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Caldo e terapie oncologiche, i consigli degli esperti di Asst Lariana

Il vademecum di Asst Lariana su esposizione al sole, idratazione, pelle irradiata e gestione sicura di PICC e Port

L’estate e le alte temperature richiedono attenzioni particolari per le persone sottoposte a trattamenti oncologici. Chemioterapia, radioterapia, immunoterapia, terapie biologiche e ormonali possono infatti rendere la pelle più sensibile alle radiazioni solari, accentuare la disidratazione e la stanchezza e richiedere precauzioni specifiche nella gestione dei dispositivi vascolari come PICC e Port.
Per aiutare pazienti e familiari ad affrontare in sicurezza i mesi più caldi, Asst Lariana ha raccolto le indicazioni della dottoressa Monica Giordano, primario dell’Oncologia, della dottoressa Sofia Meregalli, primario della Radioterapia, e del dottor Alessio Petrone, infermiere specialista in accessi venosi che lavora nel PICC Team. Il PICC Team è un servizio medico-infermieristico che afferisce alla Terapia del dolore, diretta dal dottor Carlo Francesco Biundo.
Le terapie oncologiche possono produrre diversi effetti collaterali sulla pelle. Durante la chemioterapia, alcuni pazienti possono sviluppare fenomeni di iperpigmentazione o, più raramente, di ipopigmentazione. Le alterazioni possono essere temporanee o permanenti e interessare zone specifiche, come unghie, palpebre e labbra.
Anche la radioterapia può modificare la pigmentazione della cute nell’area sottoposta al trattamento, provocando reazioni simili a un eritema solare. Immunoterapia e terapie ormonali, utilizzate per esempio nel trattamento dei tumori della prostata o della mammella, possono a loro volta causare macchie, discromie o melasma, caratterizzato dalla comparsa di chiazze scure soprattutto sul viso.
«In tutti questi casi è fondamentale una stretta collaborazione con il team oncologico e dermatologico, per monitorare i cambiamenti cutanei e intervenire con trattamenti appropriati», spiega la dottoressa Giordano.
Alcuni farmaci utilizzati in oncologia hanno inoltre un effetto fotosensibilizzante: aumentano cioè la sensibilità della pelle alla luce solare, rendendola maggiormente esposta a scottature, eritemi e comparsa di macchie. Tra questi vengono ricordati alcuni medicinali impiegati per i tumori della mammella, del colon, del polmone e per il melanoma.
Una particolare cautela è richiesta a chi sta effettuando o ha concluso un ciclo di radioterapia. Essere stati sottoposti a questo trattamento non significa dover rinunciare per sempre all’esposizione al sole, ma la zona irradiata deve essere protetta con attenzione durante la terapia e nel periodo successivo.
«Durante il trattamento e per un periodo successivo, la pelle dell’area irradiata è particolarmente sensibile», sottolinea la dottoressa Meregalli. «È consigliabile evitare l’esposizione diretta della zona per tutta la durata della radioterapia e nei mesi seguenti, seguendo sempre le indicazioni del medico radioterapista».
La durata delle precauzioni varia in base alla zona anatomica trattata, alla dose di radiazioni ricevuta, alle caratteristiche individuali della pelle e al tempo trascorso dalla conclusione della terapia. Le aree normalmente esposte al sole, come il volto, il collo e gli arti, possono rimanere fragili e sensibili più a lungo.
Se non è possibile evitare completamente l’esposizione, la parte interessata deve essere coperta con indumenti leggeri ma protettivi. È inoltre necessario evitare le ore centrali della giornata, utilizzare una crema solare ad ampio spettro e mantenere la pelle ben idratata.
Quando la cute è completamente guarita, e salvo differenti indicazioni del radioterapista, l’esposizione può essere ripresa gradualmente. La protezione della parte irradiata deve però rimanere particolarmente accurata anche a distanza di tempo dalla conclusione del trattamento.
Arrossamenti persistenti, dolore, irritazioni, vescicole o altre alterazioni della pelle devono essere segnalati tempestivamente al team curante. La corretta protezione della cute irradiata contribuisce infatti a ridurre il rischio di danni cutanei tardivi.
La secchezza della pelle, chiamata anche xerosi, è un effetto collaterale frequente non soltanto della radioterapia, ma anche della chemioterapia, dell’immunoterapia e delle terapie ormonali. Per contrastarla, gli specialisti raccomandano innanzitutto un’adeguata idratazione.
Bere regolarmente è importante per tutti, ma lo diventa ancora di più durante l’estate, quando la sudorazione aumenta. Una particolare attenzione deve essere riservata alle persone anziane, che possono avvertire meno lo stimolo della sete. Anche il consumo di frutta e verdura ricche di acqua e vitamine può contribuire a mantenere un buon livello di idratazione.
Le indicazioni di Asst Lariana prevedono di evitare l’esposizione nelle ore più calde, indicativamente tra le 11 e le 16, quando le radiazioni solari sono più intense. Testa e occhi devono essere protetti con un cappello a falda larga e occhiali da sole.
La crema solare deve avere un fattore di protezione molto elevato, pari almeno a 50, ed essere applicata nuovamente con frequenza, in particolare dopo il bagno o in caso di intensa sudorazione. Anche durante le passeggiate al mare o in montagna è consigliabile indossare indumenti protettivi, come una maglietta.
Le cicatrici chirurgiche recenti non devono essere esposte direttamente al sole e devono essere coperte con indumenti o cerotti adeguati. Per le zone sottoposte a radioterapia, gli specialisti raccomandano una protezione rigorosa e il rispetto delle indicazioni personalizzate ricevute dal radioterapista. In alcuni casi, la cautela deve proseguire per almeno un anno dalla conclusione del trattamento.
Al termine della giornata, dopo la doccia, è utile applicare un prodotto idratante. Gli esperti suggeriscono formulazioni facilmente assorbibili dalla pelle, contenenti per esempio olio di germe di grano, vitamina E, aloe o allantoina. Prima di utilizzare un nuovo prodotto è comunque opportuno confrontarsi con il proprio team curante, soprattutto in presenza di irritazioni o lesioni.
Un altro tema importante riguarda la gestione estiva dei dispositivi venosi centrali, in particolare PICC e Port. Le precauzioni cambiano in base al tipo di dispositivo.
Il Port è completamente impiantato sotto la pelle. Il paziente può quindi fare il bagno al mare o in piscina senza particolari restrizioni, purché il dispositivo non sia in uso, non sia presente un ago di Huber inserito e la cute sovrastante sia integra, senza ferite, infiammazioni o segni di infezione.
Il PICC, invece, presenta un tratto esterno e un punto di ingresso nella pelle. In questo caso la medicazione e le connessioni non devono entrare in contatto con acqua, sabbia o altre possibili fonti di contaminazione.
Per fare il bagno è necessario utilizzare sistemi impermeabili specifici, applicati correttamente e controllati prima dell’immersione. Se la medicazione si bagna, si solleva o viene contaminata, deve essere sostituita al più presto secondo le procedure indicate dal personale sanitario.
Anche durante la permanenza in spiaggia è importante proteggere il PICC dalla sabbia, dall’esposizione diretta al sole e da possibili traumi. Occorre inoltre evitare movimenti o trazioni che possano compromettere il catetere o il fissaggio della medicazione.
«Il dispositivo venoso non deve essere vissuto come un ostacolo alle attività quotidiane o alle vacanze», osserva il dottor Petrone. «Con un’adeguata educazione del paziente, l’utilizzo di protezioni idonee e il rispetto delle buone pratiche assistenziali, è possibile trascorrere il periodo estivo in sicurezza».
In caso di dubbi, danneggiamenti della medicazione, dolore, arrossamenti o altri problemi, il riferimento deve essere sempre il PICC Team o il centro che ha in cura il paziente.
Il caldo può infine accentuare la fatigue oncologica, la sensazione persistente di stanchezza che interessa molte persone durante o dopo i trattamenti. Secondo la dottoressa Giordano, una moderata attività fisica può aiutare a contrastarla, purché venga svolta evitando le ore più calde e nel rispetto delle condizioni individuali.
Camminare e mantenersi attivi può contribuire a migliorare l’umore e a ridurre il senso di spossatezza. Durante l’estate resta però indispensabile bere adeguatamente, concedersi momenti di riposo e concordare con il team oncologico l’intensità dell’attività fisica più adatta.
Le indicazioni degli specialisti non sostituiscono la valutazione personalizzata del medico. Terapie, condizioni della pelle e dispositivi vascolari possono infatti richiedere precauzioni differenti: per questo, prima di esporsi al sole, fare il bagno o modificare le proprie abitudini, è sempre consigliabile rivolgersi al centro che segue il paziente.