Il FAI Como aderisce al Coordinamento “Salviamo il San Primo”
La Delegazione entra nel Coordinamento, ora a quota 40: chiesto un ripensamento del progetto sciistico e la candidatura ai Luoghi del Cuore
La Delegazione FAI di Como ha aderito ufficialmente al Coordinamento Salviamo il Monte San Primo, portando a quaranta il numero delle associazioni impegnate nella tutela della montagna simbolo del Triangolo Lariano. Un ingresso che rafforza la richiesta di ripensare alcuni interventi previsti dal progetto “Oltre Lario” e di orientare le risorse pubbliche verso un modello di sviluppo più attento al paesaggio, alle caratteristiche naturali dell’area e agli effetti del cambiamento climatico.
La scelta nasce dalla sintonia con la missione del Fondo per l’Ambiente Italiano, che da oltre quarant’anni si occupa della salvaguardia del patrimonio storico, artistico e paesaggistico nazionale, nel solco dell’articolo 9 della Costituzione. A questa attività si affianca l’impegno sui temi ambientali, portato avanti anche attraverso la campagna FAI per il Clima, dedicata alle conseguenze della crisi climatica e alla necessità di modificare le strategie di gestione del territorio.
Al centro della presa di posizione ci sono soprattutto la riqualificazione e il ripristino delle piste da sci “Baby Pianone” e “Baby Park”. La loro collocazione sotto i 1.200 metri di quota viene considerata poco compatibile con una pratica sciistica sostenibile, soprattutto in presenza di inverni sempre più miti, precipitazioni nevose discontinue e periodi utili alla produzione di neve artificiale destinati a ridursi ulteriormente.
La richiesta non riguarda quindi l’abbandono del Monte San Primo, ma una diversa destinazione degli investimenti: manutenzione dei sentieri, recupero degli edifici esistenti, tutela degli ambienti naturali e promozione di attività escursionistiche, culturali e sportive praticabili durante tutto l’anno, senza dipendere dalla presenza della neve.
Il piano di riqualificazione e tutela ambientale del Parco del Monte San Primo, sostenuto dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio anche con un contributo regionale, supera complessivamente i 5 milioni di euro. La voce più consistente è rappresentata dal parziale restauro dell’ex Colonia Bonomelli, al quale sono destinati 2 milioni, pari al 37,7 per cento dell’investimento.
Quasi altrettanto rilevante è lo stanziamento per la pista Baby e per le opere collegate: 1,9 milioni di euro, il 36 per cento del totale. La cifra comprende biglietteria e deposito, la realizzazione di un bacino idrico, gli scavi sulle piste, un tapis roulant, l’impianto di innevamento artificiale e le opere elettriche necessarie al suo funzionamento.
Sono inoltre previsti 394mila euro per 140 nuovi parcheggi e per la riqualificazione di quelli esistenti, con l’aggiunta di altri venti posti; 264mila euro per l’acquedotto; 192mila per il recupero dell’Alpe del Borgo; 187mila per la sentieristica; 184mila per la dismissione degli impianti sciistici esistenti; 114mila per i giochi estivi e 60mila per comunicazione e pubblicità.
Le associazioni chiedono in particolare di valutare se sia opportuno destinare quasi due milioni di euro al ritorno dello sci su una pista lunga circa 250 metri, collocata a una quota inferiore ai 1.200 metri e all’interno di una stazione i cui impianti risultano chiusi dal 2018.
A rendere più forte la richiesta di un ripensamento contribuisce anche la deliberazione della Regione Lombardia del 19 dicembre 2016, richiamata nella documentazione, secondo la quale gli impianti situati al di sotto dei 1.500 metri presentano seri problemi di sostenibilità. La pista del San Primo si troverebbe dunque alcune centinaia di metri sotto quella soglia.
La produzione artificiale della neve richiede inoltre temperature sufficientemente basse, disponibilità d’acqua, energia e costi continuativi di gestione. Elementi che rendono necessario conoscere con precisione le condizioni climatiche della zona prima di realizzare nuove strutture.
Sul Monte San Primo, però, la stazione meteorologica destinata a rilevare le temperature risulta guasta dal 2008. L’interruzione ha impedito di mantenere una serie storica completa proprio nel luogo in cui dovrebbe essere installato il sistema di innevamento. Per rimetterla in funzione sarebbero necessari circa 25mila euro, pari al cinque per mille dell’intero investimento, ma nel quadro economico non compare alcuno stanziamento specifico per la riparazione.
Il confronto con i 60mila euro destinati alle attività di comunicazione e pubblicità è uno degli elementi utilizzati per chiedere una revisione delle priorità. A questo si aggiunge l’assenza di un piano economico-finanziario per la futura gestione, ritenuto indispensabile per comprendere chi dovrà sostenere i costi degli impianti, quali entrate potranno essere prodotte e per quanti giorni all’anno la pista potrà realmente funzionare.
Il nodo decisivo resta quello climatico. Uno studio del professor Mauro Guglielmin, ordinario di Geografia fisica e Geomorfologia all’Università degli Studi dell’Insubria, ha analizzato i possibili scenari futuri per l’area. Anche prendendo come riferimento un’evoluzione moderata del clima, nel 2040 la durata dell’innevamento programmato potrebbe limitarsi a non più di 15-17 giorni nel mese di gennaio. Un periodo giudicato insufficiente a sostenere economicamente la realizzazione e la gestione della pista.
L’adesione del FAI di Como consolida così una mobilitazione che non punta semplicemente a bloccare un’opera, ma a proporre una diversa visione per il futuro della montagna. Il Monte San Primo viene considerato un patrimonio naturale, paesaggistico e identitario da rendere accessibile e vivo durante tutte le stagioni, evitando investimenti legati a condizioni climatiche sempre più difficili da garantire.
Il prossimo passo sarà la promozione della candidatura dell’intero compendio al censimento dei “Luoghi del Cuore” del FAI, il programma nazionale di partecipazione civica dedicato ai beni culturali e paesaggistici da proteggere e valorizzare.
L’obiettivo è coinvolgere cittadini e istituzioni, raccogliere consensi attorno alla salvaguardia dell’area e costruire un percorso condiviso che riconosca nel San Primo non soltanto una possibile destinazione turistica, ma uno dei luoghi più significativi del patrimonio ambientale del Triangolo Lariano.

