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Un’opera dimenticata del repertorio lirico italiano è rinata nella prima rappresentazione moderna nata, completamente, dentro il Conservatorio

Una gemma dimenticata del repertorio lirico ottocentesco italiano, l’opera in quattro parti Turanda, con musica di Antonio Bazzini e libretto di Antonio Gazzoletti, ha finalmente ritrovato nuova luce nella serata di domenica 26 ottobre al Teatro Sociale di Como esaurito in ogni ordine di posti; a più di centocinquant’anni dalla sua prima e unica rappresentazione, Turanda è tornata in scena con una produzione raffinata e coinvolgente, grazie agli allievi del Conservatorio di Como diretti dal Maestro Bruno Dal Bon, con la regia visionaria di Stefania Panighini.

Le scene e i costumi, realizzati dagli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Brera, hanno saputo evocare con sensibilità l’atmosfera dell’opera, mentre i Solisti, il Coro e l’Orchestra del Conservatorio hanno restituito con passione la sua forza musicale. Alla fine delle quasi tre ore di rappresentazione il lungo applauso ha suggellato, non solo la qualità dello spettacolo, ma tutto il percorso di ricerca e formazione che il Conservatorio G.Verdi di Como ha adottato, con successo, dallo scorso anno.

Al centro della scena la figura di Turanda: una giovane donna che sfida le convenzioni sociali, rifiutando il ruolo imposto dalla società di moglie e madre. Bazzini ne tratteggia un’eroina sorprendentemente moderna, ribelle e lucida, rimasta per troppo tempo dimenticata.

Dopo il tiepido debutto del 1867, e dopo le critiche negative dell’epoca, fu dimenticata e il manoscritto fu considerato perduto. Questa nuova messa in scena non è solo un recupero storico, ma un atto di giustizia culturale verso un’opera che, ancora oggi, può avere molto da dire. Inoltre, questa rinascita ha riacceso l’interesse per Bazzini non solo come violinista e compositore da camera, ma anche come figura chiave nella formazione di una generazione di compositori italiani, tra cui Mascagni, Catalani e Puccini.
La revisione critica di Turanda per Casa Ricordi è di Antonio Moccia, nell’ambito del progetto “Casta diva”.