“Quando diventerò piccolo”, teatro e musica elettronica nell’atelier Dimore Creative di Lomazzo
Musica, poesia, corpo e voce compongono una vivace performance dedicata al divario tra infanzia e maturità. Domenica a Lomazzo
Continua il programma teatrale di Dimore Creative nell’atelier di via del Ronco 12 a Lomazzo. Lo spettacolo di domenica 16 novembre (ore 17), è “Quando diventerò piccolo” di e con Sergio Beercock su testi dello stesso Beercock e Bruno Tognolini. 70 minuti per la performance di teatro e musica elettronica.
Crescere è un mestiere da eroi. Da bambini guardavamo i Grandi come divinità inarrivabili, ma scopriamo col tempo che crescere non è questione di altezza, bensì di profondità. “Quando diventerò piccolo” esplora il tema della crescita e della connessione profonda tra il sé bambino e il sé adulto. Il concetto centrale è che diventare grandi non significa abbandonare il bambino che siamo stati, ma piuttosto portarlo con noi in ogni scelta e sfida. Attraverso una drammaturgia poetica che mescola teatro, conferenza e musica elettronica dal vivo, Sergio Beercock racconta questa esperienza con il solo uso del corpo, della voce e di elementi scenici minimali come una gigantesca camicia jeans. Lo spettacolo si ispira agli autori italiani del ‘900 e 2000, come Bruno Tognolini, Gianni Rodari e Danilo Dolci, e fonde storie personali con un’epica universale dell’infanzia.
Bruno Tognolini, poeta noto per la sua capacità di parlare sia ai bambini che agli adulti, contribuisce alla scrittura e presta la sua voce come “oracolo” di questo dialogo tra infanzia e maturità. Il risultato è una performance adatta a un pubblico a partire dagli 8 anni, con un duplice registro che permette di essere compresa a diversi livelli, a seconda dell’età e dell’esperienza del pubblico. Lo spettacolo pone domande profonde su cosa resta dei bambini che siamo stati e su come essi continuino a influenzare i nostri gesti e pensieri da adulti.
Il lavoro di Beercock e Tognolini si interroga quindi sul rapporto tra la crescita in profondità e la leggerezza dell’infanzia, unendo poesia e musica per riflettere su come l’essere adulti non significhi mai veramente abbandonare il bambino che vive dentro di noi.


