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Di nuovo al cinema Cruise Kidman in “Eyes Wide Shut”.Evento speciale nei Cinelandia

Il film di Kubrick torna sul grande schermo come “un passo a due psicosessuale”, Un’opera che non offre risposte, ma moltiplica le domande, lasciando lo spettatore sospeso fra attrazione e inquietudine

Dal 4 al 6 maggio, Eyes Wide Shut torna sul grande schermo dei Cinelandia come evento speciale, riportando il pubblico dentro uno dei labirinti più enigmatici e perturbanti del cinema contemporaneo. Ultimo film di Stanley Kubrick, l’opera continua a interrogare lo spettatore sui confini tra desiderio, realtà e finzione, mantenendo intatta la sua carica simbolica e il suo potere ipnotico

Eyes Wide Shut non è solo l’ultimo film di Kubrick: è anche il suo congedo più enigmatico e per certi versi più radicale. Il regista morì il 7 marzo 1999, a pochi giorni dalla consegna del montaggio finale alla Warner Bros., un dettaglio che ha inevitabilmente contribuito a costruire l’aura leggendaria dell’opera. La coincidenza tra la fine della sua vita e la conclusione di un film così ossessivo e stratificato ha alimentato negli anni una serie di interpretazioni che vanno ben oltre il testo cinematografico.

Liberamente tratto da Doppio sogno di Arthur Schnitzler, Eyes Wide Shut segue il medico William Harford, interpretato da Tom Cruise e sua moglie Alice con il volto di Nicole Kidman, coppia dell’alta borghesia newyorkese apparentemente stabile e appagata. Vivono in un equilibrio fatto di rituali quotidiani e sicurezze sociali, ma basta una confessione — il racconto di un desiderio improvviso e incontrollabile da parte di Alice — per incrinare irrimediabilmente quella superficie perfetta.

Da quel momento, la notte diventa il teatro di una discesa psicologica: William si muove in una città sospesa, fra tentazioni e incontri ambigui. Dalla figlia di un paziente che gli dichiara il proprio amore, fino all’incontro con una prostituta, ogni episodio sembra spingerlo oltre un limite invisibile. Il culmine è l’orgia mascherata, una sequenza ipnotica e minacciosa che ha il sapore di un incubo lucido. Eppure, più che i fatti, è ciò che accade nella mente a risultare destabilizzante. La gelosia, le immagini ossessive del tradimento lavorano su William in modo più profondo di qualsiasi esperienza reale. Stanley Kubrick costruisce così un racconto in cui il sesso non è mai solo fisico, ma profondamente mentale, quasi filosofico: un territorio in cui paura e desiderio si sovrappongono fino a diventare indistinguibili.

Eyes Wide Shut cinelandia

In Eyes Wide Shut, nulla è lasciato al caso. Stanley Kubrick orchestra un sistema simbolico complesso, fatto di colori, geometrie e dettagli che parlano direttamente all’inconscio dello spettatore. Il rosso, ad esempio, invade gli spazi del desiderio: tende, tappeti, corridoi e stanze diventano estensioni visive della pulsione erotica ma anche del pericolo. Il blu, al contrario, emerge nei momenti di rivelazione — è il colore delle confessioni, delle verità intime che si insinuano tra William e Alice. Il giallo, infine, si lega all’ambiguità e al tradimento, tingendo gli ambienti in cui i personaggi sfiorano il confine tra fedeltà e tentazione.

La dimensione onirica è il vero tessuto del film. Kubrick costruisce una narrazione in cui sogno e realtà non sono mai nettamente separati: la notte di William ha la consistenza di un incubo lucido, mentre il giorno appare come una versione attenuata e quasi “posticcia” della realtà. Il titolo stesso, Eyes Wide Shut, suggerisce questa ambiguità: vedere davvero significa chiudere gli occhi sul mondo esterno per confrontarsi con ciò che si agita dentro. In questo senso, le fantasie di Alice — in particolare il sogno dell’orgia — non sono semplici deviazioni, ma epifanie emotive che mettono in crisi l’intera struttura del loro matrimonio.

Eyes Wide Shut cinelandia

Kubrick ha chiuso la sua carriera con un film che sfugge a qualsiasi definizione. Un’opera che non offre risposte, ma moltiplica le domande, lasciando lo spettatore sospeso fra attrazione e inquietudine. Ed è forse proprio questa irresolutezza — questa impossibilità di “chiudere” davvero il senso — a renderlo ancora oggi così attuale.

Eyes Wide Shut cinelandia