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La storia di una nascita improvvisa e di un lungo percorso in Terapia intensiva neonatale: “È stata una roccia”

Dopo tre mesi sospesi tra paura e speranza, la piccola ha lasciato la Terapia intensiva neonatale dell’ospedale Sant’Anna ed è finalmente tornata a casa. Era nata nel gennaio scorso alla 24ª settimana di gestazione, con un peso di appena 625 grammi: una nascita estremamente prematura, arrivata all’improvviso. «Quando è nata è stato un fulmine a ciel sereno. Non avevo alcun sospetto che il parto fosse vicino: la gravidanza era stata serena e sembrava tutto normale», racconta la mamma Giada. Il termine era previsto per fine aprile, ma tutto è cambiato in poche ore.

Dopo il parto, la mamma è rimasta ricoverata una settimana in Ostetricia, mentre la neonata è stata subito trasferita in Terapia intensiva. Il rientro a casa senza la propria bambina è stato uno dei momenti più difficili: «Sono stata dimessa ma non ho potuto portarla con me. Però abbiamo capito subito che era nelle mani giuste». Le prime 72 ore sono state le più critiche. Giorni lunghi, scanditi dall’attesa e dagli aggiornamenti continui dei medici. «Sembravano non passare mai», ricorda la mamma. Poi, poco alla volta, sono arrivati i primi segnali incoraggianti: «Ci hanno detto che era una roccia e che ce l’avrebbe fatta».

Accanto alle cure mediche, fondamentale è stato anche il coinvolgimento dei genitori. Dopo una decina di giorni è arrivato il primo contatto, attraverso la canguro-terapia: «Non dimenticherò mai quel momento. Eravamo disorientati, ma quel contatto ha aiutato lei e anche noi».
Un sostegno importante è arrivato anche dai volontari dell’associazione ProTin, genitori che hanno vissuto esperienze simili: «Mi hanno aiutata a sentirmi meno sola, a capire che le mie paure erano condivise». Con il passare delle settimane, la crescita è stata costante. Dopo due mesi, anche l’incontro con il fratellino di tre anni, un passaggio significativo per tutta la famiglia. Fino ai giorni scorsi, quando è arrivato il momento più atteso: la dimissione. La piccola ha raggiunto il peso di 2 chili e 450 grammi.

«Questa storia rappresenta il valore della presa in carico multidisciplinare e della continuità assistenziale», sottolinea il primario Mario Barbarini. Nei casi di estrema prematurità, evidenzia la responsabile della Tin Roberta Barachetti, ogni dettaglio è determinante, dalle competenze cliniche alle tecnologie, fino alla relazione con la famiglia.
Un lavoro di squadra che, come ricorda anche la direzione sanitaria, accompagna i bambini più fragili fin dai primi istanti di vita. Per la famiglia resta una gratitudine profonda: «Le persone che abbiamo incontrato in questo percorso ce le porteremo sempre nel cuore».
Ora, per la piccola, comincia una nuova vita. Finalmente a casa.

Nel video sopra la coordinatrice infermieristica e quella della Terapia intensiva neonatale dell’ospedale di San Fermo durante una recente visita da noi: hanno raccontato la storia di un’altra bimba nata prematura e poi curata con grande cura da tutto il gruppo