Teatro Sociale: “Don Quichotte” tra sogno e realtà
L’opera di Massenet è l’ultimo appuntamento della Stagione Lirica al Teatro Sociale
di Sofia Mancuso
La stagione operistica del Teatro Sociale si conclude quest’anno con un titolo che non è dei più scontati: “Don Quichotte”, ultimo grande successo di Jules Massenet, composto nel 1910 traendo ispirazione non dal noto romanzo di Miguel de Cervantes, ma da un’opera teatrale francese di inizio Novecento. Il protagonista è un uomo ormai giunto al tramonto dei suoi giorni, che si rifiuta però di abbandonare la sua incrollabile fiducia nei confronti dei sogni e della felicità, come dimostra il suo amore nei confronti di Dulcinée, giovanissima fanciulla.

L’operazione di regia attuata da Kristian Frédric per questo nuovo allestimento è totalizzante: sceglie di ambientare l’opera all’interno di una casa di riposo. Don Quichotte è dunque un uomo malato, che fatica ormai a distinguere cosa sia sogno e cosa sia realtà: il suo destriero è una sedia a rotelle, l’infermiere a lui dedicato diventa il fedele compagno Sancho e la capoinfermiera è ai suoi occhi la bella Dulcinée. Nel susseguirsi dei cinque brevi atti (introdotti ciascuno da una voce narrante che, però, non era probabilmente necessaria) assistiamo perciò a una serie di quadri che rappresentano sì gli ultimi giorni di vita del protagonista, ma soprattutto ci rivelano le incredibili avventure che ancora affollano la sua mente e la sua immaginazione. La rappresentazione di questo mondo onirico è realizzata magistralmente grazie alle scene di Marilène Bastien, i costumi di Margherita Platé, le luci di Rick Martin e i video di Antoine Belot. Emblematica in tal senso è la scena in cui Don Quichotte immagina di affrontare un gruppo di banditi in una stanza dove troviamo oggetti dalle proporzioni gigantesche, che si immaginano visti dalla prospettiva di un bambino, il quale è effettivamente presente in diverse scene e rappresenta l’animo più autentico del protagonista. Memorabile è anche la scena finale, con la morte di Don Quichotte in un letto della casa di riposo e la consegna della propria eredità di sognatore al fido Sancho: si tratta di un orsacchiotto di pezza blu, e sullo sfondo della scena ne campeggia uno uguale, ma gigantesco.
Jacopo Brusa è alla guida dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali, che migliora il suo rapporto con il cantato via via che l’opera prosegue, giungendo a creare un momento di pura commozione durante l’inizio del quinto atto.
Il Don Quichotte interpretato da Nicola Ulivieri riesce a rendere con credibilità e attenzione l’animo puro e fragile del proprio personaggio, dando vita a un canto leggero, soffuso e sempre coerente con le ragioni registiche ed emotive. Lo accompagna il Sancho di Giorgio Caoduro, ottimo contraltare emotivo e scenico del protagonista, come dimostra chiaramente la scena del quarto atto in cui difende a spada tratta il proprio “maestro”. Vi è poi Chiara Tirotta nei panni di Dulcinée, che esibisce un canto pieno e limpido, tratteggiando un personaggio forse più aggraziato di quello cui Massenet aveva pensato, ma probabilmente più adatto al ruolo rivestito in questo allestimento. Completano con successo il cast i comprimari Raffaele Feo (Juan), Roberto Covatta (Rodriguez), Marta Leung (Pedro), Erica Zulikha Benato (Garcias), Alessandro Carrera (Primo Valletto) e Marco Tomasoni (Secondo Valletto), nonché il coro OperaLombardia diretto da Diego Maccagnola.

“Don Quichotte” ci rammenta dunque l’importanza di saper custodire e difendere letteralmente sino all’ultimo respiro i propri sogni, i quali possono diventare anche più consistenti della realtà stessa; talvolta, ciò non è affatto un male.
Sarà possibile assistere alla seconda recita presso il Teatro Sociale di Como domenica 18 gennaio alle ore 15:30.

