piano e via Fiume è diventata l’alternativa principale».
«Peccato che proprio su via Fiume l’Ufficio Scolastico Regionale abbia evidenziato rilevanti criticità sulle condizioni dei locali, chiedendo precise garanzie prima del trasferimento», aveva aggiunto il segretario cittadino di Forza Italia.
«È questa la programmazione di cui parla l’amministrazione? Annunciare una soluzione e accorgersi all’ultimo momento che potrebbe non essere idonea? Stiamo parlando di bambini, famiglie e insegnanti».
Gervasoni aveva infine rivolto un attacco diretto al primo cittadino: «Il sindaco non può continuare a governare questa vicenda a colpi di video, accuse e scaricabarile: ora deve assumersi la responsabilità di una scelta che rischia di lasciare oltre 200 bambini senza una soluzione certa».

 

A questo quadro si aggiunge un nuovo intervento del Partito Democratico di Como, che questa volta chiede direttamente l’intervento del Prefetto sulla situazione Corridoni-Venini. Il Pd richiama innanzitutto le parole pronunciate nei giorni scorsi dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ha definito la gestione degli alunni della Corridoni da parte dell’Amministrazione «anomala e inaccettabile, a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico». Una presa di posizione alla quale, ricordano i Democratici, hanno fatto seguito anche le parole della dirigente generale dell’Ufficio Scolastico Regionale.
«Nonostante questo, il sindaco sta procedendo imperterrito, come dimostrano le immagini degli arredi scolastici di via Fiume e le operazioni per far spazio ai circa 200 bambini della Corridoni», sostiene il Partito Democratico.
Il numero degli alunni che dovrebbero essere trasferiti continua, secondo il Pd, a sollevare interrogativi sulla possibilità della Venini di accoglierli senza conseguenze sull’organizzazione e sulla qualità del servizio già garantito agli studenti della scuola di via Fiume. «Un numero consistente, che continua a lasciare grossi dubbi sulla capacità della Venini di accoglierli senza andare ad intaccare la qualità del servizio».
Il Partito Democratico aggiunge inoltre un ulteriore elemento relativo alle condizioni degli spazi destinati ad accogliere gli alunni: «Le aule di Via Fiume che sarebbero destinate agli alunni della Corridoni sono state definite inagibili dal professionista responsabile del servizio di prevenzione e protezione dell’Istituto Comprensivo».
«Siamo molto preoccupati per il futuro dei bambini della Corridoni, per il momento di incertezza e disagio che le loro famiglie stanno vivendo e per il rischio di peggioramento del servizio per gli studenti che già frequentano la scuola di via Fiume», prosegue il Pd di Como.
Da qui la richiesta di coinvolgere direttamente la Prefettura: «Chiediamo pertanto un intervento del Prefetto in merito alla situazione attuale – viste anche le parole del Sindaco in risposta al Ministro e l’aggravarsi di uno scontro istituzionale inaccettabile – e ci mettiamo a disposizione delle istituzioni per risolvere la questione nel modo più rapido possibile e senza arrecare danno a bambini, genitori e lavoratori delle scuole».