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Macchine celibi: presentazione del libro di Mauro Magatti mercoledì 19 novembre

Scopri il libro “Macchine celibi” di Mauro Magatti: un’analisi sull’uomo nell’era digitale e sulla scelta tra tecnica e umanità. Presentazione ad Alzate Brianza.

MAURO MAGATTI

Nell’ambito delle Serate d’Autore, mercoledì 19 novembre alle ore 20.30, nella Sala Convegni Don Livio Galbusera dell’Oratorio di Alzate Brianza, si terrà la presentazione del libro Macchine celibi. Meccanizzare l’umano o umanizzare il mondo? di Mauro Magatti, professore di Sociologia all’Università Cattolica di Milano ed editorialista del Corriere della Sera e di Avvenire. L’incontro è aperto al pubblico e l’ingresso è libero.

Viviamo in un’epoca in cui l’essere umano rischia di modellarsi su ciò che ha creato. Le “macchine celibi” di cui parla Magatti non sono soltanto tecnologie avanzate, ma rappresentano la tendenza a diventare individui efficienti, performanti, ma sempre più isolati. A questa deriva si contrappone la necessità di recuperare ciò che la modernità ha spesso lasciato ai margini: il dialogo, il pensiero, lo spirito. La felicità, ricorda l’autore, non può essere celibe, così come la libertà non esiste senza legami.

Secondo Magatti, siamo eredi della modernità “liquida” descritta da Zygmunt Bauman, un’epoca segnata da flussi continui, fragilità e instabilità. Oggi, tuttavia, ci troviamo di fronte a una nuova trasformazione: la società appare frammentata, disorientata, mentre il digitale, nato come promessa di connessione, si rivela spesso un fattore di ulteriore disgregazione. Il paradosso è evidente: si comunica di più, ma ci si capisce meno; si è sempre connessi, ma sempre più soli; la ricerca dell’efficienza convive con un crescente caos informativo.

Il rischio, sottolinea il sociologo, è quello di una regressione verso una condizione in cui l’uomo si trasforma in una “macchina celibe”, un io isolato, centrato sulla prestazione, incapace di riconoscere l’altro e di costruire relazioni significative. È un pericolo che riguarda non solo la dimensione personale, ma l’intero tessuto sociale, già segnato da solitudini diffuse e polarizzazioni profonde.

Da qui l’urgenza di un nuovo pensiero, capace di andare oltre la logica tecnocratica e di proporre quella che l’autore definisce una “politica dello spirito”. Si tratta di recuperare un senso più ampio dell’agire umano, di restituire profondità e futuro alle nostre comunità, valorizzando la creatività, la responsabilità e la capacità di costruire legami. La tecnologia non va rifiutata, ma ricondotta dentro un progetto umano, in cui il progresso non si misura soltanto in termini di rapidità o efficienza, ma anche in termini di qualità della vita e delle relazioni.

Il libro invita a riconoscere che ci troviamo davanti a un bivio. Possiamo lasciare che la tecnica continui a modellare l’uomo secondo logiche impersonali, oppure possiamo scegliere di orientare il mondo verso un maggiore grado di umanità. La direzione, come ricorda Magatti, dipende da noi.