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Stenosi lombare, l’intervento neurochirurgico più frequente dopo i 65 anni

Asst Lariana fa il punto su sintomi, diagnosi e nuove tecniche mininvasive: “Non è una conseguenza inevitabile dell’età”

Camminare per qualche decina o centinaio di metri e poi essere costretti a fermarsi per il dolore, con la necessità di sedersi o piegarsi in avanti per trovare sollievo. È uno dei sintomi più tipici della stenosi del canale spinalelombare, una patologia strettamente legata all’invecchiamento che rappresenta oggi la principale causa di intervento chirurgico alla colonna vertebrale nelle persone sopra i 65 anni e una delle più importanti cause di disabilità motoria nella terza età.
A fare il punto sulla malattia è il dottor Silvio Domenico Bellocchi, direttore della Neurochirurgia dell’ospedale Sant’Anna di Asst Lariana, che spiega come il restringimento del canale vertebrale sia il risultato del naturale processo di usura della colonna. Con il passare degli anni, infatti, l’ispessimento dei legamenti e la formazione di piccoli speroni ossei riducono progressivamente lo spazio in cui scorrono i nervi diretti alle gambe.
«Si tratta di una condizione molto comune – spiega Bellocchi –. Le alterazioni della colonna interessano fino al 95% delle persone sopra i cinquant’anni, anche se fortunatamente molti non presentano alcun sintomo». I problemi iniziano quando il restringimento del canale comprime le strutture nervose. La caratteristica della stenosi lombare è infatti quella di essere una patologia “dinamica”: quando si è seduti o piegati in avanti il canale vertebrale si allarga, mentre in posizione eretta o durante il cammino si restringe ulteriormente, aumentando la compressione dei nervi.
Il sintomo più caratteristico è la cosiddetta claudicatio neurogena, nota anche come zoppia neurogena. Dopo aver camminato per un certo tratto compaiono dolore, debolezza o formicolii alle gambe e il paziente è costretto a fermarsi. Tuttavia non basta rimanere in piedi: il sollievo arriva soltanto sedendosi o flettendo il busto in avanti. È il cosiddetto “segno del carrello della spesa”: molti pazienti riferiscono infatti di riuscire a camminare più a lungo se si appoggiano al carrello del supermercato, perché quella posizione aumenta leggermente lo spazio disponibile all’interno della colonna vertebrale. Nei casi più avanzati la compressione dei nervi può provocare deficit neurologici importanti, come il piede cadente, che richiedono un intervento chirurgico urgente.
La diffusione della stenosi lombare aumenta con l’età. Secondo i dati riportati da Asst Lariana, la forma sintomatica interessa l’1,9% delle persone tra i 40 e i 49 anni, il 5,5% dei sessantenni e raggiunge il 10,8% nella fascia compresa tra i 70 e i 79 anni. Gli specialisti ricordano però che esiste una notevole differenza tra ciò che emerge dagli esami radiologici e la presenza di sintomi. Alterazioni compatibili con una stenosi moderata o severa possono essere riscontrate nel 40-80% delle persone sopra i quarant’anni, ma fino all’80% degli over 60 con queste evidenze radiologiche non manifesta alcun disturbo.
Per questo motivo la diagnosi non può basarsi esclusivamente sulle immagini della risonanza magnetica o della Tac, ma richiede una valutazione clinica completa. «La complessità di questa patologia – sottolinea Bellocchi – dimostra che nessun professionista può ottenere da solo il risultato migliore. Neurochirurghi, ortopedici, fisiatri, terapisti del dolore, infermieri e fisioterapisti lavorano insieme per costruire un percorso personalizzato, condividendo le scelte cliniche, chirurgiche e riabilitative».

stenosi neurochirurgia Sant'Anna

L’approccio terapeutico è graduale. Quando i sintomi sono lievi o moderati si ricorre inizialmente a farmaci specifici e fisioterapia, trattamenti che consentono di controllare la malattia nel 60% dei pazienti anche nel lungo periodo. Solo quando il dolore diventa invalidante e la capacità di camminare si riduce a meno di 200 metri, compromettendo l’autonomia e la qualità della vita, si prende in considerazione l’intervento chirurgico.
Le tecniche oggi disponibili permettono di affrontare la patologia in modo sempre meno invasivo. La chirurgia mininvasiva consente di liberare il canale vertebrale attraverso incisioni molto ridotte, permettendo al paziente di alzarsi già entro ventiquattro ore dall’intervento. Nei casi in cui sia presente un’instabilità della colonna si procede con la stabilizzazione mediante viti e barre in titanio, utilizzando sistemi di neuronavigazione tridimensionale che garantiscono una precisione millimetrica. Nei pazienti con forme più lievi e selezionate possono invece essere impiantati spaziatori interspinosi, piccoli dispositivi che mantengono aperto il canale vertebrale durante il cammino.
«La stenosi lombare non deve essere considerata una condanna inevitabile della vecchiaia – conclude il direttore della Neurochirurgia del Sant’Anna –. Oggi le tecnologie mininvasive e la neuronavigazione consentono di trattare in sicurezza anche pazienti molto anziani, restituendo loro il piacere di una passeggiata e l’indipendenza nella vita quotidiana. Il nostro impegno è coniugare innovazione tecnologica, rapidità di recupero e un percorso di cura costruito sulle esigenze di ogni singolo paziente».