Il dolore di tutta Como nelle parole dell’assessore in consiglio comunale:”Rispetto delle regole per onorare la piccola annegata”
Michele Cappelletti ripercorre la terribile tragedia nel lago di ieri. E chiede a tutti di avere il coraggio di fermarsi davanti ai cartelli. “Impariamo da quello che è accaduto – ha detto – per onorare la sua memoria”
E’ stato l’assessore alla Protezio0ne civile di Como, Michele Cappelletti, questa sera a parlare ai comaschi ed ai consiglieri comunali dopo la tragedia di ieri al Tempio Voltiano dove oggi, per la cronaca, qualcuno è entrato ugualmente in acqua a poche ore di distanza dal dramma della bimba marocchina annegata. Incurante di cartelli e del dramma di poche ore fa. Quasi un affronto, brutto, pessimo, orribile. Ovviamente omettiamo di pubblicare le foto arrivate in redazione per rispetto del dolore della famiglia e non non ingenerare ulteriori polemiche. Qualcuno, invece, oggi le ha pubblicate ugualmente alla ricerca di qualcosa che è difficile spiegare. Noi ci fermiamo qui e non andiamo oltre. Questione di stile…
Dicevamo dell’intervento di Cappelletti in avvio – stasera – del consiglio comunale di Como. Nel ripercorrere la dolorosa scomparsa della bimba, alla quale l’assessore ha espresso “un abbraccio sincero e il cordoglio dell’intera comunità. Se da questa tragedia possiamo trarre un insegnamento, dobbiamo avere il coraggio di farlo…” ha anche ricordato anche un suo lutto familiare di tanti anni fa – la morte del fratello in un incidente stradale. E poi si è soffermato sulle regole. Che ci sono e che spesso – ieri come oggi – vengono disattese bellamente. Non pensando alle possibili conseguenze
“Possiamo informare, installare cartelli, controllare, intervenire e sanzionare chi viola i divieti, ma non possiamo immaginare di presidiare ogni metro di costa ventiquattr’ore su ventiquattro. Il primo e più efficace strumento di prevenzione resta il rispetto delle regole – ha detto l’assessore cittadino alla Protezio9ne civile -. Le regole non vengono scritte per complicare la vita delle persone. Vengono scritte perché qualcuno, prima di noi, ha pagato con la propria vita il prezzo di un rischio che oggi conosciamo. Ignorarle significa esporre sé stessi e i propri cari a pericoli che spesso vengono sottovalutati. Se davvero vogliamo onorare la memoria di Arwa (la piccola annegata ndr>), facciamolo imparando qualcosa da ciò che è accaduto. Rispettando quei cartelli, ascoltando chi ogni giorno lavora per la sicurezza e aiutando gli altri a comprendere che quei divieti non sono un capriccio delle istituzioni»





