Arena del Sociale, una “Tosca” che non lascia indifferenti
Martedì 1 luglio è andata in scena la recita di Tosca dedicata agli Under30, stasera debutta la Prima: la recensione di Sofia Mancuso
Martedì 1 luglio ha debuttato Tosca, l’opera progettata per l’allestimento nell’Arena del Teatro Sociale di Como nell’ambito del Festival Como Città della Musica 2025, Recondita armonia (non a caso l’incipit di una delle arie più famose dell’opera in questione). Si è trattato di un debutto particolare, che merita una premessa fondamentale: a causa del maltempo l’opera è stata rappresentata all’interno del Teatro. Dunque, quanto visto dagli spettatori di questa serata, dedicata principalmente agli Under30, non corrisponde completamente a quanto preparato e pianificato per mesi.

Quest’anno la regia è stata affidata a Davide Marranchelli, regista e attore comasco, accompagnato alle scene e ai costumi da Anna Bonomelli e alle luci da Gianni Bertoli; assistente alla regia è Gaia Barco e assistente ai costumi Angelica Forni. La prima osservazione da fare riguarda il fatto che lo spettatore di questa Tosca si trova immerso al suo interno ancora prima di entrare in sala: gruppi di coristi 200.Com si aggirano per il foyer e la biglietteria protestando a gran voce, con striscioni e volantini da distribuire al pubblico. Si tratta dei Volterriani, dissidenti che aspirano alla caduta del regime dittatoriale del barone Scarpia e dei suoi accoliti, i quali sono invece pronti ad accogliere gli spettatori al loro ingresso in platea: vestiti completamente di bianco, si aggirano tra le sedie con passo lento e sorrisi inquietanti. Il pubblico così, quasi pirandellianamente, viene chiamato a far parte dell’opera: ciò lascia piacevolmente colpiti alcuni e più perplessi altri, forse perché nell’opera lirica tende ancora a essere ben solido il muro della quarta parete. Personalmente, sono ben lieta che qualche colpo d’accetta gli venga di tanto in tanto assestato e che anche l’opera possa incontrare più direttamente il suo pubblico. In apertura del primo atto vediamo sulla scena alcuni capitelli vuoti, che d’un tratto vengono occupati da sei donne, che si trasformano in sei statue in abiti bianchi (tra i più belli dell’intero allestimento) e con maschere sul volto. Connotano così un primo atto statico, e non certo a caso: si richiama proprio alla situazione della Roma pucciniana, dove il potere dittatoriale dilaga e nulla accade, o quasi, per tentare di contrastarlo. Da ricordare è il finale del primo atto, con protagonisti il coro 200.Com e il Coro delle voci bianche: mani a pistola puntate dritte verso il pubblico e sorrisi inquietanti; voci bianche comprese. Interessante è il lavoro fatto registicamente con il coro 200.Com: nonostante gli interventi musicali corali previsti da Puccini nell’opera siano solo due, i coristi non scompaiono dalla scena ma popolano la vicenda rappresentandone il respiro collettivo e incarnando, tra gli altri, anche quegli “indifferenti” che assistono a quanto accade senza mai prendere posizione e che solo alla fine sembrano risvegliarsi dal loro torpore. Interessante e coerente anche la scelta, all’inizio del secondo atto, di mantenere un saldo legame tra palco e vita, affidando l’allestimento a scena aperta ad attrezzisti e maschere del Teatro.

La direttrice d’orchestra è Manuela Ranno, con solidi gesti alla guida dell’Orchestra 1813, che dopo un iniziale assestamento (ricordiamo che le prove si sono sempre svolte in arena, con disposizioni e acustiche differenti rispetto all’interno) ci ha regalato un’esecuzione emozionante. Alla direzione del Coro 200.Com troviamo Davide Dell’Oca, Arianna Lodi, Cristina Merlini e Massimo Fiocchi Malaspina, quest’ultimo direttore anche del Coro di voci bianche del Teatro.
Franziska Struwe è l’interprete della statua della marchesa Attavanti, e con Stefania Ceppi, Chiara Tettamanti e Gabriella Tettamanti forma il quartetto di statue che accompagnano l’evolversi della vicenda anche dopo il primo atto.
Il cast dei solisti è capitanato da Alessia Panza, una Tosca eccezionale: estrema pulizia del suono, acuti brillanti e sempre a segno, sicurezza nelle tessiture più basse e un’espressività interessante. Gli applausi si sono sprecati, e giustamente, al termine della celebre “Vissi d’arte”. Cavaradossi è Max Jota, degno compagno dell’eroina. Con vocalità potente ed espressiva, “Recondita armonia” ha ricevuto ottimi apprezzamenti da parte del pubblico. Scarpia è interpretato da Jun Young Choi: un colore vocale avvolgente e penetrante, unito a un’eccellente presenza scenica. Decisamente a fuoco anche l’interpretazione vocale e scenica dell’Angelotti di Tiziano Rosati. Talvolta penalizzato dal potente suono dell’orchestra è il sagrestano interpretato dal dinamico Donato Di Gioia. Bene anche i comprimari: Giacomo Leone come Spoletta e Giovanni Accardi come Sciarrone/carceriere.

Concludiamo la panoramica su questa Tosca richiamandoci al suo sottotitolo, “odio gli indifferenti”. È un messaggio diretto ed esplicito, che appartiene a una citazione di Antonio Gramsci che compare durante l’opera, di cui riporto una parte: “L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Chiedo conto a ognuno di loro di come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente.”. Se il teatro nasce come strumento civile, come momento di confronto tra coscienze, è senz’altro giunto il momento di riscoprire pienamente questa sua funzione.
Le prossime recite si svolgeranno giovedì 3 luglio, sabato 5 luglio e lunedì 7 luglio. Per ulteriori informazioni consultare il sito web del Teatro Sociale di Como.
Sofia Mancuso


