FIT Festival: spettacoli immersivi, memoria e provocazione a Lugano
Nel fine settimana che chiude il 34esimo FIT Festival a Lugano segnaliamo tre appuntamenti da non perdere
È arrivato l’ultimo fine settimana del FIT Festival 2025 a Lugano e il programma propone appuntamenti potenti, che esplorano i confini tra teatro, racconto, memoria e impegno.
Tra le proposte in cartellone, spiccano in particolare due esperienze — una immersiva e l’altra drammaturgica — che incarnano l’identità radicale del festival.
“One’s own room Inside Kabul”
TeatroStudio LAC, sabato 11 ottobre
Orari: 11:00 – 12:15 / 17:00 – 18:15
Una delle opere più attese è *One’s own room Inside Kabul*, realizzata da *Gillet / Kubra Khademi* con artist* anonimi da Kabul.
Prima svizzera al FIT, si tratta di un’installazione immersiva (durata: 1 ora), presentata in inglese con traduzione in italiano. Il pubblico è invitato a entrare nel “salotto” di Raha, una giovane donna afghana isolata dal mondo dopo l’ascesa al potere dei Talebani. Una volta tolte le scarpe, ci si accomoda tra cuscini e piatti tradizionali, e si ascoltano i suoi pensieri, desideri e paure.
L’esperienza spiattella il limite tra testimonianza personale e resistenza silenziosa, evocando la fragilità quotidiana delle donne in Afghanistan e la rapidità con cui le libertà fondamentali possono venire meno anche al di fuori dei suoi confini.
Sabato alle 13:30, presso la *Sala 4 del Teatro LAC*, è previsto un incontro pubblico con *Kubra Khademi* per dialogare sull’origine del progetto e sulla sua dimensione poetica e politica.

*Magda Toffler or an Essay on Silence*
*Studio Foce, sabato 11 ottobre, 20:30*
In un contesto decisamente più intimo e concentrato, *Boris Nikitin* porta in scena *Magda Toffler or an Essay on Silence*, attraversando teatro, performance e documentario. Con pochi elementi scenici — una sedia, un manoscritto, un corpo — Nikitin intreccia memoria pubblica e storia privata. Al centro c’è la figura della nonna, Magda Toffler, le cui origini ebraiche rimasero nascoste durante la sua vita. Il lavoro richiama il silenzio che ha soffocato molte storie nella Storia europea, evocando il famoso discorso di Himmler a Poznan nel 1943. È un teatro che scava, sottovoce, restituendo tensione e pelle d’oca davanti al potere della parola taciuta.
*Three Times Left is Right*
*Teatro LAC Studio, domenica 12 ottobre, 20:30*
A chiudere la stagione, il palco del FIT ospiterà *Three Times Left is Right*, opera del *Julian Hetzel Studio* (Germania / Paesi Bassi). Uno spettacolo dal tono urgente, carico di umorismo cupo, che interroga uno dei grandi dilemmi dei nostri tempi: come convivere con visioni radicalmente opposte? Hetzel costruisce un ritratto di famiglia che diventa specchio delle fratture sociali e politiche — mostrando come il privato si fa politico, e la violenza, spesso normalizzata, diventi cifra del quotidiano.

*FIT: un festival radicale e riconosciuto*
Il FIT Festival non si chiude su se stesso: è spazio di conflitto, ma anche di comunità. Quest’anno è risultato vincitore del *Premio Svizzero delle Arti Sceniche 2025*, riconoscimento alla sua capacità di “resistenza culturale” e alle sue scelte audaci. [1]
L’edizione 2025 si caratterizza per la pluralità dei linguaggi (teatro, installazione, performance, suono), per il coinvolgimento diretto del pubblico con progetti come *Restez FIT!* (tandem intergenerazionale), e per uno spazio “neutro” pensato come zona di incontro e scambio: *ZONA FRANCA*. [1]
Lo sguardo curatoriale di *Paola Tripoli*, direttrice artistica, insiste su un punto: non si può essere spettatori passivi di ciò che accade. Il teatro è luogo di interrogazione, attivazione, memoria critica. Come ha dichiarato, “gli artisti devono parlare del passato e del presente perché sono visionari del futuro”.
Perché non mancare l’ultimo weekend
– Partecipazione diretta: non solo spettatori, bensì conversatori con gli artisti, grazie a talk, incontri e post-show
– Conversazioni di lungo respiro: le opere non restano isolate, ma dialogano con il presente globale
– Accessibilità: lo spettatore è accompagnato in un percorso che non pretende di essere facile, ma che è profondamente nutriente
– Presenza curata: da Kabùl al Ticino, dai corpi alle parole, la prospettiva è inclusiva e multilivello
Il FIT Festival è una chiamata: non un intrattenimento che si consuma, ma un’esperienza che visita — e trasforma — chi la riceve. Nell’ultimo weekend, lasciarsi attraversare dalla fragilità, dalle tensioni e dalle visioni che spesso si tengono lontane può diventare un gesto politico, un gesto di resistenza.
Per informazioni, orari e biglietti aggiornati, è possibile visitare il sito ufficiale del festival: fitfestival.ch
Non resta che indossare scarpe comode, cuore aperto e lasciarsi attraversare dal teatro contemporaneo in azione.

