Carducci, il Comune entra nei locali nel pomeriggio: dirigenti e funzionari forzano i lucchetti, le prime reazioni
Dopo mesi di braccio di ferro e dopo la sentenza del Tribunale di Como in questi giorni, oggi il Comune di Como si è ripreso la sede dell’Associazione Carducci in viale Cavallotti. Lo ha fatto nel pomeriggio – attorno alle 16,30 (foto) – con una squadra di funzionari e dirigenti comunali arrivata nella sede dell’associazione culturale per scardinare le serrature che tenevano chiuso lo stabile. Con loro anche i fabbri del Comune incaricati di aprire e sostituire i chiavistelli e le pattuglie della polizia locale per il controllo della situazione. Tutti si è svolto senza problemi. I funzionari sono entrati nello stabile, hanno scattato alcune foto per lo stato dei locali. Alcune porte interne erano chiuse e non sono state forzate da quanto si è appreso.
Il Comune ha così ripreso possesso dell’edificio ed a breve chiederà ai vertici del Carducci di liberare lo stabile. Proprio ieri la decisione del Tribunale di Como (sezione prima civile) a favore di Palazzo Cernezzi. “Se non se ne andranno agiremo in forza…..” aveva subito detto Rapinese. E così è stato già oggi.
Palazzo Cernezzi dunque è tornato in possesso di un immobile la cui piena disponibilità, stabilita da un contratto di vendita del 1930, è stata valutata dai giudici negli ultimi mesi: qui dovrebbe entrare – appena possibile – il Conservatorio cittadino. L’associazione Carducci oggi era assente, nessun rappresentante in viale Cavallotti.
LE REAZIONI
Non mancano ovviamente in queste ore in città.
LA NOTA DEL PD PROVINCIALE
Siamo sempre più convinti che il dialogo e la condivisione di obiettivi debbano prevalere su tutto, soprattutto quando si parla di divulgazione della cultura, che ha la straordinaria capacità di unire le persone. Oggi invece due importanti poli culturali e formativi (Conservatorio e Associazione Carducci) risultano entrambi vittime di una partita consumata sulle spalle della città a suon di protagonismi personali con vestaglie di seta e collane di perla con un’escalation via via più preoccupante. Non intendiamo addentrarci nell’esame degli atti giudiziari perché quando ci si vuole affidare solo ai tribunali si dimentica l’importanza delle soluzioni condivise. Oggi si rischia di perdere l’occasione di rendere quel bellissimo palazzo la casa di entrambe le parti (e gli spazi ci sono) e che prevalga l’ottica del “noi o loro”, ottica miope e divisiva che impoverisce la città e ogni forma di dibattito sul tema.
Come già da noi richiesto più volte, invitiamo ancora le parti a costruire una soluzione che soddisfi soprattutto i comaschi e Cultura. Noi restiamo a disposizione per aiutare quel dialogo che non riteniamo mai impossibile.
Partito Democratico di Como
LA NOTA DI FRATELLI D’ITALIA
Al netto delle vicende giudiziarie in corso, che saranno chiarite nelle sedi competenti, riteniamo doveroso esprimere la nostra ferma condanna per l’ennesimo atto che conferma un metodo amministrativo inaccettabile da parte del Sindaco Rapinese e della sua Giunta: quello che ha portato allo sgombero del Carducci.
Si è arrivati a questo epilogo perché, ancora una volta, l’Amministrazione ha scelto la strada della contrapposizione invece che quella del dialogo. Un atteggiamento costantemente sopra le righe, fatto di annunci roboanti, linguaggio divisivo e nessuna volontà di confronto reale, ha alimentato un clima di tensione che poteva e doveva essere evitato.
Quello che avrebbe potuto essere gestito con responsabilità e ascolto è stato trasformato in uno scontro, con la conseguente mobilitazione della forza pubblica per risolvere una questione che, con il buon senso, si sarebbe potuta chiudere in ben altro modo.
L’attività di un Sindaco dovrebbe svolgersi in Consiglio comunale, nei quartieri, tra le persone. Non nelle aule di tribunale o attraverso monologhi diffusi sui social. Il rischio concreto è che questo modo di governare, fatto di arroganza e isolamento, lasci alla fine del mandato un cumulo di macerie sociali e culturali difficili da ricostruire.
Como ha bisogno di una guida che unisca, non che divida. Che parli con i cittadini, non contro di loro.
Stefano Molinari
Presidente provinciale di Fratelli d’Italia
Alessandro Nardone
Coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia
LA NOTA DEI GIOVANI DEMOCRATICI
I Giovani Democratici della Provincia di Como non possono che condividere lo sgomento che in queste ore tanti comaschi stanno esprimendo davanti ai metodi dello sgombero dell’Associazione Carducci dalla storica sede di via Cavallotti.
Non entriamo nel merito della sentenza – non è il nostro compito, né sarebbe corretto – anche se è difficile non notare come tutto sembri derivare più da un errore procedurale che da un torto sostanziale. Ma, alla fine, poco importa.
Quel che importa è come è avvenuto lo sgombero.
Un’associazione culturale storica della città trattata come un covo di narcos da espugnare.
Una scena che, a guardarla, lascia in bocca un sapore amaro: ridicola e insieme vergognosa. Spaventosa e vergognosa. Vergognosa e inaccettabile, soprattutto per una città come la nostra, che ama la propria identità, la propria cultura.
Perché se a Como si arriva a sgomberare un presidio culturale come se fosse un covo di narcos, c’è qualcosa che non funziona.
Non nella legge – che va rispettata – ma nel buon senso e nella misura dei gesti. E non serviamo certo noi a dire che, in politica, il metodo trasuda contenuto.
Chi ama la città e chi crede nella cultura non può restare indifferente davanti a questa immagine.
Noi, semplicemente, non ci riusciamo.
I Giovani Democratici della Provincia di Como

