Addio a Giuliano Collina, Maestro dell’arte comasca. La sua eredità nelle opere e nella sua passione per la vita intellettuale
Con la scomparsa di Collina la scena artistica perde uno dei suoi testimoni, un maestro che ha saputo tenere insieme rigore, sperimentazione e impegno.
È venuto a mancare nella notte all’età di 86 anni il pittore e scultore Giuliano Collina. Una figura di riferimento per l’arte contemporanea lombarda, il rapporto che Collina instaurò con il paesaggio, la materia, la forma e la memoria lo colloca come artista capace di attraversare decenni e stilemi, sempre con uno sguardo critico e un tratto deciso.
Nato a Intra-Verbania il 9 dicembre 1938, si trasferì a Como con la famiglia nel 1944 e da allora la città divenne la sua casa, le sue radici, il luogo della sua vita artistica e didattica. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico di Brera, Collina si diplomò all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano nel 1962, presentando una tesi dedicata al pittore francese Nicolas De Staël. L’artista intraprese sin da subito una carriera didattica che lo vide docente al Liceo Scientifico “Paolo Giovio” di Como e presso l’Accademia “Aldo Galli” di Como, per poi collaborare con l’architetto Mario Botta all’Accademia di Architettura dell’Università della Svizzera italiana di Mendrisio. Inoltre, dal 1988 al 1994 diresse – insieme allo scultore Francesco Somaini – il Corso Superiore di Disegno promosso dalla Fondazione Antonio Ratti di Como. L’insegnamento fu per Collina parte integrante della sua opera: non solo trasmissione di tecniche, ma azione di stimolo per nuove generazioni, nel solco di una riflessione sull’arte che esplora forme e materiali.
Un linguaggio artistico in continua evoluzione
La prima mostra personale di Collina si tenne alla Galleria delle Ore di Milano nel maggio 1962. Da allora l’artista tenne numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, affermandosi sempre più nel panorama contemporaneo. Il suo lavoro pittorico si caratterizzò per una matericità intensa: tele contaminate da pezzi di tela, carte, gessi, segni graffiati, incisioni che tracciano una “scrittura interiore” in bilico tra figurazione e astrazione. Negli anni più recenti Collina si dedicò anche alla scultura: acciaio, bronzo, grandi installazioni per spazi pubblici e privati testimoniano la sua volontà di occupare lo spazio con forme che dialogano col luogo. Temi ricorrenti nella sua ricerca: il mito, l’archeologia, i paesaggi urbani come muri e rovine, la spiritualità popolare, il rapporto tra l’uomo e la storia. Un fondamentale dipinto murale è quello realizzato per la XVIII Triennale di Milano (1992): un grande “quadro” di cm 650×1120 intitolato La piazza, esposto alla mostra “Italia. La verità dei materiali” allo Shanghai Italian Center (2013-2015).
Pur nato in Piemonte, Collina si identificò profondamente con il territorio comasco: la sua casa a Como fu al contempo base operativa e fonte di ispirazione. Tra le opere pubbliche, va ricordato l’affresco sul tema dell’Apocalisse nella chiesa del Cimitero Maggiore a Como (1961-62) e la tempera murale nella scuola elementare di Sagnino a Como (1981). In quest’ottica, la sua arte non fu mai mera esternazione estetica, ma dialogo con la città, con la comunità, con la memoria condivisa. Proprio questo radicamento gli valse l’appellativo di “maestro lariano dell’arte”.
Chi lo ha conosciuto ricorda un uomo sensibile, instancabile e sempre aperto al confronto. Collina non fu solo artista ma anche commentatore dell’arte: collaborò con diverse testate locali dove approfondiva i maestri del passato e rifletteva sul presente.1 Il suo ruolo nel panorama culturale comasco e lombardo è stato trasversale: docente, critico, artista attivo fino agli ultimi anni. Inoltre, la produzione recente lo ha visto impegnato in installazioni scultoree che testimoniano una vitalità creativa ancora intatta.
La morte di Giuliano Collina lascia un vuoto nell’arte del Lario ma anche un patrimonio di opere e pensiero notevole: opere concepite per durare nel tempo, e un insegnamento che continuerà a influenzare artiste e artisti. Le sue tele e le sue sculture restano monito stimolante su cosa significhi “fare arte” oggi: attraversare il visibile, interrogare la materia, parlare al presente.
La data del funerale non è stata ancora fissata, intanto la comunità artistica lariana, accademica e non solo, già si prepara a rendere omaggio a una figura che fu capace di incarnare l’arte come forma di riflessione e trasformazione. L’eredità che lascia non va solo misurata in opere, mostre, installazioni, ma soprattutto nella testimonianza di una vita spesa per inventare e reinventare forme, insegnare, dialogare. La sua voce continua – nelle tele, nei bronzi, nei rilievi d’acciaio – a interrogarci e a parlare.
In un mondo in cui spesso l’arte sembra chiusa nel proprio circuito, Giuliano Collina ha operato con la convinzione che la pittura e la scultura potessero essere strumenti di conoscenza, radicati in un territorio e insieme proiettati nel mondo. È questo duplice sguardo, locale e globale, che rende la sua opera e la sua figura un punto di riferimento per la comunità artistica e culturale del Lario e oltre.

