Logo
Altolago Art Fest continua tra suoni, immagini e visioni

Artisti da Francia, Svizzera, Brasile e Italia approdano a Zelbio per l’edizione zero di Altolago: cinema, concerti, teatro e dj set in dialogo con il territorio.

Una notte lunare ha inaugurato, ieri, l’edizione zero di Altolago Art Fest: una notte trascorsa con lo sguardo rivolto al cielo, ad osservare e a cantare alla Luna dall’Osservatorio Astronomico di Sormano. Un’apertura che ha espresso fin dal primo appuntamento la filosofia del festival ideato e curato dal regista comasco Simone Pozzi: portare l’arte fuori dai luoghi consueti, metterla in relazione con il paesaggio e trasformare ogni esperienza in qualcosa che accade qui e ora, irripetibile.
Alla Colma di Sormano il confine tra spettacolo, natura e osservazione si è fatto sottile. Il cielo notturno, le montagne, il silenzio e la Luna non sono stati soltanto lo scenario dell’evento, ma parte integrante di una proposta artistica costruita proprio sull’incontro tra linguaggi differenti e luoghi capaci di modificarne la percezione.

È questo uno dei principi su cui nasce Altolago Art Fest, nuova presenza nel panorama delle manifestazioni culturali della provincia di Como: un festival multidisciplinare e diffuso che attraversa il Triangolo Lariano senza cercare un palcoscenico centrale, ma scegliendo ogni volta spazi, paesaggi e situazioni differenti nei quali far incontrare musica, immagini, performance, cinema e arti contemporanee. Sul sito del festival la definizione è quella di un progetto site-specific nel quale architetture, ambienti naturali e comunità diventano parte del processo creativo.

Dopo la Luna (che ritornerà nei prossimi giorni), il festival torna ad appoggiare i piedi sulla terra. E non potrebbe esserci immagine più adatta dei massi erratici, ai quali è dedicata questa edizione zero di Altolago Art Fest. Rocce arrivate da lontano, trasportate dai ghiacciai e depositate migliaia di anni fa nel territorio lariano fino a diventarne parte integrante e segni identitari del paesaggio. È la stessa immagine scelta dalla direzione artistica per raccontare gli artisti invitati: arrivano da altri Paesi, portano lingue, esperienze e pratiche differenti e per qualche giorno si “depositano” nel Triangolo Lariano entrando in relazione con ciò che trovano.
Così un festival che ha una vocazione dichiaratamente internazionale trova il suo power spot più autentico in uno dei piccoli paesi della montagna comasca. Da oggi, mercoledì 26 agosto il baricentro si sposta a Zelbio, borgo in quota sulle pendici del Monte San Primo, e saranno il paese stesso, la piazza, il teatro, l’orto e gli spazi aperti a diventare sale cinematografiche, palcoscenici, luoghi d’ascolto e di incontro. Tutto con una formula aperta e gratuita, dove si può arrivare per vedere un film, ascoltare un concerto o un dj set, partecipare a un laboratorio, fare yoga o semplicemente fermarsi e lasciarsi coinvolgere.

altolago art festival zelbio

La prima giornata è intitolata Interferenze. Comincia alle 16.30 proprio dagli abitanti e dal loro rapporto con il luogo. Atlante Affettivo, in piazza, è una raccolta pubblica di voci, fotografie, memorie e luoghi significativi: residenti e visitatori sono invitati a lasciare una traccia personale. Non un’opera calata dall’alto, dunque, ma un archivio che prende forma attraverso chi Zelbio lo vive o lo attraversa.

Alle 17.30, nel teatro, il primo sguardo internazionale arriva dalla Francia con Étienne de France, artista visivo e filmmaker che lavora sul confine tra ricerca geografica ed etno-antropologica, documentario, finzione e videoarte. Due i film in programma. The Telling of the Stones, del 2025, parte dall’amicizia tra Édouard Glissant e lo scrittore islandese Thor Vilhjálmsson per costruire un racconto in cui le pietre diventano memoria, voce e guida attraverso epoche e geografie. Ancora una volta la roccia, quasi inevitabilmente in questa edizione dedicata ai massi erratici.

A seguire The Green Vessel, lavoro del 2019 che intreccia la storia di uno scienziato impegnato a indagare la contaminazione di un fiume con paesaggi e questioni ambientali provenienti da Colombia, Nuova Zelanda e Francia. Un cinema che viaggia molto lontano da Zelbio e, allo stesso tempo, parla di qualcosa di vicinissimo al festival: il rapporto tra uomo, ambiente e trasformazione del territorio.

altolago art festival zelbio

Dalle immagini si passa alla musica. Alle 18.30 l’Orto accoglie il primo set di DJ Sirto, resident DJ del festival, mentre alle 19.30 arriva dalla Francia il pianista e compositore Mark Priore, uno dei giovani nomi del jazz contemporaneo francese. Composizione e improvvisazione convivono nella sua musica, costruita sull’equilibrio tra scrittura e libertà e particolarmente adatta a un festival che chiede agli artisti di misurarsi con spazi diversi da quelli della tradizionale sala da concerto.

Alle 21 sarà invece Roberto Cicogna a presentare il suo nuovo album Fuga. Musicista e cantautore attivo tra Italia e Francia e conosciuto anche attraverso il progetto Oh Pilot!, Cicogna porta una scrittura che attraversa indie rock, canzone d’autore e ricerca sonora. Subito dopo, alle 22, il testimone torna alla Francia con Cléa Vincent, tra le figure riconoscibili del nuovo pop transalpino: chanson, elettronica, melodie immediate e una naturale vocazione alla danza che cambieranno nuovamente il volto della serata. Alle 23 DJ Sirto riporterà tutti nell’Orto per la coda notturna. Il programma ufficiale conferma per la giornata del 26 agosto questa successione tra partecipazione, cinema, jazz, songwriting, pop e club culture.

Il legame tra internazionalità e territorio diventa ancora più evidente giovedì 27 agosto, giornata intitolata Memoria. Alle 16.30 il teatro ospita due film italiani che guardano direttamente alla montagna. Il primo, The Last Skiers di Veronica Ciceri, è stato girato proprio sul Monte San Primo e osserva la crisi climatica attraverso i ricordi degli sciatori e un paesaggio nel quale le piste del passato si confrontano con una montagna profondamente cambiata.

Con Movimento Fermo, invece, la geografa e regista Silvy Boccaletti segue Giacomo, Maria e Sandro, tre figure che raccontano un’altra possibilità di vivere la montagna: lontano dalla logica delle località-vetrina, dentro territori alpini, prealpini e appenninici fatti di gesti, saperi, relazioni e quotidianità. Alla proiezione seguirà l’incontro con l’autrice. È probabilmente uno dei momenti in cui il pensiero di Altolago si rende più evidente: parlare del mondo partendo da pochi chilometri di montagna, usando il cinema non per mostrare un paesaggio ma per interrogare il nostro modo di abitarlo.

altolago art festival zelbio

Alle 18.30 nell’Orto arriva il Giulia Bertasi Trio, con fisarmonica, violino e contrabbasso in un repertorio originale dove affiorano suggestioni cinematografiche, valzer, tango e ritmi più concitati. Alle 19.30 un altro ponte con la Francia grazie ad Arianna Monteverdi, cantautrice basata a Nantes che lavora su un indie folk atmosferico costruito tra delicatezza acustica, tensione elettrica e immagini naturali.

Alle 21 si torna nel teatro con Mark Kree e il suo Manifesto Klee, percorso teatrale e musicale dentro l’universo grafico di Paul Klee. Tre atti in continuità, accompagnati da un trio in improjazz, attraversano la nascita dell’opera, la dimensione onirica e il periodo del Bauhaus, cercando di tradurre in suono il modo in cui Klee pensava e utilizzava il colore. A seguire è previsto anche un laboratorio di disegno per bambini.

altolago art festival zelbio

Alle 22 l’Orto cambia ancora geografia con gli svizzeri I Sorelli e la loro dichiarata Tarentella-con-fusion: pizzica, suggestioni da colonna sonora italiana, canzone tradizionale, strumenti autocostruiti e sonorità low tech diventano materiale per una musica che prende una tradizione e la sposta altrove, la mescola e la riconsegna trasformata.

Poi, alle 23, sul palco arriva uno degli ospiti dal curriculum più internazionale di questa edizione: Mario Caldato Jr., produttore e ingegnere del suono brasiliano cresciuto artisticamente negli Stati Uniti, figura legata alla scena alternativa dagli anni Novanta e a collaborazioni che vanno dai Beastie Boys a Seu Jorge, Marcelo D2 e Jack Johnson. Il suo DJ set porterà a Zelbio hip hop, funk, dub, rock, ritmi brasiliani e cultura del campionamento: un’altra traiettoria partita da molto lontano e approdata, almeno per una notte, in un piccolo paese della montagna comasca.

altolago art festival zelbio

È esattamente il movimento dei massi erratici che dà il titolo a questa prima edizione: arrivare da altrove senza cancellare il luogo in cui si arriva. Perché la dimensione internazionale di Altolago non sembra voler trasformare Zelbio in qualcos’altro. Al contrario, cinema, concerti, dj set, teatro e pratiche partecipative servono a guardarlo più da vicino, facendo del paese e della montagna non il fondale di un festival, ma la materia stessa sulla quale il festival prova a costruirsi.

Tra venerdì e domenica il programma prosegue con altri ospiti, spettacoli, invenzioni di un curatore entusiasta quale è Simone Pozzi. Qui il programma completo