una nuova prospettiva
|Dopo le Olimpiadi, le Dolomiti cercano un turismo diverso: la Val di Fassa risponde con le guide locali
Tra sovraffollamento e sicurezza, la Val di Fassa punta su escursioni guidate e turismo lento per valorizzare il territorio senza consumarlo
Nel 2025 il Soccorso Alpino ha registrato il record storico di interventi nelle Alpi: 13.037 missioni, l’8% in più rispetto all’anno precedente. Poi sono arrivate le Olimpiadi. E ora alcune comunità dolomitiche provano una strada diversa.
Febbraio 2026: le Olimpiadi invernali di Milano Cortina hanno portato sulle Dolomiti lo sguardo del mondo intero. Cortina d’Ampezzo tornava al centro della scena internazionale dopo settant’anni, le telecamere inquadravano cime e boschi davanti a un pubblico globale. Un’opportunità straordinaria di visibilità — e, per molte comunità della montagna, anche un problema.
Perché quella visibilità era arrivata su un sistema già sotto pressione. Nel 2025, il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico aveva registrato 13.037 interventi sulle Alpi italiane: il dato più alto della sua storia, con un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente.
Sulle sole Dolomiti Bellunesi, nell’estate 2025 erano state condotte 726 missioni di soccorso, con 25 morti. Il 46% degli interventi aveva riguardato turisti stranieri — una percentuale quasi raddoppiata rispetto al 2024.
Dietro questi numeri: sentieri affollati come code della metropolitana, escursionisti in scarpe da ginnastica su percorsi che richiedevano attrezzatura tecnica, selfie sull’orlo di cenge con duecento metri di vuoto sotto.
Già da febbraio 2025, la Fondazione Dolomiti UNESCO aveva chiesto agli enti locali interventi normativi urgenti contro il sovraffollamento, con un documento elaborato dal Tavolo sulla comunicazione che puntava a “introdurre norme e regole coerenti con gli obiettivi del Patrimonio Mondiale”. Il Lago di Braies — il lago più fotografato d’Italia — aveva introdotto l’obbligo di prenotazione per l’accesso in auto. Le Tre Cime di Lavaredo sono tuttora al centro di un dibattito su contingentamenti e ticket d’ingresso.
Il presidente della Fondazione Milano-Cortina 2026 ha stimato ricadute economiche per 5,3 miliardi nel medio termine. Ma una parte delle comunità locali ha già sollevato un’altra domanda: la visibilità ha un prezzo. E chi lo paga?
La domanda che cambia
Mentre i punti iconici del comprensorio restano sotto pressione, qualcosa si muove nella direzione opposta. Secondo l’Holiday Barometer di Ipsos-Europ Assistance — la più grande ricerca europea annuale sui comportamenti di viaggio — il 78% degli italiani dichiara interesse per il turismo lento e sostenibile, la percentuale più alta d’Europa. Il 76% si dice disposto a scegliere destinazioni meno convenzionali.
Anche Confartigianato segnala che l’8,1% dei viaggi include già esperienze dirette con produttori e artigiani locali — una percentuale raddoppiata rispetto a cinque anni fa. PwC ha inserito slow tourism e silent tourism tra i macrotrend del settore per il 2025-2026.
Il turismo di massa non scompare. Ma accanto a lui cresce una domanda diversa: meno cartoline, più contatto reale. Meno fila per il tramonto più noto, più mattino in bosco con qualcuno che sa come si chiama ogni albero.
Soraga di Fassa: piccolo paese, scelta precisa
Soraga di Fassa è un paese di poco più di 600 abitanti, nel cuore della Val di Fassa tra le cime del Catinaccio e la Marmolada. Non ha l’accesso trafficato alle Tre Cime. Non è sulla strada principale per il Passo Pordoi. È esattamente per questo che, negli ultimi anni, è diventato un punto di riferimento interessante per un modello di turismo alternativo.
Il programma di escursioni guidate in Val di Fassa Soraga Experience nasce dalla collaborazione tra strutture ricettive locali, la Scuola Sci Moena Dolomiti e il Fassa Sport Check Point: un calendario settimanale di attività outdoor a numero chiuso, condotte da accompagnatori di media montagna e guide alpine del territorio. Escursioni sui sentieri meno frequentati, tour ai masi ladini, uscite al Passo San Pellegrino, percorsi che non trovi su nessuna app di navigazione perché richiedono qualcuno che li conosca davvero.
Il format è semplice: niente improvvisazione, niente folla, niente itinerari standardizzati. Ogni uscita ha un numero massimo di partecipanti. Ogni guida è del posto.
“Quello che portiamo non è solo un sentiero — è una lettura del territorio che si costruisce in anni” — [Marco Fulghesu], accompagnatore di media montagna, Soraga di Fassa.
Il valore del sapere locale
La guida alpina non è una figura decorativa. È un archivio vivente: conosce i sentieri quando sono sicuri e quando non lo sono, sa leggere il meteo di montagna, conosce la storia geologica delle rocce e il nome ladino dei fiori che crescono ai margini del sentiero.
In un’epoca in cui chiunque può scaricare una traccia GPS e partire, la presenza di qualcuno che conosce il territorio in profondità è diventata paradossalmente più rara e più preziosa. Non è un problema di competenza tecnica: è un problema di relazione con il luogo. Il turismo di massa, per definizione, non può avercela. Il turismo guidato, per definizione, ce l’ha.
Secondo il rapporto post-olimpico della Società Geografica Italiana, l’effetto Milano Cortina ha ampliato la visibilità di molte destinazioni dell’arco dolomitico — ma ha anche acuito la frattura tra i luoghi che il grande pubblico conosce e quelli che restano fuori dalle rotte più battute. Per le comunità locali, questa frattura è un’opportunità.
Cosa resta, dopo il circo olimpico
La sfida dell’eredità olimpica non è nuova. Ma sulle Dolomiti — Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO dal 2009 — assume una specificità precisa: come trasformare la visibilità internazionale acquisita in un modello di turismo che non consumi il territorio che l’ha generata?
Soraga di Fassa non risponde a questa domanda con grandi dichiarazioni. Lo fa con un calendario settimanale di escursioni, una collaborazione tra strutture ricettive e guide locali, e la scelta di mantenere ogni uscita a numero chiuso. Non fa rumore. Non è su nessun elenco delle mete del momento.
Ed è precisamente per questo che funziona.
In sintesi: lo slow tourism in Val di Fassa d’estate
Cos’è lo slow tourism in Val di Fassa? Un approccio al turismo estivo basato su esperienze guidate da esperti locali, attività a numero chiuso, itinerari fuori dai circuiti più frequentati. Si contrappone al turismo di massa che ha portato le Dolomiti a registrare nel 2025 il record storico di interventi del Soccorso Alpino.
Dove si pratica? Soraga di Fassa è uno dei centri di riferimento per questo modello, con il programma Soraga Experience — attività outdoor settimanali condotte da accompagnatori di media montagna in collaborazione con Fassa Sport Check Point e Scuola Sci Moena Dolomiti.
Per chi è indicato? Per viaggiatori che preferiscono la qualità dell’esperienza alla quantità dei chilometri. Le attività sono adatte a diversi livelli di preparazione fisica e accessibili alle famiglie.

