In Pinacoteca: ultimi giorni per “Antonio Sant’Elia. Visioni futuriste tra Como e Milano”
Si avvia alla conclusione la mostra dedicata ad Antonio Sant’Elia visitabile fino a domenica 11 gennaio. Un’occasione finale per scoprire l’energia visionaria dell’architetto futurista e il suo legame con Como e Milano.
Ancora pochi giorni per visitare “ANTONIO SANT’ELIA. Visioni futuriste tra Como e Milano”, la mostra ospitata alla Pinacoteca Civica di Como che chiuderà definitivamente domenica 11 gennaio 2026. Un’occasione preziosa per riscoprire una delle figure più radicali e influenti dell’architettura del Novecento, capace, in pochi anni di attività, di anticipare il futuro delle città moderne.
Nato a Como nel 1888, Antonio Sant’Elia è stato uno dei protagonisti assoluti del Futurismo architettonico. La sua carriera, bruscamente interrotta dalla morte in guerra nel 1916 a soli ventotto anni, ha lasciato un’eredità progettuale potentissima, fatta quasi esclusivamente di disegni e visioni. Proprio quei fogli, mai tradotti in edifici reali ma capaci di influenzare generazioni di architetti, sono al centro dell’esposizione comasca.
Il percorso della mostra mette in dialogo Como e Milano, luoghi reali e simbolici della ricerca di Sant’Elia. Da un lato la città natale, con le sue stratificazioni storiche e il rapporto con il paesaggio; dall’altro Milano, laboratorio della modernità industriale e metropolitana, che alimenta l’immaginario futurista dell’architetto. I progetti elaborati tra il 1913 e il 1914 – centrali elettriche, stazioni ferroviarie, edifici industriali, infrastrutture e soprattutto la celebre Città Nuova – restituiscono una visione urbana dinamica, verticale, attraversata da flussi di energia, velocità e tecnologia.

I disegni esposti al secondo piano di Palazzo Volpi, via Diaz 84, colpiscono ancora oggi per la forza espressiva del tratto e per la radicalità delle soluzioni proposte. Sant’Elia immagina una città in continua trasformazione, dove l’architettura non è più monumento statico ma macchina funzionale, capace di adattarsi al progresso tecnico e ai mutamenti sociali. È proprio nel confronto tra la città esistente e la tensione verso una rottura totale con il passato che emerge la portata rivoluzionaria del suo pensiero.
L’esposizione segna anche l’avvio del progetto triennale “Documentare, valorizzare: tra ricerca e progettazione digitale”, che coinvolge studenti, ricercatori e istituzioni nello studio dei circa 180 disegni originali di Sant’Elia conservati dalla Pinacoteca. L’allestimento integra strumenti multimediali, video interattivi e touch screen, offrendo al pubblico nuove chiavi di lettura e la possibilità di esplorare i contesti urbani che hanno nutrito la visione futurista dell’architetto.
Questi ultimi giorni di apertura rappresentano quindi non solo un invito alla visita, ma anche un’occasione di riflessione sul valore educativo e ancora attualissimo dell’opera di Sant’Elia. Le sue architetture immaginate continuano a interrogare il rapporto tra città, tecnologia e futuro, parlando con sorprendente lucidità alle nuove generazioni e a chi oggi è chiamato a pensare lo spazio urbano del domani.


Sempre in Pinacoteca, fino all’8 febbraio, si potrà vistarela mostra “La Collezione. Paolo Giovio e i ritratti senza tempo”, a cura dello storico dell’arte Bruno Fasola, espone per la prima volta 38 ritratti originali, di cui alcuni di proprietà della Pinacoteca e gli altri provenienti da prestigiosi prestiti di musei e collezioni private, offrendo così un ritratto completo del primo “museo moderno” del Rinascimento ideato da Giovio.
Perché la mostra è attuale:
- Paolo Giovio e l’idea di museo: con la sua “Villa Museo” sul lago di Como, Giovio fu il primo a concepire uno spazio dedicato alla conservazione, celebrazione e narrazione dei ritratti come memoria storica.
- Allestimenti multimediali e innovativi: il percorso espositivo propone quattro sale tematiche che mettono in dialogo i ritratti, accanto a ampi spazi con installazioni immersive e interattive che permettono di esplorare le vite dei protagonisti della collezione e di fondere digitalmente il proprio volto con un ritratto storico, trasformando la visita in un’esperienza educativa e coinvolgente.
- Avvicinare i giovani all’arte: un progetto didattico trasforma la collezione in un “album di figurine”, pensato per le scuole primarie, stimolando curiosità e partecipazione dei più piccoli alla storia e all’arte del territorio.
La mostra include capolavori di Dosso Dossi, Amico Aspertini, Bernardino Campi, Ridolfo del Ghirlandaio, Francesco Salviati, Baccio Bandinelli, artisti delle botteghe di Tiziano, di Sebastiano del Piombo e di François Clouet, offrendo un viaggio tra arte, storia e memoria che unisce la tradizione rinascimentale alla tecnologia contemporanea.
La mostra è accompagnata da un volume scientifico Electa e da un convegno di approfondimento il 31 gennaio 2026 con studiosi italiani e internazionali.



