A Como i ‘dipinti d’aria’ di Alvaro Molteni: “Astratte trasparenze”
Aperta fino al 19 marzo alla Galleria Diaz 14 di Como. Intervista al curatore Luigi Cavadini e a Monica Molteni e Francesco Murano
C’è un momento nel percorso artistico di Alvaro Molteni in cui la sua pittura non si accontenta delle superfici che gli offrono tele e tavole. Una tensione che spinge i suoi segni astratti verso qualcosa di più impalpabile: l’aria, il vuoto, lo spazio come luogo mentale prima ancora che fisico. È questa la chiave di lettura proposta dalla mostra“Astratte Trasparenze”, allestita allaGalleria Diaz 14 di Como e visitabile fino al 19 marzo 2026, a cura di Luigi Cavadini.
L’esposizione riporta al centro dell’attenzione un capitolo meno noto della ricerca di Alvaro Molteni, artista comasco scomparso nel 2015 a 95 anni, figura radicata nell’eccezionale stagione dell’astrattismo lariano ma sempre capace di mantenere una voce autonoma, riconoscibile, personale. Accanto al curatore, nel video hanno raccontato la genesi del progetto il gallerista e architetto Francesco Murano e Monica Molteni, figlia dell’artista, sottolineando il carattere sperimentale e insieme profondamente coerente di queste opere.

Le “astratte trasparenze” sono dipinti a olio realizzati su lastre di crilex, un vetro plastico in polistirene completamente trasparente. Non si tratta di un semplice cambio di supporto, ma di una scelta concettuale che risponde a un’aspirazione dichiarata dell’artista: dipingere l’aria. Cavadini lo spiega con chiarezza: per Molteni il fondo grigio-azzurro, steso in modo uniforme come pura luce, era già un tentativo di evocare uno spazio infinito, privo di confini. Su quella distesa sospesa si muovevano forme, segni, colori. Ma l’obiettivo ultimo era ancora più radicale: tracciare pensieri ed emozioni direttamente nel vuoto, restituirli così come erano stati concepiti, senza il filtro di una superficie opaca.

L’uso del crilex consente di superare la bidimensionalità tradizionale della pittura. Le opere non vivono più esclusivamente come immagini frontali, ma come presenze che dialogano con lo spazio circostante, con la luce, con il movimento di chi guarda. È come se i segni, liberati dal peso della materia, potessero davvero “volteggiare” nell’aria, secondo l’immagine evocata dall’artista. In questa trasparenza, la pittura si fa quasi evento, apparizione, soglia tra visibile e invisibile.

Per comprendere appieno la portata di questa ricerca occorre tornare alle origini. Alvaro Molteni nasce a Como nel 1920 e cresce in un contesto straordinariamente fertile dal punto di vista culturale. La città, negli anni Trenta e Quaranta del Novecento, vive una stagione irripetibile grazie all’affermazione dell’astrattismo comasco, legato a figure come Giuseppe Terragni, Manlio Rho, Mario Radice, Carla Badiali e Aldo Galli. In quella che è stata definita una sorta di “Bauhaus lariana”, arti visive, architettura e industria dialogano in modo intenso e produttivo.

Molteni, nato in una famiglia povera, si forma alla Scuola d’Arti e Mestieri Gabriele Castellini e fin da giovanissimo lavora come disegnatore tessile. L’economia comasca ruota attorno alla produzione serica e molti artisti trovano nel tessile un ambito di sostentamento e sperimentazione. Anche per lui il passaggio nello studio Sala e Galli è decisivo: qui conosce Aldo Galli e viene introdotto nell’ambiente artistico locale. Terragni e Rho lo chiamano affettuosamente “ul bocia”, il garzone, seguendone con attenzione la crescita.
L’adesione al Gruppo Como colloca Molteni nel cuore dell’astrattismo storico, ma il suo percorso non si esaurisce nell’imitazione dei maestri. Fin dagli esordi degli anni Quaranta, la sua pittura manifesta una tensione personale verso la rarefazione, verso una liricità che il critico Luciano Caramel definirà esplicitamente come tratto distintivo della sua produzione matura. Segni e vuoti diventano elementi costitutivi di una poetica che non cerca la saturazione, ma l’equilibrio sottile tra presenza e assenza.

In questo senso, le opere su fondo grigio-azzurro rappresentano un passaggio fondamentale. Il colore, steso uniformemente, non è semplice sfondo ma atmosfera, luce diffusa che annulla la profondità tradizionale e insieme la evoca. È uno spazio mentale, infinito, su cui si muovono forme leggere, talvolta quasi calligrafiche. Le “astratte trasparenze” portano alle estreme conseguenze questa tensione: eliminando il fondo, l’artista elimina anche l’illusione di uno spazio rappresentato, per far emergere uno spazio reale, attraversabile dallo sguardo.
La mostra alla Galleria Diaz 14 si inserisce anche in un momento significativo per lo spazio espositivo stesso, che celebra il suo primo anno di attività. Francesco Murano sottolinea la volontà di coniugare valorizzazione dei grandi artisti storici del territorio e apertura ai linguaggi contemporanei. L’arte moderna, osserva, offre una varietà straordinaria: provoca, sorprende, invita a guardare oltre. In questa prospettiva, la scelta di dedicare una mostra a un Molteni sperimentatore appare coerente con l’identità del luogo, attento sia alla memoria sia alla ricerca.
Un ulteriore elemento di interesse è il dialogo con la città. Nella Pinacoteca di Como sono conservate tre opere dell’artista, significativa sintesi della sua ricerca. La mostra di Diaz 14 amplia quello sguardo, concentrandosi su un versante meno conosciuto ma rivelatore della coerenza interna del suo percorso. Non si tratta di una deviazione estemporanea, ma di una declinazione estrema di una poetica coltivata lungo tutta la vita.
A margine della presentazione della mostra, Monica Molteni ha annunciato l’imminente pubblicazione del catalogo ragionato delle opere del padre, a curarlo lo stesso Cavadini che ha dato seguito alla volontà delle sorelle Molteni di ordinare, documentare e tutelare l’intera produzione artistica nonchè valorizzare la figura di Alvaro Molteni nel contesto culturale nel quale ha vissuto.
Nel solco dell’astrattismo comasco ma oltre ogni appartenenza rigida, Molteni ha costruito una ricerca fatta di rigore e leggerezza, di segni misurati e silenzi visivi. Le “astratte trasparenze” rappresentano forse la sintesi più audace di questa tensione: un tentativo di sottrarre la pittura alla gravità della materia per restituirla alla dimensione originaria del pensiero. A Como, città che lo ha visto crescere e affermarsi, queste opere tornano oggi come un invito a guardare l’aria, a riconoscere nello spazio vuoto una possibilità di senso.

Mostra: Alvaro Molteni. Astratte Trasparenze
Fino al 19/03/2026
Curatore: Luigi Cavadini
Galleria Diaz 14
Via Armando Diaz, 14 – Como
Orari: martedì–domenica 10.00–13.00 e 15.00–19.00



