Giornata Mondiale della Poesia: la Casa della Poesia di Como presenta l’antologia “Arrivano i Barbari”
Venerdì 20 marzo alle ore 18.30 presso la Libreria La Ciurma di Como invita all’incontro con i poeti performer Simone Savogin e Diego Passoni i cui versi sono inclusi nell’antologia
di Laura Garavaglia
Venerdì 20 marzo alle ore 18.30 presso la Libreria La Ciurma, viale Lecco, 83, la Casa della Poesia di Como invita all’incontro con Simone Savogin e Diego Passoni, poeti performer, in occasione della presentazione dell’antologia “Arrivano i Barbari – Voci del poetry slam” (Solferino). Presentano Laura Garavaglia e Jalisco Pineda Vazquez

Testi propri. Tre minuti di performance è il tempo massimo concesso, se sfori hai una penalità nel punteggio. Solo voce e gestualità, niente musica, costumi di scena o oggetti. Giuria Popolare che decreta il vincitore. Non ricordo come sono venuta a sapere del Poetry Slam, ma questa modalità di proporre poesia mi aveva parecchio incuriosita. Ricordo che avevo fondato da un anno La Casa della Poesia di Como e già avevamo alle spalle un buon numero di eventi: presentazioni di libri, reading, ecc. Così decidemmo con gli altri soci: perché non proporlo?
Contattai Simone Savogin, oggi uno dei veterani tra i poeti performer, più volte campione italiano di Poetry Slam e protagonista anche alla trasmissione Italia Got’s Talent, e organizzammo un piccolo evento a Como, nella sede di via Rovelli, dove l’ex quotidiano indipendente L’Ordine (oggi inserto culturale de La Provincia) ospitava la nostra associazione. Savogin fece allora da Master Ceremony, ovvero coordinatore di questa “sfida in versi tra poeti”. Il pubblico decretò vincitore Alfonso Petrosino, poeta dai riccioli neri, esile ed emaciato, dalla performance che mi piace definire “romantica”.
Mi interessò subito il “format” del Poetry Slam (con cui viene presentata la Slam Poetry, che è il genere di poesia di cui stimo parlando), tanto che poi, nel 2013, quando nacque la Lega Italiana Poetry Slam (LIPS), ne organizzammo un altro all’Associazione Carducci, nell’ambito della terza edizione del Festival Internazionale di Poesia Europa in versi. In quelle due occasioni ebbi modo di conoscere altri poeti che hanno contribuito a diffondere in Italia il Poetry Slam tra cui Davide Passoni e Dome Bulfaro. E poi, perché non osare di più? È stato così che nel 2018 e 2019 abbiamo organizzato, sempre nell’ambito del Festival, due Poetry Slam Internazionali, invitando i campioni dei vari Paesi di origine, tra cui lo spagnolo Dani Orviz, che è stato anche campione europeo e poi campione mondiale nel 2020 ,Roberta Estrela D’Alva, campionessa del Brasile, Alexis Díaz Pimienta, cubano, che si definisce “repentista”, cioè che recita versi improvvisati al momento, senza preparazione precedente, Olivia Bergdhal dalla Svezia, Regie Gibson dagli Stati Uniti e, ciliegina sulla torta, Marc Kelly Smith, lo “Slam Papi”, colui che ha inventato questo nuovo genere di poesia a metà anni 80 presentandolo allo storico Green Mill di Chicago. Da allora fino ad oggi, il Poetry Slam si è diffuso in molti Paesi dall’Europa alle Americhe all’Africa.
Il Poetry Slam non è una semplice lettura di poesie; è una sfida oratoria dove il testo e la performance hanno lo stesso peso; è un modo creativo di divulgazione della poesia come forma d’arte, ne recupera la dimensione orale e riesce a creare un ponte tra i poeti e il pubblico, coinvolgendo quest’ultimo ad interagire con i poeti in modo aperto e libero e sviluppando una sorta di energia positiva. Come ha scritto Marc Kelly Smith nel Poetry Slam “Chiunque è benvenuto. Lo slam dovrebbe essere aperto a tutte le persone e a tutte le forme di poesia”. Questa dimensione “democratica” della poesia accoglie quindi temi, toni e stili diversi.

L’antologia Arrivano i Barbari, curata dalla redazione del Corriere della Sera, ne è un esempio tutto italiano: raccoglie infatti i testi di quindici poetesse e poeti tra i 26 i 40 anni che parlano di politica e problemi sociali, di violenza di genere e preoccupazione per il degrado ambientale, di ricordi d’infanzia, delle piccole cose quotidiane e anche di amore e di morte. Scegliere come titolo “Arrivano i barbari’ “(un richiamo, mi pare, alla celebre poesia di Kavafis e Aspettando i Barbari e al saggio di Baricco I Barbari) significa rivendicare con orgoglio un’appartenenza: quella di una poesia che non chiede permesso, che non si nasconde dietro metafore oscure, ma che invade lo spazio pubblico con la forza di un’orda pacifica.
Questi poeti sono “barbari” perché restituiscono alla parola la sua natura autentica, capace di mordere l’attualità e, allo stesso tempo, di scavare nei territori più profondi dell’animo umano. Sul palco del poetry slam, la parola si fa ponte tra il contingente e l’eterno. Se da un lato il microfono dà voce alle urgenze della società contemporanea, dall’altro diventa lo strumento per esplorare quegli interrogativi esistenziali che ci accompagnano da sempre. In un momento storico che sembra aver perso il ritmo, l’antologia Arrivano i barbari si impone quindi come un’opera necessaria. È il manifesto di una generazione di poeti che riporta la poesia in piazza, trasformando l’urgenza sociale e il tormento esistenziale in un coro collettivo che non può più essere ignorato.
La presentazione dell’incontro

