Pinacoteca civica, acquisiti undici dipinti della famiglia Rossi
Donazione delle eredi della Famiglia Rossi: aggiunte diverse nuove opere alla collezione del Novecento già ospitata dalla Pinacoteca
La Pinacoteca civica amplia il proprio patrimonio grazie alla donazione di undici dipinti realizzati da Eugenio, Giovanni e Virgilio Rossi. Le eredi della famiglia mettono infatti a disposizione un nucleo definito prezioso, ritenuto capace di testimoniare e tramandare la produzione di una bottega d’arte attiva per tutto il Novecento e ancora oggi non adeguatamente valorizzata. Il contributo è frutto del loro costante lavoro di ricerca documentaria, che ha permesso di ricostruire con precisione le vicende familiari e artistiche dei predecessori. Le opere confluiscono nella sezione dedicata al Novecento, pensata per restituire la vivacità culturale che ha caratterizzato il territorio comasco lungo il secolo scorso.
La storia artistica dei Rossi attraversa l’intero Novecento, con una presenza continuativa a Como e nel suo territorio. Il padre Clemente, nato a Soncino e trasferitosi a Cantù agli inizi del secolo, trasmette ai figli la passione per decorazione, pittura e teatro. Eugenio, Giovanni, Virgilio e la sorella Lisetta coltivano tali ambiti con dedizione sin dalla giovane età, facendosi conoscere come pittori, decoratori, insegnanti nelle scuole d’arte locali, scenografi e registi teatrali. Numerosi cicli decorativi in edifici sacri e profani testimoniano la loro attività, che spazia dall’affresco alle vetrate, dal mosaico alla terracotta fino all’encausto.

Accanto a questo impegno professionale, i fratelli praticano assiduamente la pittura, esponendo al Sindacato di Belle Arti e dei Pittori Lombardi a Villa Olmo e partecipando alle Mostre Nazionali di Pittura Sacra a Como, Milano e Bergamo. Nel corso degli anni intrecciano rapporti di amicizia e stima con figure come Aldo Galli, Mario Radice, Ico Parisi, Libico Maraja, Piero Collina e il critico Alberto Longatti. La loro presenza nella vita culturale del Novecento è documentata anche nell’archivio Mario Radice della Pinacoteca, che conserva recensioni di mostre redatte dallo stesso Radice.
La valutazione della donazione è stata affidata alla Commissione istituita nel 2025, composta da Veronica Vittani, Francesca Testoni, Elena Di Raddo, Bruno Fasola e Lorella Giudici. Dopo un primo sopralluogo svolto grazie ai contatti con l’erede di Eugenio Rossi, la Commissione ha selezionato opere rappresentative dell’attività dei tre fratelli. Di Eugenio entrano in collezione quattro oli degli anni Quaranta e un dipinto degli anni Sessanta: due ritratti femminili – uno in rosso e uno in verde – e tre composizioni popolate da figure che evocano atmosfere sacre o intime, in un clima vicino al Realismo magico e, come indicato da Longatti, alle esperienze emozionali dell’Espressionismo. Di Giovanni vengono acquisiti cinque lavori realizzati con tecniche differenti, dall’encausto alla tempera cerata fino all’affresco, con soggetti tratti dall’osservazione quotidiana e composizioni segnate da Realismo magico, accenti surrealisti e metafisici. L’opera di Virgilio è un paesaggio romantico degli anni Settanta raffigurante l’isola dei Cipressi sul lago di Pusiano, già presentato alla mostra “Pittori e scultori di terra comasca” al Broletto nel 1981. La donazione comprende inoltre l’intero corpus di materiali fotografici e documentali digitalizzati, destinato a costituire la base per futuri studi.

Di grande rilievo il commento di Veronica Vittani, responsabile dei Musei civici e curatrice della Pinacoteca, che sottolinea: «Accogliamo con profonda gratitudine questa donazione, che rappresenta non solo un arricchimento per la Pinacoteca, ma anche un gesto di grande generosità verso la comunità. Essa si inserisce in modo pienamente coerente nel percorso di acquisizioni che la Pinacoteca sta portando avanti da anni, con l’obiettivo di accrescere il patrimonio e, attraverso di esso, approfondire la conoscenza dell’evoluzione artistica del territorio, offrendo nuovi stimoli di studio e ricerca. Le opere della famiglia Rossi ci permettono di dare visibilità a una stagione artistica straordinaria. Grazie all’impegno delle eredi, che hanno saputo custodire e ricostruire con rigore la storia dei loro predecessori, possiamo oggi offrire al pubblico un nucleo di dipinti che testimonia la ricchezza, la varietà e la qualità della produzione artistica del Novecento comasco. È un patrimonio che entra a far parte delle collezioni civiche per essere studiato, valorizzato e condiviso con le generazioni future».
Sul valore del gesto interviene anche l’assessore alla Cultura Enrico Colombo: «Siamo molto grati di accogliere questa nuova donazione che contribuisce ad arricchire il patrimonio culturale del nostro Ente – afferma – oggi i plessi museali stanno affrontando un costante percorso di crescita, consolidandosi su solide fondamenta dal punto di vista gestionale che dal punto di vista della valorizzazione. Il fatto che attori esterni decidano di affidare ai Musei Civici i propri beni è un importante segnale di fiducia. Grazie alla famiglia Rossi la sezione del Novecento, si arricchisce di un ulteriore nucleo di opere legate alla nostra comunità».
La passione artistica dei fratelli Rossi affonda le radici nella figura del padre Clemente, nato nel 1875 a Soncino e cresciuto in condizioni di grande povertà. Trasferitosi a Milano con il fratello maggiore, si forma nella bottega dell’affreschista Comolli e frequenta i corsi serali di Ornato alla Reale Accademia di Belle Arti di Milano. All’inizio del Novecento si stabilisce tra Como e Cantù, dove lavora come decoratore e conosce Ida Marzorati, che diventerà sua moglie. A Como i figli crescono in un ambiente modesto ma culturalmente vivace, apprendendo le basi del disegno e frequentando la Scuola d’Arte Castellini. Nonostante difficoltà economiche e la morte prematura del padre nel 1925, proseguono la sua eredità distinguendosi per abilità tecnica e apertura alle nuove correnti. Tra gli anni Trenta e Quaranta partecipano alla vita culturale comasca, espongono in numerose mostre e assumono ruoli nella Scuola di Pittura e Arte Decorativa. Accanto alla pittura coltivano il teatro, fondando una compagnia filodrammatica attiva fino al 1945. Nel dopoguerra proseguono l’attività come decoratori e pittori: Eugenio e Virgilio restano a Como con la sorella Lisetta, Giovanni lavora a Saronno. Nel 1977 una grande mostra antologica organizzata da Giovanni a Palazzo Visconti di Saronno celebra la Bottega dei Rossi, riunendo le opere di Clemente e dei figli.

