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A Moltrasio la luce diventa preghiera nelle foto di Carlo Pozzoni

Venerdì 3 luglio alle 18, nella Chiesa di Sant’Agata, il nuovo appuntamento della rassegna “Incontri d’Arte a Moltrasio”, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune

“La bellezza è cifra del mistero e richiamo al trascendente”, scriveva Giovanni Paolo II nella sua Lettera agli artisti. E ancora: ogni forma autentica d’arte può diventare “una via d’accesso alla realtà più profonda dell’uomo e del mondo”. Sono parole che sembrano accompagnare idealmente il nuovo appuntamento di Incontri d’Arte a Moltrasio, la rassegna promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune, che venerdì 3 luglio alle 18 inaugura nella Chiesa di Sant’Agata la mostra fotografica “L’arte come preghiera” di Carlo Pozzoni, curata dal critico d’arte Luigi Cavadini.

L’esposizione resterà aperta dal 4 al 26 luglio 2026, visitabile il sabato e la domenica dalle 10 alle 18, e propone una riflessione intensa sul rapporto tra fotografia, spazio sacro, luce e contemplazione. Non si tratta semplicemente di documentare un luogo, ma di attraversarlo con uno sguardo capace di coglierne il respiro nascosto. Pozzoni porta a Moltrasio una serie di scatti realizzati nella Basilica di San Fedele, dove l’obiettivo fotografico diventa strumento di ascolto, attesa e rivelazione.

mostra pozzoni moltrasio

La fotografia, in questo percorso, si muove sul confine tra reportage e arte. Pozzoni osserva la basilica con l’attenzione del fotoreporter, abituato a cogliere l’istante e a riconoscere la forza narrativa dei dettagli. Ma qui lo sguardo rallenta, si fa meditativo. I tagli di luce, gli scorci architettonici, gli affreschi, le pareti di pietra, le figure sacre e le ombre non vengono semplicemente ripresi: vengono lasciati affiorare. La luce non illumina soltanto, ma suggerisce; non mostra tutto, ma invita a sostare davanti a ciò che normalmente sfugge allo sguardo quotidiano.

Il titolo, “L’arte come preghiera”, indica con chiarezza la direzione della mostra. Nelle immagini di Pozzoni il gesto fotografico assume il valore di una ricerca interiore. La macchina fotografica non forza la realtà, ma la attende. La preghiera, in questo senso, non è soltanto tema religioso, ma disposizione dello sguardo: capacità di silenzio, di attenzione, di meraviglia. È proprio in questa sospensione che la fotografia incontra il sacro, non come decorazione o illustrazione, ma come esperienza.

mostra pozzoni moltrasio

La mostra si inserisce in una ricerca già avviata dall’autore con il volume fotografico “Cattedrale di luce”, dedicato al Duomo di Como. Anche in quel lavoro il rapporto tra spazio architettonico, luce e dimensione spirituale era centrale. Con il nuovo progetto, Pozzoni prosegue lungo la stessa linea, ma spingendo ancora più avanti la riflessione sul potere rivelatore dell’immagine. Gli elementi decorativi e architettonici diventano presenze vive; i riflessi e le penombre aprono varchi visivi; la fotografia trasforma il dettaglio in racconto e il silenzio in materia sensibile.

Luigi Cavadini, curatore della mostra, sottolinea come “nella penombra della Basilica il fotografo insegue la luce”. È un’immagine efficace per descrivere l’intero percorso espositivo: non una luce abbagliante, frontale, definitiva, ma una luce cercata, inseguita, talvolta appena intravista. Una luce che passa tra i muri, attraversa le superfici, accarezza i volti dipinti e restituisce profondità agli spazi. Il visitatore è così invitato a modificare il proprio ritmo: non guardare in fretta, ma fermarsi; non consumare l’immagine, ma lasciarsi guidare.

La scelta della Chiesa di Sant’Agata come sede dell’esposizione rafforza ulteriormente il senso del progetto. Il luogo non è un semplice contenitore, ma parte integrante dell’esperienza. A Moltrasio, la fotografia di Pozzoni dialoga con un contesto capace di accogliere e amplificare il tema della mostra: l’arte come soglia, come esercizio di attenzione, come forma di raccoglimento.

Con questo nuovo appuntamento, Incontri d’Arte a Moltrasio conferma la volontà di proporre occasioni culturali capaci di unire qualità artistica, territorio e comunità. Lo sottolinea anche il sindaco Giuseppe Carrano, evidenziando come la rassegna voglia offrire occasioni di dialogo tra linguaggi espressivi diversi e luoghi significativi del paese.

“L’arte come preghiera” è dunque una mostra che invita a guardare oltre la superficie. Le fotografie di Carlo Pozzoni non chiedono soltanto di essere osservate: chiedono tempo. E, come accade davanti alle opere che sanno parlare al profondo, trasformano la visione in ascolto e la luce in domanda.

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