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Fine agosto al LAC soffiano i nuovi suoni delle Alpi svizzere

Si intitola Föhn il ciclo di tre serate gratuite dal 28 al 30 agosto all’Agorà del LAC per scoprire una musica svizzera che unisce memoria, folk e sperimentazione.

Il mese di agosto di LAC en plein air si chiude guardando alle montagne, ma soprattutto ascoltandole. Da venerdì 28 a domenica 30 agosto, sempre alle ore 21 all’Agorà del LAC di Lugano e a ingresso gratuito, tre serate portano al centro la musica popolare svizzera contemporanea, mostrando quanto un patrimonio fatto di canti, danze, strumenti e tradizioni locali possa diventare materia viva per la creazione di oggi.

È il cuore di Föhn. I nuovi suoni delle Alpi, una rassegna nella rassegna che mette insieme musicisti provenienti da esperienze molto diverse, accomunati dalla volontà di non trattare il folk come un oggetto da museo. Jodel e Naturjodel, fisarmoniche, violini, hackbrett, antiche danze, ninne nanne e melodie tramandate oralmente incontrano improvvisazione, jazz, minimalismo, ambient e scrittura contemporanea. Il risultato è un piccolo osservatorio su una scena svizzera particolarmente vitale, nella quale le radici non rappresentano un limite ma un punto di partenza.

Venerdì 28 agosto la serata ha per titolo Tra vita, amore e morte. Suoni e canzoni su sottili crinali e affida soprattutto alle voci femminili il compito di attraversare memoria, identità e sperimentazione. Ad aprire questo percorso sono le InterFolk, trio formato da Maria Gehrig al violino, Andrea Ulrich alla fisarmonica e Patricia Ulrich al pianoforte. La loro musica nasce dalla tradizione popolare svizzera, ma si muove liberamente tra repertorio storico, composizioni originali e nuovi colori sonori. Nel programma trovano spazio anche autori come Richard Galliano e Astor Piazzolla, quasi a ricordare come la musica popolare abbia sempre viaggiato e si sia trasformata attraversando confini e culture.
Cambio di prospettiva con Raissa Avilés e Sara Magon, rispettivamente voce e chitarre, protagoniste di Texturas. Già il titolo racconta bene l’idea di una musica costruita per sovrapposizioni e sfumature: la voce incontra chitarra classica ed elettrica, mentre repertori latinoamericani, canzone italiana e composizioni originali confluiscono in una dimensione intima, sospesa tra delicatezza, malinconia e forza. Più che cercare una appartenenza geografica precisa, Texturas lavora sulle affinità emotive tra musiche lontane.

lac lugano

La conclusione della prima serata è affidata a Simone Felber Iheimisch con totätanz. Felber, voce tra le più riconoscibili della Neue Volksmusik e vincitrice del Premio svizzero di musica 2024, affronta uno dei temi più antichi e universali: la mortalità. Il riferimento è alla danza macabra medievale, ma il linguaggio appartiene pienamente al presente. Con lei Polina Niederhäuser al violoncello, Adrian Würsch allo Schwyzerörgeli e Rafael Jerjen al contrabbasso. Jodel, scrittura originale e ricerca sonora diventano strumenti per parlare di perdita, vita e morte senza rinunciare alla leggerezza che appartiene alla musica popolare.

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Sabato 29 agosto il viaggio prende invece la direzione indicata dal titolo Risonanze transalpine. Echi di passato e futuro. Le Alpi non sono viste come barriera, ma come luogo di passaggio attraverso il quale nei secoli sono transitati musicisti, strumenti, repertori e modi di suonare.
Lo racconta bene Ensemble histoirefuture con Musica Transalpina. Nato nel 2020 da un’idea di Matthias Klenota e composto da musicisti provenienti dalla Schola Cantorum Basiliensis, l’ensemble riporta l’ascoltatore attorno al 1600, quando le relazioni musicali tra Nord e Sud delle Alpi erano particolarmente intense. Con Klenota al violino e alla direzione suonano Antonia Ortner, voce e salterio, Gabriele Toscani al violino, Mauro Colantonio alla viola da gamba e cornamusa e Marian Polin al clavicembalo. La ricerca sulle fonti storiche convive con improvvisazione e tracce della musica popolare, facendo emergere quanto anche la cosiddetta musica antica sia stata il risultato di continui incontri.
Da un incontro nasce anche il duo di Simon Heggendorn e Gilbert Paeffgen. Il violino di Heggendorn, segnato tanto dalla formazione classica quanto dal jazz, dialoga con l’hackbrett appenzellese di Paeffgen, antico salterio a corde percosse che qui perde ogni carattere puramente folkloristico. Ritmi, improvvisazione e ricerca timbrica trasformano lo strumento in una voce contemporanea senza cancellarne l’origine alpina.
Poi c’è Mario Batkovic, fisarmonicista insignito del Premio svizzero di musica nel 2023, che rappresenta forse uno degli esempi più radicali di questa capacità di partire da uno strumento della tradizione per andare altrove. Batkovic spinge la fisarmonica dentro territori che sfiorano minimalismo, ambient, pop e musica contemporanea. Lo fa senza effetti e senza loop: tutto nasce dal mantice, dal gesto, dal ritmo e dalle possibilità fisiche dello strumento, in una relazione quasi simbiotica tra esecutore e fisarmonica.

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Domenica 30 agosto l’ultima serata porta già nel titolo alcuni degli ingredienti più curiosi dell’intero percorso: Ninne nanne, Naturjodel, Zäuerli e un violino diabolico. Qui il viaggio entra ancora più profondamente nella memoria orale delle comunità alpine.
Bernhard Betschart ed Echo vom Schattenhalb, duo formato da Daniel Schmidig e Cornel Schelbert, conducono nel Muotatal, dove richiami tra pascoli, canti per il bestiame e forme vocali tramandate hanno dato origine al Naturjuuz. Non è la perfezione della voce a essere cercata, ma la capacità di esprimere e comunicare. Schwyzerörgeli, fisarmoniche, contrabbasso, Büchel e Chlefäli accompagnano Tänzli, Jüüzli, Büchelgsätzli e malinconici Chuäreihäli, restituendo il carattere di una pratica musicale che per secoli ha fatto parte della vita quotidiana.
Le Alpi cambiano versante con i ticinesi Vent Negru, attivi dal 1991 e premiati con il Premio svizzero di musica 2025. Mauro Garbani, Esther Rietschin e Mattia Mirenda lavorano da oltre trent’anni sui canti e sulle musiche dell’arco alpino meridionale, raccolti attraverso la trasmissione orale o conservati nelle prime testimonianze scritte. Ballate, ninne nanne, danze e forme di canto spontaneo si alternano a racconti e nuove composizioni: un patrimonio ticinese che non viene semplicemente riproposto, ma continuamente reinterpretato.
A chiudere il percorso è l’Aba Trio di Andreas Gabriel, con Björn Meyer al mandobass e Andi Pupato alle percussioni. Gabriel, violinista tra le figure più originali della Neue Volksmusik, porta nel trio la conoscenza delle forme vocali alpine come Jüüzli e Zäuerli traducendole in un linguaggio strumentale libero. Antichi manoscritti, Schottisch, Mazurka e Ländler entrano così in contatto con il barocco, l’improvvisazione e nuovi impulsi ritmici.
Tre notti nelle quali la parola “popolare” assume dunque molte forme: può indicare un canto nato sui pascoli, una danza tramandata per generazioni, una melodia ticinese, un’antica pratica strumentale oppure semplicemente un modo di fare musica capace di trasformarsi senza perdere memoria delle proprie origini. Gli appuntamenti del 28, 29 e 30 agosto iniziano alle ore 21 all’Agorà del LAC di Lugano e sono a ingresso gratuito.