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Cermenate, uno spettacolo dedicato al Maxiprocesso di Palermo

Una serata dedicata alla memoria e alla legalità con “In nome di Giovanni” venerdì 29 all’auditorium di Cermenate

Lo scorso 23 Maggio ricorreva il XXXIV Anniversario dell’attentato di Capaci nel quale caddero vittime della violenza mafiosa i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco DiCillo. Per commemorare la loro memoria Cermenate ospita uno spettacolo teatrale sul Maxiprocesso di Palermo a 40anni dal suo inizio.

Una serata dedicata alla memoria, alla legalità e alla lotta contro le mafie. Venerdì 29 maggio alle 20.45 l’Auditorium comunale Padre Zucchi di Cermenate ospiterà lo spettacolo teatrale “In nome di Giovanni – Storia del Maxiprocesso di Palermo”, proposto dall’associazione ArtBreak con regia, testi e sceneggiatura di Simona Salvatore.

L’iniziativa è promossa dall’amministrazione comunale insieme al Coordinamento dei Sindaci e ripercorre, a quarant’anni di distanza, una delle pagine più importanti della storia italiana nella lotta alla mafia: il Maxiprocesso di Palermo. Sul palco verranno riportati volti, immagini e parole legati alle figure di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Francesca Morvillo, simboli di un’Italia che scelse di reagire contro Cosa Nostra.

Ad aprire la serata sarà Alessio Cordaro, attivista antimafia e autore del libro “Se muoio sopravvivimi”, dedicato alla memoria di Lia Pipitone.

Lo spettacolo andrà in scena nell’auditorium di via Grassi 27 a Cermenate. L’ingresso è gratuito, con prenotazione consigliata

Cermenate spettacolo Giovanni Falcone

Il Maxiprocesso, avviato a febbraio del 1986, è il processo che ha cambiato per sempre i rapporti tra Stato – Mafia – Giustizia e che ha scosso il mondo civile, portando alla luce i volti, i nomi e la rete del sistema Cosa nostra.
Un processo di proporzioni enormi, maxi appunto. 475 imputati, 200 avvocati difensori e un numero elevatissimo di capi d’accusa. Per consentirne lo svolgimento fu costruita, all’interno del carcere dell’Ucciardone, un’apposita aula bunker.
Dietro al Maxi, un pool di magistrati che, grazie alla professionalità e allo studio meticoloso e sistematico, riuscirono a decifrare la logica di Cosa nostra e contrastarla come nessuno mai fu in grado di fare in precedenza. Alcuni di questi, pagarono sulla propria pelle il prezzo di quelle indagini e dello straordinario evento, mediatico e rivoluzionario, che fu il Maxiprocesso