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L’opera tessile Metamorfosi di Teodolinda Caorlin a Villa Bernasconi

In villa l’opera di Teodolinda Caorlin fino al 25 novembre

Da ieri la hall di Villa Bernasconi a Cernobbio è arricchita dall’opera tessile Metamorfosi di Teodolinda Caorlin

L’artista veneziana Caorlin è, in questi giorni, protagonista della mostra personale I Fili del Destino presso il Museo della Seta di Como, un’esposizione che segna una tappa importante del suo percorso artistico. Oltre alla sede principale di via Castelnuovo, dove sono presenti in mostra 28 opere suddivise in due sezioni, l’opera Metamorfosi è visibile a Cernobbio fino al 25 novembre.

Quest’opera, fortemente evocativa, è in dialogo ideale con il ciclo decorativo liberty della Villa, dedicato al baco da seta, e rappresenta una riflessione profonda sul cambiamento, la rinascita e la trasformazione interiore.

opera tessile villa bernasconi

Mimmo Totaro, Chiara Ghizzoni (Museo della Seta), Alessandra Santini (assessore al Patrimonio Cernobbio)

L’iniziativa si distingue per il dialogo tra istituzioni culturali e territori legati alla tradizione tessile: il Museo della Seta di Como, il Museo Villa Bernasconi di Cernobbio, la Fondazione Sella e Banca Patrimoni Sella, i quali si intrecciano in un progetto comune che valorizza il linguaggio universale dell’arte tessile contemporanea. Como e Biella, entrambe Città Creative UNESCO, si incontrano nella trama di questa esposizione.

Un ideale filo unisce vari territori e due importanti istituzioni del territorio comasco, accomunate dal legame con la tradizione tessile serica.

La scelta di presentare Metamorfosi a Cernobbio non è casuale: l’opera funge da ponte concettuale tra memoria storica e visione contemporanea, in un luogo che già di per sé incarna la ricchezza simbolica della seta e delle sue metamorfosi.

Teodolinda Caorlin, nata a Venezia nel 1946, è tra le figure più rappresentative della fiber art italiana. Le sue opere, esposte in prestigiose sedi nazionali, raccontano la tensione tra destino e scelta, memoria e tempo. La sua lunga relazione con Como — città della seta — trova in questa mostra un punto di sintesi e rinnovamento.