“DUE”, Cassina e Vido in mostra a San Pietro in Atrio
Dal 2 maggio al 2 giugno, la storica sede espositiva comasca ospita “Due”, una doppia personale di Patrizia Cassina e Marco Vido
Un viaggio artistico a due voci, come un treno che corre sullo stesso binario in direzioni opposte, mostrando paesaggi in contrasto destinati a fondersi in una visione più ampia: è il senso profondo di DUE, la mostra che, dal 2 maggio al 2 giugno, sarà ospitata a San Pietro in Atrio a Como, con le opere di Patrizia Cassina e Marco Vido. L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Como, propone una retrospettiva sui lavori più significativi degli ultimi dieci anni dei due artisti, uniti da una ricerca pittorica tanto autonoma quanto complementare.
L’esposizione si sviluppa in due momenti distinti ma contigui: quindici giorni per ciascun artista negli ampi spazi della basilica, seguiti da quindici giorni nella sacrestia e nel corridore adiacenti, trasformati per l’occasione in studi d’artista. Questo assetto permette ai visitatori di seguire, per tutto il mese, la presenza parallela di entrambe le poetiche.
A sottolineare l’identità autonoma di ciascun percorso, sono previsti due vernissage: mercoledì 7 maggio alle 18 per Marco Vido e sabato 17 maggio alle 18 per Patrizia Cassina.
Patrizia Cassina, nata a Como nel 1964 e oggi residente a Cernobbio, è da sempre impegnata in una riflessione sul colore, prima nel mondo della moda e del design tessile, poi nell’arte visiva. Le opere in mostra sono frutto di un lungo percorso: «Paesaggi e interni monocromi e colore, 30 opere su carta – ha raccontato – riportate su tela grezza attraverso un dialogo (di 9 anni) sulla pittura come luogo in cui la forma pura si svela, il colore e la luce fluttuano e vi appartengono. Contemporaneità e classicità, fragilità e forza, presenza e assenza sono gli estremi che si muovono sulle mie carte».
Marco Vido, anch’egli comasco, classe 1960, propone invece una pittura istintiva e vibrante, in cui gesto e materia diventano linguaggio primario: «La mia è una pittura di azione – ha spiegato – prima, le dita direttamente sulla tela; poi, i lunghi e larghi pennelli. Quasi un distacco, in cui l’accadimento è incontrollato ma concluso con pezzi di legno e pennelli fini e consumati fin quasi a graffiarne la superficie in una danza frenetica di colori, sovrapposizioni e pennellate che si susseguono per fermarsi davanti all’umano».
Insieme, i due artisti disegnano le tappe di un unico viaggio, dove la contemplazione incontra il tumulto, il silenzio si apre alla voce. DUE non è soltanto il titolo della mostra: è la cifra di una convivenza artistica in cui l’opposizione genera armonia, e le differenze diventano paesaggio comune.

