Tavernerio ricorda Ariodante Gatti: posata stamane una pietra d’inciampo al centro civico Livatino
Cerimonia con studenti, istituzioni e familiari per l’operaio deportato e ucciso nei campi di concentramento durante gli scioperi del 1944
Si è svolta questa mattina al centro civico Livatino di Tavernerio la cerimonia di posa di una pietra d’inciampo dedicata alla memoria di Aristodante Gatti, operaio del paese deportato e ucciso nei campi di concentramento durante gli scioperi del 1944.

Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco di Tavernerio Mirko Paulon, i sindaci dei ragazzi di Tavernerio e Albese, gli studenti dell’istituto scolastico di Tavernerio con una delegazione di Albese e i familiari di Gatti, visibilmente commossi durante il momento commemorativo.

La pietra è stata collocata all’ingresso del centro civico, come segno concreto e permanente della memoria. “Una volta che vedremo questa pietra, questa immagine, questo segno, ci richiama a determinati valori, a stare in piedi non per il gusto di divertirci e basta, ma per dare un senso profondo e reale alla nostra vita”, ha detto don Paolo Busato durante l’intervento. “È un segno tangibile che richiama cosa vuol dire sacrificio e impegnarsi per il bene comune, per una tranquillità e una serenità della nostra patria”.

Il sindaco Mirko Paulon ha ricordato come l’iniziativa si inserisca in un percorso più ampio di iniziative dedicate alla memoria degli eventi della Seconda guerra mondiale. “Abbiamo voluto fare una serie di eventi che ricordassero questi tragici avvenimenti”, ha spiegato, citando anche la recente scoperta di una targa al cimitero monumentale di Como dedicata ai deportati civili che protestarono contro il nazifascismo.

“La mostra di Ponzate resterà ancora attiva per qualche giorno, ma volevamo dare un segno tangibile, concreto, fisico della nostra vicinanza alla famiglia Gatti e alla persona che ha perso la vita nei campi di lavoro in Germania”, ha aggiunto il primo cittadino. “Questo spazio davanti al centro civico ricorderà in modo perenne Aristodante Gatti, una persona coraggiosa, perché il coraggio si misura anche nel contrastare ciò che non fa bene alle nostre comunità”.
