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Casa Sofia, in memoria della più giovane vittima di Crans-Montana. Un progetto che trasforma il dolore in aiuto

Inaugurato lo spazio per mamme e bambini vittime di violenza dedicato a Sofia Prosperi, giovane italo-svizzera vittima del rogo di Crans-Montana che andava a scuola nel comasco. Un progetto voluto dalla famiglia per trasformare il dolore in accoglienza e percorsi di autonomia.

A Novate Milanese ha aperto Casa Sofia, uno spazio dedicato all’accoglienza di mamme e bambini vittime di violenza e fragilità sociale. Un progetto che nasce da una perdita profonda e che prova a trasformarla in un luogo concreto di ripartenza, intitolato a Sofia Prosperi, la più giovane tra le vittime italiane del rogo di Crans-Montana. Sofia, che abitava a Vacallo e frequentava l’International School di Fino Mornasco, aveva solo 15 anni. La sua storia, segnata tragicamente dall’incendio avvenuto durante il Capodanno in Svizzera, è oggi al centro di un’iniziativa che unisce memoria e impegno sociale.

casa sofia sofia prosperi

Dietro la nascita di Casa Sofia ci sono i suoi genitori, Roberta e Matteo, che hanno scelto di trasformare il dolore in un progetto di solidarietà. Il legame con Fondazione Arché, realtà attiva da oltre trent’anni nel sostegno a famiglie vulnerabili, ha reso possibile la realizzazione di uno spazio pensato non solo per accogliere, ma per accompagnare verso una nuova autonomia. Il 4 maggio la casa è diventata operativa, pronta ad accogliere i primi nuclei familiari.

Casa Sofia può ospitare fino a tre nuclei composti da madri e figli, offrendo un ambiente condiviso ma protetto. L’obiettivo è accompagnare le ospiti in un percorso di semiautonomia abitativa della durata fino a 24 mesi. Durante questo periodo, le donne vengono supportate da un’équipe educativa nella ricostruzione di una stabilità personale, sociale e lavorativa, attraverso orientamento professionale, educazione finanziaria e accesso ai servizi del territorio.

La struttura si inserisce all’interno di CasArché, accanto alla comunità mamma-bambino Casa Adriana e agli uffici della Fondazione, in un contesto che favorisce la relazione e il sostegno reciproco. La vicinanza con altre realtà abitative e con una rete di volontari rappresenta un elemento centrale del progetto: la condivisione diventa strumento per costruire percorsi di autonomia e cittadinanza solidale.

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Padre Giuseppe Bettoni, presidente di Fondazione Arché, ha dichiarato: «Vedere questa casa popolarsi è il modo più vitale per onorare il desiderio della famiglia di Sofia. Da oggi questo spazio smette di essere un simbolo e diventa un approdo operativo, dove la fatica di chi ha sofferto incontra la competenza delle educatrici».

Casa Sofia amplia così la rete di supporto della Fondazione a Novate Milanese, rafforzando un modello che mette al centro la persona e il suo percorso di rinascita. Non si tratta solo di offrire un tetto, ma di restituire dignità, indipendenza e prospettiva a chi attraversa una fase di difficoltà.

In questo spazio, tra stanze condivise e nuovi inizi, la memoria di Sofia Prosperi continua a vivere in modo concreto. Non solo nel ricordo, ma in ogni possibilità restituita a chi varca quella porta. Un progetto che nasce da una tragedia, ma che guarda al futuro, trasformando il dolore in cura, relazione e possibilità.