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BUON CAMMINO PUNTATA 6 – “Viaggio, ospitalità e paura” con Cesare Isella

“Viaggio, ospitalità e paura”: il cammino autentico di Cesare Isella da Como a Santiago nella nuova puntata del podcast Buon Cammino.

Un viaggio lungo 2500 chilometri, partito da Como e arrivato fino a Santiago de Compostela. È il racconto intenso e spontaneo di Cesare Isella il protagonista della nuova puntata di Buon Cammino, il podcast ideato e condotto da Eletta Revelli per ComoPodcastClub, dedicato alle storie, alle riflessioni e alle trasformazioni che nascono lungo il Cammino di Santiago.

In questo episodio, pubblicato il 30 giugno, il cammino diventa soprattutto esperienza di crescita personale, incontro e fiducia nell’imprevisto.

Le parole del cammino: viaggio, incontri, ospitalità, futuro, tenda e paura

Come in ogni puntata, anche questo episodio si sviluppa attorno ad alcune parole chiave: viaggio, incontri, ospitalità, futuro, tenda e paura.

Per Cesare il viaggio è sempre stato qualcosa di più del semplice turismo. Già durante il liceo aveva vissuto sei mesi di studio in Nuova Zelanda, esperienza che gli aveva insegnato a uscire dalla comfort zone. Terminata la scuola, senza avere ancora chiara la direzione da prendere, sceglie di mettersi in cammino e di partire direttamente da casa: Como-Santiago, interamente a piedi.

Un’esperienza estrema ma profondamente autentica, costruita giorno dopo giorno.

L’ospitalità come incontro umano

Uno degli aspetti più forti del racconto riguarda l’ospitalità. Nei primi tratti italiani del viaggio, Cesare trova rifugio grazie a parrocchie, contatti scout e persone incontrate lungo la strada. A volte basta chiedere un posto per dormire; altre volte invece bisogna arrangiarsi, dormendo in spiaggia o cercando soluzioni improvvisate.

«Ho capito cosa significa essere ospitati, ma anche non esserlo», racconta durante l’intervista.

Attraversando Francia e Spagna, il cammino cambia volto. Lungo la Via Tolosana iniziano a comparire strutture dedicate ai pellegrini, ma arrivando tra novembre e dicembre molti rifugi stanno già chiudendo per l’inverno. È proprio in questa precarietà che nascono gli incontri più significativi.

Cesare descrive forme diverse di accoglienza: chi offre semplicemente un letto e chi invece si prende davvero cura del pellegrino, interessandosi al suo viaggio e alla sua storia.

Dai social al cammino: la notte trovata su Instagram

Tra gli episodi più curiosi della puntata c’è quello accaduto a Milano nei primi giorni di viaggio. Saltata all’ultimo momento la sistemazione prevista, Cesare decide di scrivere su Instagram a persone sconosciute in cerca di ospitalità.

Tra i messaggi inviati c’è anche quello a Don Alberto Ravagnani, volto molto conosciuto sui social. Da quel contatto nasce una sistemazione grazie a un gruppo di ragazzi legati a un’esperienza di fraternità e fede vissuta in modo giovane e contemporaneo.

Un episodio che racconta bene lo spirito del suo cammino: fidarsi degli incontri e lasciare spazio all’imprevisto.

Il futuro dopo Santiago

Nel dialogo con Eletta Revelli emerge anche il tema del futuro. Come spesso accade sul Cammino di Santiago, partire coincide con un momento di passaggio personale.

Cesare spiega che il viaggio non gli ha consegnato risposte immediate, ma gli ha dato qualcosa di forse ancora più importante: gli strumenti per cercarle. Oggi pensa di iscriversi a Scienze dell’Educazione, anche se il percorso è ancora in costruzione.

Nel frattempo continua a partire: dopo Santiago lo aspetta infatti una nuova esperienza in Ghana, nella missione di Abor, insieme a un amico conosciuto durante l’anno sabbatico.

La tenda e la paura: vivere nell’incertezza

Tra gli oggetti simbolo del viaggio c’è inevitabilmente la tenda: leggera, essenziale, scomoda ma rassicurante. Da scout, Cesare è abituato a dormire all’aperto e definisce la tenda come “portarsi dietro la casa”.

Anche la paura entra nel racconto, ma in modo particolare. Non come desiderio di tornare indietro, quanto piuttosto come convivenza continua con l’incertezza.

«Non sapere cosa succederà mezz’ora dopo mi fa sentire vivo», racconta.

È questa precarietà costante — non sapere dove si dormirà, chi si incontrerà o come finirà la giornata — a diventare parte essenziale dell’esperienza.

Gli incontri che restano

Il momento più intenso della puntata arriva nel finale, quando Cesare racconta due amicizie nate lungo il tratto francese del cammino.

La prima è con Julien, artista francese in cammino per uscire da un periodo difficile segnato da depressione e dipendenze. Insieme percorrono lunghissime tappe, parlando per ore di spiritualità, energia e vita.

La seconda è con Patrick, un uomo di settant’anni partito dopo il suicidio del figlio. In una serata raccolta davanti al fuoco, Patrick racconta il proprio dolore e un sogno in cui il figlio gli appare sereno, immerso nella luce.

Un incontro breve ma profondissimo, che restituisce forse il senso più autentico del Cammino di Santiago: condividere pezzi di vita con persone destinate magari a sparire, ma capaci di lasciare un segno permanente.

Un racconto che continua

Con la puntata del 30 giugno, Buon Cammino prosegue il suo viaggio fatto di storie, emozioni e trasformazioni personali.

Le ultime due puntate del progetto saranno dedicate ai ragazzi della classe 2B della scuola media Giacomo Leopardi di Como, coinvolti in un dialogo sul significato del viaggio, della crescita e del cammino.

Nell’episodio finale, inoltre, il format si capovolgerà: sarà infatti l’alunno Paolo a intervistare la professoressa Eletta Revelli, chiudendo simbolicamente il percorso con uno sguardo nuovo e generazionale.

Buon Cammino, disponibile sulle principali piattaforme podcast, continua così a raccontare il Cammino di Santiago non solo come esperienza geografica, ma come spazio umano in cui perdersi, incontrarsi e trasformarsi.

Ecco le prime tappe di Buon Cammino: il 21 aprile protagonista Serena Ricca, docente e pellegrina

il 5 maggio, lo scrittore Giuliano Meroni

il 19 maggio, lo scrittore Sergio Valzania

il 2 giugno, lo speaker Diego Passoni

il 16 giugno Don Francesco Orsi e Don Pietro Grandi