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Gravidanza e caldo, i consigli del ginecologo

Il primario Paolo Beretta spiega come affrontare afa, disidratazione, cali di pressione, viaggi e segnali d’allarme.

Le ondate di calore possono mettere a dura prova le donne in gravidanza, più sensibili alle alte temperature a causa dei cambiamenti ormonali, metabolici e circolatori che accompagnano i nove mesi. Disidratazione, cali di pressione, gonfiore alle gambe e spossatezza sono tra i disturbi più frequenti, ma con alcune precauzioni è possibile affrontare l’estate in sicurezza, sia a casa sia durante le vacanze.
A spiegare come proteggere la salute della futura mamma e del bambino è Paolo Beretta, primario di Ostetricia e Ginecologia e direttore del Dipartimento Materno Infantile di Asst Lariana. Durante la gestazione, l’aumento del progesterone determina un incremento della temperatura corporea e del metabolismo basale. Da qui la maggiore frequenza di vampate e sudorazione, attraverso la quale l’organismo cerca di disperdere il calore.
Il rischio principale è rappresentato dalla disidratazione. Una riduzione dei liquidi nell’organismo può diminuire l’apporto di sangue alla placenta e condizionare la crescita fetale. Lo stress termico può inoltre favorire la produzione di ossitocina, aumentando la contrattilità uterina e il rischio di parto prematuro. Tra le possibili conseguenze associate alle temperature elevate rientrano anche ipertensione e diabete gestazionale, oltre a un maggior rischio di trombosi venosa.
Molto comuni durante l’estate sono anche i cali di pressione, favoriti dalla vasodilatazione provocata dal caldo. Capogiri, fiacchezza e mancanza di energia tendono generalmente a migliorare sdraiandosi in un luogo fresco, sollevando le gambe e bevendo. I sintomi richiedono invece una valutazione medica quando sono particolarmente intensi, persistono dopo il riposo e l’idratazione oppure sono accompagnati da dolori addominali o perdite.
Tra i campanelli d’allarme indicati dal ginecologo figurano svenimenti frequenti o prolungati, forte mal di testa associato a disturbi visivi, oppressione al torace, tachicardia, febbre elevata e confusione mentale che non migliora dopo essersi spostati in un ambiente fresco e ventilato.
L’afa può accentuare anche il gonfiore di piedi e caviglie, fenomeno fisiologico soprattutto nel terzo trimestre. Per favorire la circolazione è utile attivare la muscolatura dei polpacci e della pianta del piede. Tra gli esercizi consigliati ci sono il riposo per circa quindici minuti con le gambe sollevate e appoggiate al muro, le flessioni dei piedi, le rotazioni delle caviglie e il sollevamento alternato di talloni e punte.
Possono dare sollievo anche le docce fresche effettuate dalle caviglie verso le cosce e l’applicazione di gel a base di centella asiatica, mirtillo o ippocastano, eventualmente conservati in frigorifero. Per le calzature sono preferibili sandali comodi, con un rialzo di circa tre o quattro centimetri.
Particolare attenzione deve essere dedicata anche all’esposizione solare. In gravidanza aumenta infatti la produzione di melanina e la pelle risponde in modo più marcato ai raggi ultravioletti. Può così comparire il cloasma gravidico, conosciuto anche come “maschera della gravidanza”, caratterizzato da macchie scure soprattutto sul viso.
La protezione raccomandata è una crema solare ad ampio spettro con fattore SPF 50+, da applicare circa venti minuti prima dell’esposizione e da rinnovare ogni due ore o dopo il bagno. I filtri solari sono considerati sicuri durante la gravidanza; secondo Beretta è preferibile scegliere prodotti con filtri fisici o minerali. Restano fondamentali anche il cappello a tesa larga e gli occhiali da sole.
Mare e montagna possono essere entrambe mete adatte, ma soprattutto nell’ultimo trimestre la scelta deve tenere conto delle condizioni di salute della donna e della vicinanza a strutture sanitarie dotate di Ostetricia e Ginecologia, possibilmente anche di Terapia intensiva neonatale.
In montagna è consigliabile non superare i 2.000-2.500 metri, evitando bruschi cambi di quota attraverso funivie o cabinovie. L’attività fisica deve rimanere moderata, con passeggiate su sentieri semplici e pianeggianti. Al mare è meglio non frequentare la spiaggia tra le 11 e le 16 ed evitare le escursioni su piccole imbarcazioni esposte a forti sobbalzi.
Camminare nell’acqua fino all’altezza delle cosce favorisce la circolazione, mentre il nuoto, in assenza di complicazioni della gravidanza, aiuta a controllare il peso e riduce il carico sulle articolazioni. Sono invece sconsigliati tuffi da altezze elevate e sport acquatici come il surf. Le immersioni con autorespiratore devono essere evitate durante l’intera gravidanza per i gravi rischi che un’eventuale malattia da decompressione potrebbe comportare per il feto.
Un ruolo decisivo è svolto dall’idratazione. Nei mesi più caldi, rispetto ai circa due litri normalmente raccomandati durante la gravidanza, può essere necessario arrivare a 2,5 o 3 litri di acqua al giorno. È importante bere frequentemente senza attendere lo stimolo della sete, già indicativo di una lieve disidratazione.
L’acqua non dovrebbe essere ghiacciata e può essere scelta ricca di calcio e magnesio, ma povera di sodio. Come alternativa sono indicate acque aromatizzate preparate in casa con limone, cetriolo, menta o finocchio, oppure tisane fredde alla camomilla o alla melissa. Da limitare, invece, bibite gassate e succhi confezionati per il loro elevato contenuto di zuccheri.
Anche l’alimentazione deve essere leggera e digeribile, con l’obiettivo di reintegrare soprattutto potassio e magnesio. Sono consigliati cereali integrali come riso, farro, orzo e quinoa, proteine magre, carni bianche, legumi e pesce azzurro di piccola taglia, sempre accompagnati da frutta e verdura di stagione. Per gli spuntini possono essere adatti yogurt bianco o kefir con noci e mandorle.
Beretta richiama infine l’attenzione sulla correlazione tra caldo estremo e parto prematuro. Gli studi epidemiologici internazionali citati dal primario indicano nei giorni di temperature eccezionalmente elevate un aumento misurabile del rischio, stimato tra il 2 e il 3 per cento. La disidratazione riduce il volume del sangue in circolo e stimola la produzione di vasopressina, ormone dalla struttura simile a quella dell’ossitocina. Lo stress termico può inoltre aumentare cortisolo e prostaglandine, sostanze coinvolte nell’avvio del travaglio.
È necessario rivolgersi subito al medico o al Pronto soccorso ostetrico in presenza di febbre con stato confusionale, vomito e grave disidratazione, perdite di sangue o di liquido amniotico, riduzione dei movimenti fetali, oppure valori pressori superiori a 140/90. L’intervento deve essere tempestivo soprattutto quando l’aumento della pressione è associato a disturbi visivi, mal di testa persistente o dolore nella parte alta dell’addome.