Il giorno dopo la rivolta:”Bassone, interventi immediati: organico rafforzato e trasferimento di detenuti”
Il Sottosegretario Molteni oggi in Prefettura:”Qui è una situazione esplosiva: solidarietà agli agenti, ma anche provvedimenti concreti”. Le reazioni e l’aggiornamento dei feriti.
E’ sempre stato molto attento alla situazione del carcere del Bassone: conosce benissimo la realtà del carcere di Albate e così, fin da ieri sera, è stato subito allertato ed attenzionato. Nicola Molteni, oggi in Prefettura per partecipare al Comitato per l’ordine e la sicurezza, va subito al sodo oggi quando si parla della delicata situazione carceraria. ed annuncia (video sopra) le prime misure urgenti, da attuare immediatamente: per prima cosa la solidarietà agli agenti rimasti feriti ieri sera. Sono 6 complessivamente, il più grave (prognosi di 30 giorni) è finito in ospedale con prognosi di 30 giorni per la frattura del setto nasale. Gli altri sono meno gravi: contusioni e ferite giudicare guaribili in pochi giorni. Uno ha avuto un principio di intossicazione. Tutti portati a Cantù tra la serata e la notte.



Il detenuto ferito – schiacciato da un cancello all’interno della sezione – è sempre in condizioni serie, ma non in pericolo di vita. E’ ricoverato al Sant’Anna. Oggi, intanto, i più violenti della rivolta sono già stati trasferiti in altri carceri: 5/6 complessivamente, tutti stranieri, i trasferiti con urgenza.
LE REAZIONI ALLA RIVOLTA
La rivolta scoppiata nella serata di ieri nel carcere del Bassone, continua a suscitare prese di posizione da tutto il mondo politico e sindacale. La sommossa, con un centinaio di detenuti coinvolti e diversi agenti feriti, ha riportato in primo piano criticità note e già da tempo denunciate a livello locale e nazionale.
Sul fronte politico, Forza Italia interviene con due note distinte. Il consigliere regionale Sergio Gaddi, componente della commissione Carceri, definisce quanto accaduto “l’ennesimo episodio di violenza” e denuncia “le carenze strutturali dell’istituto penitenziario”, sottolineando come il sovraffollamento abbia trasformato molti istituti “da luoghi di pena a luoghi pericolosi, dove diventa difficile garantire sicurezza e incolumità sia al personale sia ai detenuti”. Gaddi richiama anche “il crescente disagio psichico” osservato durante le visite alle strutture lombarde, compreso il Bassone, e ribadisce la necessità di interventi risolutivi, “a partire dall’altissima percentuale di persone tossicodipendenti”.
A livello nazionale, Paolo Emilio Russo, capogruppo di Forza Italia in commissione Affari Costituzionali, esprime solidarietà agli agenti feriti e richiama gli sforzi del governo sul piano delle assunzioni (“7000 unità tra polizia penitenziaria e giudici di sorveglianza”). Russo sottolinea la necessità di contrastare il sovraffollamento “senza far uscire persone pericolose”, proponendo pene alternative per le persone tossicodipendenti e più opportunità di lavoro, in carcere e all’esterno. “La custodia cautelare non può diventare un anticipo della pena”, afferma, ricordando che nuove strutture carcerarie sono previste ma non ancora sufficienti.
Il Partito Democratico interviene con la capogruppo alla Camera, Chiara Braga, che parla di “fatti di estrema gravità” e rivolge gratitudine alla polizia penitenziaria “per la professionalità e il coraggio” dimostrati durante il tentativo di evasione, la sommossa e il sequestro di un agente. Braga ricorda che il carcere di Como soffre da tempo “di sovraffollamento cronico e carenza strutturale di organico” e chiede al governo “soluzioni strutturali e durature”, superando interventi emergenziali e garantendo “sicurezza, dignità e legalità”.
Dura anche la posizione di Rifondazione Comunista Como, che definisce la rivolta un evento annunciato: “Da anni denunciamo condizioni disumane, con sovraffollamento tra i più alti, assenza quasi totale di attività di reinserimento e mancanza di personale qualificato”. Secondo il partito, l’episodio è “una questione di quando, non di se”, e dimostra il fallimento di un sistema “che non rispetta il dettato costituzionale dell’articolo 27”.
Carlo Bordoni, Responsabile Organizzazione di Azione Como, ha dichiarato:«Oggi non posso che esprimere profonda gratitudine per la Polizia Penitenziaria, i Vigili del Fuoco e tutte le Forze dell’Ordine che, come sempre, hanno svolto il loro lavoro con grandissima professionalità. Un pensiero particolare va proprio alla Polizia Penitenziaria, che da troppo tempo si trova a gestire una situazione insostenibile. Ora, però, come rappresentanti politici non possiamo fermarci alla gratitudine e alla preoccupazione: dobbiamo fare tutto il possibile per gestire questa situazione e mettere in sicurezza le donne e gli uomini che lavorano in un ambiente tanto pericoloso. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare, per questo intendiamo riportare la questione in Parlamento ed è sempre per lo stesso motivo che ci mettiamo a disposizione delle istituzioni e degli altri partiti per trovare insieme la strada più adeguata.» Lorenzo Pedretti, Segretario Provinciale di Azione Como, ha aggiunto: «I fatti avvenuti ieri al Carcere del Bassone non sono un episodio isolato, ma l’ennesimo segnale di una situazione ormai fuori controllo. Il sovraffollamento che caratterizza le carceri italiane qui assume proporzioni ancora più drammatiche: al Bassone parliamo di 420–440 persone in una struttura che dovrebbe ospitarne meno di 200. È evidente che condizioni del genere rendano impossibile garantire sicurezza, percorsi rieducativi e dignità, come prescrive la Costituzione. Desidero esprimere la massima solidarietà al personale penitenziario, agli educatori e agli operatori sanitari e sociali che ogni giorno lavorano in un ambiente che li espone a pressioni enormi, spesso senza organici adeguati. Queste tensioni nascono da condizioni materiali non più sostenibili: celle troppo piene, spazi insufficienti, mancanza di attività trattamentali, servizi educativi ridotti al minimo. È un sistema che mette in difficoltà tutti, dentro e fuori le celle. Per questo chiediamo con forza che lo Stato intervenga con misure immediate e strutturali. Servono investimenti per riportare le nostre carceri a standard dignitosi, potenziare il personale, rendere operative le misure alternative già previste dalla legge e garantire condizioni compatibili con la sicurezza e con il rispetto delle persone. Il Bassone è diventato il simbolo di un’emergenza nazionale che non può più essere ignorata.Non possiamo permettere che il fallimento delle politiche penitenziarie ricada su chi lavora nelle strutture e sulla popolazione detenuta, costretta a vivere in condizioni che semplicemente non dovrebbero esistere.»
Il fronte sindacale, in particolare la segreteria provinciale della CISL FNS, esprime “vivo apprezzamento” al personale della Polizia Penitenziaria che ha fronteggiato la rivolta “mettendo a serio rischio la propria incolumità” e contenendo i detenuti fino all’arrivo dei rinforzi e del Gruppo d’Intervento Operativo. La sigla sindacale esprime vicinanza agli agenti feriti, con prognosi dai 4 ai 30 giorni, e chiede interventi immediati: l’allontanamento di “almeno 100 ristretti” e la ristrutturazione delle parti dell’istituto danneggiate. “Bisogna restituire sicurezza e dignità lavorativa al personale penitenziario, civile e sanitario”, afferma la CISL.
Nel mondo delle associazioni, il Codacons parla di “tentativo di evasione e vera e propria rivolta” e di un episodio che “mette in evidenza ancora una volta le difficili condizioni degli istituti penitenziari italiani”. Il presidente Marco Maria Donzelli lega l’accaduto a problemi strutturali diffusi: sovraffollamento, carenza di personale e insufficiente attenzione alla salute mentale. “Le carceri non possono diventare focolai di violenza, ma luoghi di recupero”, dichiara, annunciando una lettera al Ministro della Giustizia per chiedere un intervento urgente e ricordando che il degrado del sistema “mette a rischio la sicurezza di tutti”.
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