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Bellagio chiude il Festival con il giovane Liszt

Al Grand Hotel Serbelloni due pagine da Don Sanche mai eseguite in Italia, accanto a Verdi, con Calcagnile, Lukacs e Valerio.

Una rarità assoluta del repertorio di Franz Liszt per chiudere la quindicesima edizione del Festival di Bellagio e del Lago di Como. Domenica 9 agosto, alle 20.45, il Salone Reale del Grand Hotel Serbelloni ospita “Liszt Premiere”, appuntamento conclusivo della rassegna, costruito attorno alla riscoperta di alcune pagine di Don Sanche, ou Le Château de l’amour, unica opera teatrale portata a compimento dal grande compositore ungherese.
Un finale che assume un particolare valore musicologico: nel corso del concerto saranno infatti eseguite due arie dell’opera, C’est ici le château d’amour, affidata al personaggio di Le Page, ed Esprit de ces déserts, di Alidor. Secondo le ricerche condotte nell’ambito del progetto, non risultano precedenti esecuzioni di Don Sanche in Italia e le due pagine vengono dunque presentate per la prima volta nel nostro Paese.
L’evento nasce dalla collaborazione del Festival con l’Istituto Liszt di Bologna e costituisce una nuova tappa del lavoro di ricerca dedicato al repertorio vocale lisztiano promosso dal direttore d’orchestra Alessandro Calcagnile, che ha curato lo studio e la ricostruzione delle musiche inserite nel programma.
Un percorso destinato a proseguire anche dopo Bellagio: il progetto approderà infatti a Bologna nell’ambito di un appuntamento internazionale dedicato a Franz Liszt, al quale prenderanno parte alcuni tra i più autorevoli studiosi del compositore.
La storia di Don Sanche porta direttamente agli anni prodigiosi della giovinezza di Liszt. Il musicista aveva appena tredici anni quando iniziò a lavorare all’opera durante il soggiorno parigino con il padre Adám Liszt. Quest’ultimo aveva accompagnato il figlio nella capitale francese con l’obiettivo di favorirne l’affermazione come virtuoso del pianoforte, ma il vivacissimo ambiente musicale di Parigi spinse il giovanissimo Franz a confrontarsi anche con il teatro.

Monika Lukacs per Festival Bellagio e Lago di Como

Nella Parigi degli anni Venti dell’Ottocento l’opera rappresentava uno dei terreni più prestigiosi sui quali un compositore potesse cercare la propria consacrazione. E il ragazzo che sarebbe diventato una delle figure decisive del Romanticismo europeo tentò molto presto anche quella strada.
La genesi di Don Sanche conserva ancora oggi alcuni punti oscuri. Il manoscritto custodito nella biblioteca dell’Opéra di Parigi venne infatti distrutto da un incendio, fatta eccezione per una piccola parte dell’opera: un coro oggi conservato alla Biblioteca Nazionale di Vienna.
È però documentato che nel giugno del 1825 Adám Liszt presentò il lavoro del figlio a una commissione del teatro composta da personalità di primo piano della musica europea, tra le quali Luigi Cherubini, François-Adrien Boïeldieu e Jean-François Lesueur. Un mese più tardi arrivò il via libera alla rappresentazione.
Don Sanche debuttò così all’Académie Royale de Musique di Parigi il 17 ottobre 1825. Nel ruolo del protagonista c’era Adolphe Nourrit, destinato a diventare uno dei più importanti tenori francesi della prima metà dell’Ottocento.
Sorprendono ancora oggi le dimensioni del lavoro considerando l’età del suo autore: la partitura comprendeva 33 numeri tra arie, recitativi, cori, pezzi concertati e pagine orchestrali. Nonostante il debutto in uno dei più prestigiosi teatri europei, la fortuna scenica dell’opera fu però brevissima. Dopo poche rappresentazioni Don Sanche scomparve dal repertorio e, con la perdita del manoscritto dell’Opéra, venne per lungo tempo ritenuto definitivamente perduto.
Bisognò attendere il 1912 perché alla Bibliothèque Nationale di Parigi fosse individuata una copia di mano ignota che rese possibile il recupero della composizione. Anche nel corso del Novecento, tuttavia, le riprese furono sporadiche: tra quelle documentate figura una rappresentazione londinese del 1977.
Curiosa anche la trama dell’opera, tratta da un racconto dello scrittore francese Jean-Pierre Claris de Florian e ambientata nel basso Medioevo. Al centro della vicenda c’è l’amore del cavaliere Don Sanche per la principessa Elzira, che inizialmente respinge il suo corteggiamento. L’intervento del mago Alidor permette al cavaliere di mettere alla prova e dimostrare la propria fedeltà. Ferito durante un combattimento, Don Sanche viene infine condotto al Castello dell’Amore, dove trova la guarigione e conquista la mano della principessa.

Giorgio Valerio per Festival Bellagio e Lago di Como

La serata di Bellagio non si limita però alla riscoperta del Liszt operista. Alle due rarissime pagine di Don Sanche viene accostata una selezione da Rigoletto e La traviata di Giuseppe Verdi, creando un confronto suggestivo tra due percorsi profondamente differenti nel teatro musicale dell’Ottocento.
Da una parte l’esperimento teatrale di un Liszt adolescente, rimasto sostanzialmente un episodio isolato nella sua sterminata produzione; dall’altra Giuseppe Verdi, che proprio attraverso il melodramma avrebbe costruito una delle vicende artistiche più importanti della musica europea.
Rigoletto, rappresentato per la prima volta l’11 marzo 1851 al Teatro La Fenice di Venezia, appartiene alla piena maturità creativa verdiana. Il libretto di Francesco Maria Piave deriva da Le Roi s’amuse di Victor Hugo e la nascita dell’opera fu segnata dal difficile confronto con la censura, che impose di modificare personaggi e ambientazione, trasferendo la vicenda dalla corte di Francesco I di Francia alla Mantova dei Gonzaga.
Il programma del concerto permette così di ascoltare, nella stessa serata, il giovanissimo Liszt che guarda al teatro musicale parigino e il Verdi che pochi decenni più tardi avrebbe rivoluzionato il melodramma italiano. Non soltanto un concerto conclusivo, dunque, ma anche un viaggio tra due differenti idee di teatro e di Romanticismo musicale.
Protagonisti nel Salone Reale del Grand Hotel Serbelloni saranno il soprano ungherese Monika Lukacs e il baritono Giorgio Valerio, accompagnati dall’orchestra del Festival sotto la direzione del maestro Alessandro Calcagnile.
Con questa preziosa riscoperta si chiude così la XV edizione del Festival di Bellagio e del Lago di Como: nel segno di Franz Liszt, della ricerca e di quelle pagine dimenticate che, a due secoli dalla loro nascita, tornano a trovare una voce davanti al pubblico.
Ingresso libero.