Debutta “Plasticamare”, in teatro l’inquinamento dei mari rileggendo Hemingway
A Busto Arsizio la prima nazionale della nuova produzione di Teatro in Mostra, domenica in replica a Torno, Ispirandosi a Hemingway de “Il vecchio e il mare”, una denucia dell’inquinamento degli oceani nella più completa indifferenza
Debutta domani, venerdì 11 ottobre al Teatro di Busto Arsizio e sarà replicata domenica 13 a Torno, la nuova produzione dell’associazione culturale TiM Teatro in Mostra di Como, la compagnia teatrale diretta dall’attrice Laura Negretti. Come già per altri spettacoli in repertorio, il testo teatrale è ispirato ad un capolavoro della letteratura: “Il vecchio e il mare”, romanzo che calse il Nobel a Ernest Hemingway.
Negretti era, da tempo, in cerca di un buon soggetto per portare in scena temi ambientali ed in particolare le pericolosissime garbage patches, le gigantesche isole formate da plastica ed altri rifiuti che fluttuano sulla superficie degli oceani causando la morte di migliaia di pesci, anfibi e altri organismi che vi rimangono intrappolati. Nel libro di Hemingway il tema di fondo è la profonda unione tra l’uomo e la natura qui rappresentata dal mare. Nel racconto del vecchio pescatore Santiago ci sono il coraggio, la voglia di riscatto, l’amicizia e l’amore, ma anche la nostalgia per il tempo andato e l’avvicinarsi ad un ineluttabile fine, tante tematiche care a Laura Negretti che ha affidato a Marco Filatori il compito di scrivere una drammaturgia che, partendo dal romanzo hemingwayano, denunciasse i pericoli dei rifiuti plastici che inquinano i mari.
Filatori è partito da un’affascinante ipotesi: come avrebbe scritto Ernest Hemingway il suo capolavoro, di quale mare e di quale pescatore avrebbe parlato se fosse vissuto oggi? La nostra conclusione, anzi certezza, è che avrebbe raccontato dell’abuso, della violenza, dello svuotamento di mari ed oceani. E tra le molte – troppe – possibilità ci piace pensare che si sarebbe concentrato sulla plastica come elemento di aggressione. Simbolo dell’ottusa indifferenza dell’uomo per le sorti del pianeta terra. Emblema della sua avida ingordigia”.
Sul testo di Marco Filatori è stato allestito lo spettacolo intitolato “Plasticamare” con al regia di Omar Nedjari e l’interpretazione, in più ruoli, di Diego Paul Galtieri e Laura Negretti. Le scenografie dove la plastica riciclata non è solo funzionale alla messa in scena, ma diventa essa stassa messaggio, sono di Armando Vairo, i costumi di Ilaria Strozzi, Sofia Ferron è assistente alla regia e Donato Rella il direttore tecnico.
Abbiamo assistito alle prove e chiacchierato con il regista e i due attori.
Come detto “Plasticamare” debutterà a Busto Arsizio venerdì 11 ottobre e costumi, luci e sonorizzazione che nelle prove non abbiamo potuto vedere, ricreeranno il perfetto contesto per godere appieno dello spettacolo in connessione diretta con la storia e gli attori.
Domenica 13 ottobre alle ore 15, lo spettacolo verrà rappresentato nella palestra delle scuole di Torno nell’ambito della giornata per la consegna della Bandiera Arancione del Touring Club al comune lariano per le sue virtuose pratiche ambientali. “Plasticamare” è il perfetto suggello per questo appuntamento.

Scrive il regista Omar Nedjari, per la prima volta coinvolto in una produzione Teatro in Mostra: “Come si può oggi parlare di Ambiente senza che immediatamente si alzino le nostre difese. Siamo, infatti, così bombardati da messaggi sulla condizione precaria del nostro pianeta e dell’ambiente naturale e ci sentiamo così impotenti di fronte all’avanzamento (apparentemente inevitabile) dei danni che l’unico modo che abbiamo per non precipitare in quel malessere recentissimo che prende il nome di Eco-Ansia, è smettere semplicemente di ascoltare. Ma smettere di ascoltare non elimina il problema e sensibilizzare sulla situazione può essere davvero una necessità etica, oltre che un dovere sociale.
Io ho sempre creduto nella potenza espressiva dei classici, i quali riescono a parlare in ogni epoca perché il loro discorso è ampio, ricco di simboli che rimandano a significati molteplici. Un classico non dice mai una cosa sola. Il suo discorso è sempre attuale: perché è allusivo, mai esplicito, rigetta la retorica (che è sostanzialmente la continua proposta di argomenti condivisi da tutti, perché estremamente semplicistici). Per questo quando mi è stato chiesto di dirigere un progetto che partisse da un capolavoro della letteratura come “Il Vecchio e il Mare” di Hemingway e che attraverso un lavoro di drammaturgia riuscisse a toccare il delicato tema della situazione ambientale, ho pensato che fosse una sfida davvero interessante”.

Le considerazioni dell’autore Marco Filatori
Nel suo romanzo uno dei temi più forti, e tristemente inattuali, è il rapporto paritario tra il pescatore ed il mare. Un rapporto fatto di conoscenza e rispetto, non predatorio, consapevole e non con la rapacità della razzia indiscriminata dell’oggi. Non saccheggiando senza criterio ma ringraziando il mare ed il pesce che diventerà cibo e vita per molte famiglie.
Non a caso il mare come grande padre e la terra come grande madre sono stati ovunque tra le prime divinità dei popoli antichi: il mare per il pesce, la terra per il grano. Quella della pesca era un’attività quotidiana
non condotta con odio o prepotenza ma alla pari, rispettando ritmi interni e molto più antichi dell’uomo. Ne “Il vecchio e il mare” emergono con forza e chiarezza quasi profetica la dignità e coraggio del vecchio pescatore Santiago ma anche quelle del pescespada che lotta strenuamente per liberarsi. Una lotta epica ed equilibrata tra due esseri viventi in un rapporto di assoluto rispetto tra uomo e natura. Tutte cose che oggi non esistono più.
Dicevamo… la plastica. Le tristemente famose “ISOLE DI PLASTICA” sono otto e hanno dimensioni sconvolgenti. Una delle due presenti nell’Oceano Pacifico è stimata da un minimo di 700.000 km² fino a più di 10 milioni di km². Le dimensioni di Spagna e Portogallo assieme. E come questa ce ne sono ben altre sette negli oceani. Agglomerati di rifiuti plastici che le correnti hanno coagulato in isole. Quanti anni ci vorranno prima che tutti gli oceani ne verranno ricoperti?
Noi siamo certi che Hemingway non sarebbe rimasto indifferente a questa follia! Quindi abbiamo deciso di prendere il suo romanzo e di attualizzarlo tragicamente in una sorta di visione (premonizione?!) per raccontare quello che ci preme: la lenta agonia dei mari, che rischia di essere il nostro suicidio come razza umana. Questo avrebbe scritto Hemingway “se” fosse vissuto oggi.


