Solo per un giorno “Dignitas”, mostra fotografica nello Studio Spallino
Partendo dal restauro di un ritratto di famiglia ad opera dell’Accademia Aldo Galli, lo studio legale Spallino ospita una mostra fotografica dedicata al tema della dignità nella ritrattistica femminile
Il sapiente restauro di un ritratto di famiglia restituisce il senso profondo di una figura che ha attraversato due guerre, molti eventi e quattro generazioni. La figura è quella di Angelina Giobbi (1893–1989), la famiglia è Spallino, importante famiglia comasca che ha commissionato il restauro dell’opera e, partendo dalla figura della bisnonna, ha ispirato la mostra “Dignitas” che si terrà solo domenica 9 giugno nello Studio Legale Spallino in via Volta.
Il tema è la dignità nella ritrattistica femminile, su questo hanno lavorato sette fotografi: Pedro Antonio Martinez Exposito, Gin Angri, Rachel Bujalski, Carlo Pozzoni, Carolina Rapezzi, Diego Ibarra Sanchez, Mattia Vacca.
Lorenzo Spallino nel presentare la mostra scrive: “È l’occasione per una riflessione legata alla ritrattistica femminile, attraverso immagini distanti per stagioni e contesti ma accomunate dalla straordinaria dignità dei soggetti rappresentati. Tutte ci dicono: siate voi stessi, qualunque cosa accada. Per chi scrive è anche il modo di rendere omaggio ad una figura che negli anni dell’adolescenza ha rappresentato un porto sicuro al riparo dalla ribalta familiare. A 35 anni dalla sua scomparsa, è un tributo forse tardivo ma dovuto”.

Carolina Rapezzi Rashida. Rashida, Accra (Ghana), novembre 2018 HAH Photo Rag Baryta cm 100×66 © Collezione Lorenzo Spallino / Carolina Rapezzi
Dignità di donna
di Luigi Cavadini
Uno sguardo serio e sincero al mondo femminile, forte di una dignità innata che nulla può scalfire, è quello che caratterizza la mostra annuale dello Studio Spallino dedicata alla fotografia.
Spunto iniziale per la rassegna, che coinvolge assieme agli italiani fotografi di varie parti del mondo, è stato il restauro di un dipinto dello spagnolo Pedro Antonio Martinez Exposito (1886 -1965) raffigurante la bisnonna di Lorenzo Spallino, Angelina Gelpi in Giobbi (1893-1989) allora quarantaseienne. L’opera, che apre l’esposizione, evidenzia la maestria dell’autore, ritrattista raffinato attivo prima in Spagna e poi in Brasile, che centra la sua figurazione sulla grande luce che illumina il volto, sullo sguardo limpido e sul sorriso a labbra chiuse che con il tocco deciso di rossetto dà ulteriore freschezza all’incarnato. Un ritratto ufficiale, certo, ma senza fronzoli, che gioca il fascino della bella donna tra il nero del vestito e i pizzi leggerissimi che impreziosiscono il decolleté e gli sbuffi delle maniche che danno sensualità a due mani affusolate con le unghie smaltate di un rosso profondo. Dalla messa a fuoco di alcuni dettagli di quest’opera e dalla sua composizione eseguita da Carlo Pozzoni prende vita un intrigante mosaico che introduce la mostra e che evidenzia nella esplosione dei rossi del rubino dell’anello, delle labbra e delle unghie, oltre che nella profondità dell’occhio, gli elementi narrativi caratterizzanti il dipinto.
Segue la carrellata di figure femminili ritratte fotograficamente nelle situazioni più diverse. E mi piace partire dall’immagine estrapolata da Gin Angri da una scheda segnaletica dell’Archivio dell’Ospedale psichiatrico San Martino di Como, in cui si sommano la perizia documentaria di Angri con lo scatto originale e non banale del fotografo che sembra assecondare la luce laterale per dare un’anima alla “donna cancellata” rappresentata e alla sua malinconica bellezza.
Da qui il passo verso il volto di Serena inquadrata da Rachel Bujalski è breve. A distanza di decenni dalla figura precedente, si percepisce anche qui una situazione di disagio, un’indole inquieta e compromessa dalle esperienze della vita. Lo sguardo che sfugge l’obiettivo e l’atteggiamento chiuso del volto, assieme allo sfondo inespressivo, marcano lo spirito della giovane donna e ne leggono in filigrana l’imbarazzo.
Dura è anche la situazione in cui Carolina Rapezzi riprende la giovane Rashida, povera fra i poveri, all’interno di una delle discariche africane in cui confluisce il nostro consumismo, figura dignitosa con gli occhi umidi che non vedono il futuro in tanta desolazione. Di altra indole è l’immagine fermata da Mattia Vacca in una base militare della Lituania, dove due donne reclute dell’esercito mostrano di voler tutelare una loro dignità anche in una situazione che potrebbe preludere ad operazioni di guerra.
Infine, una situazione di oggi, nell’Ucraina di guerra e di occupazione, dove Diego Ibarra Sanchez fotografa nella sua scuola bombardata, una delle tante donne, Daria, che pur nello sconforto non si abbandonano alla disperazione, ma si dichiarano disposte a prendere le armi nella speranza di un futuro di libertà.

Daria Kechenovska, Zhytomyr (Ucraina), 2022 Hahnemühle Photo Rag Paper 308, cm 60×90 @ Collezione Lorenzo Spallino / Diego Ibarra Sanchez
Domenica 9 giugno dalle 10 alle 18
DIGNITAS
Studio legale Spallino via Volta 66, Como
opere in mostra
Pedro Antonio Martinez Exposito
Angelina Giobbi
Angelina Giobbi, 1939
Olio su tela, cm 89×120
@collezione Lorenzo Spallino
Gin Angri
Macchi Carolina
Macchi Carolina, 2008,
Luster Epson cm 74×49
@ Gin Angri
Rachel Bujalski
Serena
Serena K. Fleites, Bakersfield, California, 2020
Hahnemühle Photo Rag Paper, cm 61×91,5
@ Collezione Lorenzo Spallino / Rachel Bujalsky
Carlo Pozzoni
Frammenti di Angelina
Stampa digitale su Dibond, cm 15×150
@ Carlo Pozzoni
Carolina Rapezzi
Rashida
Rashida, Accra (Ghana), novembre 2018
HAH Photo Rag Baryta cm 100×66
© Collezione Lorenzo Spallino / Carolina Rapezzi
Diego Ibarra Sanchez
Hijacked Education in Ukraine
Daria Kechenovska, Zhytomyr (Ucraina), 2022
Hahnemühle Photo Rag Paper 308, cm 60×90
@ Collezione Lorenzo Spallino / Diego Ibarra Sanchez
Mattia Vacca
Rukla
Rukla (Lituania), 4 ottobre 2015
alluminio laminato, cm 70×100
@ Mattia Vacca
catalogo Carlo Pozzoni editore, testi di Luigi Cavadini, grafica BonBonDesign
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