LacMus Festival riempie di melodia Villa Carlotta e Villa Melzi
Questa sera a Tremezzina e domani a Bellagio: il centro lago risuona delle note di LacMus Festival
Due appuntamenti “gemelli sul lago di Como” per LacMus Festival: questa sera, venerdì 7 luglio alle ore 21, a Villa Carlotta di Tremezzina e domani, sabato 8 luglio ore 20.30, sull’altra riva a Villa Melzi di Bellagio. E’ la grande bellezza del Lario e i direttori artistici del festival, giunto alla settima edizione, la sanno coniugare, finemente, con la musica
A Villa Carlotta due artisti stellari, Héléne Mercier e Louis Lortie, presenteranno “Sacred Dances”, un programma che prevede le trascrizioni per duo pianistico di due colossali pagine sinfoniche russe del primo Novecento, Le Sacre du Printemps di Igor Stravinskij e le Danze sinfoniche op. 45 di Sergej Rachmaninov. Il balletto in due parti di Stravinskij e il trittico di Rachmaninov non perdono, sulla tastiera del pianoforte, il loro respiro grandioso, ed anzi la natura percussiva dello strumento ne esalta la dimensione ritmica, dionisiaca e pagana.
Passeggiando per Parigi, può capitare di imbattersi in una targa che recita: “Qui, a casa di Louis Laloy, il 2 giugno 1912 Stravinskij e Debussy suonarono per la prima volta la versione per pianoforte del Sacre du Printemps”. Stravinskij stimava molto il collega francese, che sapeva riservare alla sua musica giudizi di notevole acume; fu così che organizzò, a casa del critico musicale Laloy, una lettura del Sacre nella sua trascrizione per duo pianistico. Da un lato sedeva lo stesso Stravinskij, dall’altro Debussy che, si racconta, lesse impavidamente a prima vista l’ardua partitura. Nulla faceva presagire, in questo amichevole incontro fra due giganti, intenti a godere insieme di una nuova creazione e a commentarne gli aspetti tecnici, il putiferio che il Sacre avrebbe destato l’anno successivo, alla sua prima rappresentazione.
Il balletto, con il sottotitolo di “Quadri della Russia pagana”, venne messo in scena con le coreografie di Nijinskij per i leggendari Ballets Russes di Djagilev, il 29 maggio 1913 al Théâtre des Champs-Elysées. Stravinskij, bersaglio di risate e manifestazioni di scherno fin dalle prime battute, racconta nelle Cronache della mia vita di aver abbandonato la sala per rifugiarsi tra le quinte, a fianco di Nijinskij, che dovette trattenere per il vestito, poiché il coreografo, furibondo, voleva irrompere in scena. Intanto Djagilev tentava invano di far cessare il caos, ordinando agli elettricisti di accendere e spegnere a intermittenza la luce in sala. La partitura rimase a lungo il simbolo della musica ‘nuova’, che sovvertiva tutti i canoni di bellezza fino ad allora condivisi, che esprimeva una forza barbarica e primordiale, che inaugurava un linguaggio di una complessità senza precedenti. Stravinskij, anni dopo, ribadì che a influenzarlo era stata l’esperienza della “violenta primavera russa, che sembra iniziare in un’ora ed è come se la terra intera si spezzasse”. Gran parte del fascino del Sacre sta proprio in questa stretta alchimia di artificio e natura, simmetria e asimmetria, dinamismo e staticità.
Di tutt’altra natura rispetto alla ricerca instancabile di Stravinskij, che durante la sua lunga carriera attraversò stili e inventò linguaggi diversi, è la vicenda compositiva di Rachmaninov, che di se stesso ebbe a dire con limpida semplicità: “Nelle mie composizioni non ho fatto nessuno sforzo consapevole per essere originale, romantico, nazionalista o altro. Ciò che cerco di fare è dire semplicemente e direttamente ciò che ho nel cuore quando compongo”.
Esule, come Stravinskij, negli Stati Uniti in seguito alla rivoluzione russa, Rachmaninov vi trovò un’accoglienza calorosa e iniziò subito a girare in tournée, acclamato come pianista, direttore e compositore. Qui stabilì un solido legame artistico con la Philadelphia Orchestra, con cui incise i suoi concerti per pianoforte. Era dunque naturale che, accingendosi a lavorare nel 1940 alla sua ultima opera per orchestra, le Danze sinfoniche, decidesse di dedicarle a questa orchestra. L’idea iniziale era quella di farne un balletto con la coreografia di Fokine, con cui Rachmaninov aveva già collaborato, ma la morte del grande danzatore fece naufragare questa parte del progetto. Le Danze nacquero su un programma extramusicale, che Rachmaninov non volle chiarire, al di là dei sottotitoli dati ai movimenti (“Mezzogiorno”, “Crepuscolo” e “Mezzanotte”); vi si apprezza una vitalità ritmica che va ben oltre il fascino armonico e melodico tipici della sua musica.
Della partitura Rachmaninov realizzò anche una versione per due pianoforti, che fu eseguita per la prima volta in pubblico a casa sua, a Long Island, dal compositore stesso e da Vladimir Horowitz. Come per il Sacre, la trascrizione pianistica, che dobbiamo all’autore stesso, non depaupera la partitura, ma ne rappresenta in qualche modo una riuscitissima sintesi.

Louis Lortie, pianista e compositore è uno dei due direttori artistici di LacMus Festival, vive sul lago di Como da anni, ma conserva sempre il suo accento franco canadese. Dal Canada arriva anche Hélène Mercier pianista che ha lavorato con direttori quali Dutoit, Mehta, Masur, Pinnock, con il violinista Gidon Kremer e con il violoncellista Mstislav Rostropovitch. Si esibisce frequentemente con il Quartetto Ludwig e il Quartetto Leipzig, ma anche con i violinisti Vladimir Spivakov e Renaud Capuçon, con il violoncellista Gautier Capuçon e con lo stesso Lortie. Con quest’ultimo ha registrato le opere di Ravel, Schubert e Mozart per l’etichetta Chandos, vincendo il Diapason d’Or, mentre con Vladimir Spivakov ha inciso un disco dedicato a Ernest Chausson, per l’etichetta Capriccio, che si è aggiudicato il premio Choc di Le Monde de la Musique. Hélène Mercier è stata nominata Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres dal governo francese.
Il concerto si svolgerà all’aperto e avrà una durata di circa 70 minuti. La biglietteria aprirà un’ora prima del concerto, mentre l’ingresso dai varchi di accesso sarà consentito venti minuti prima dell’inizio.
Tariffe: posto unico € 40,00 + commissioni. Il biglietto comprende l’ingresso ai giardini della villa.
Sabato 8 luglio alle 20.30 LacMus Festival porta a Bellagio nei giardini incantati di Villa Melzi d’Eril, una delle rivelazioni più strepitose dell’ultimo decennio nel mondo dell’opera lirica, il soprano Anna Pirozzi. Accompagnata dal Quartetto Lirico Italiano e dai pianisti Sofia Muñoz e Paolo Bressan, la cantante partenopea ha scelto per il suo pubblico un ricchissimo bouquet di fiori melodici, selezionati dall’opera italiana romantica e verista, dalla commedia musicale di Hollywood e infine dalla canzone napoletana.
Il programma della serata rappresenta, nella sua ecletticità, il percorso musicale di Anna Pirozzi, nata come cantante pop e approdata relativamente tardi all’universo della lirica. Apprezzatissima soprattutto nei ruoli drammatici, il soprano si cimenterà con pagine di Verdi, Puccini e Cilea, quali Pace, pace mio Dio da La Forza del Destino, Tacea la notte placida dal Trovatore, Vissi d’arte da Tosca, Io son l’umile ancella da Adriana Lecouvreur. La sua voce fresca e potente darà poi una luce particolare a celeberrime melodie napoletane come I’ te vurrìa vasa’ e Core ‘ngrato. In questo programma italianissimo spicca anche una piccola gemma a stelle e strisce, Over the Rainbow, resa immortale da Judy Garland nel film Il mago di Oz del 1939. Il Quartetto Lirico Italiano presenterà alcune pagine strumentali, anch’esse tratte da grandi melodrammi, come gli Intermezzi di Cavalleria Rusticana, Pagliacci e Suor Angelica.

Anna Pirozzi è oggi uno dei soprano di maggiore successo internazionale, ma non tutti conoscono la sua storia, che ha quasi il sapore di una fiaba, proprio come il titolo di questo concerto. Cresciuta come interprete pop, solo a 25 anni si decide ad entrare al Conservatorio, all’età in cui di solito i cantanti d’opera hanno già debuttato. Ottenuto il diploma, Anna incontra molte porte chiuse: “Nessuno tra agenti e direttori artistici mi voleva ascoltare” ricorda “perché ero troppo vecchia”. La gavetta è durissima ma, all’età di 36 anni, riesce a salire sul primo palco importante, al Regio di Torino, ed è una rivelazione. A partire da quel momento, lavora con artisti di primissimo piano come Muti, Domingo, Metha, Oren, e registi quali Pizzi e Hugo de Ana. “Ed è da loro che ho imparato a recitare” – ha spiegato. “Dopo un percorso così lungo e faticoso ero davvero pronta a qualsiasi sfida, soprattutto ero pronta ad imparare da tutti“.
Una cifra personale di Anna Pirozzi è la qualità della voce, sempre fresca e giovanile anche nei ruoli pesanti e battaglieri che sono il cuore del suo repertorio, peraltro in continua espansione. Dal primo palco importante nel 2012 al Teatro Regio di Torino nel ruolo di Amelia nel Ballo in maschera, Anna Pirozzi ha inanellato una serie impressionante di debutti di altissima caratura fra cui vale ricordare il Festival di Salisburgo nell’estate del 2013 sotto la direzione di Riccardo Muti nella parte di Abigaille in Nabucco, uno dei suoi cavalli di battaglia, cantato per ben 100 volte. Gli impegni internazionali l’hanno vista debuttare alla San Francisco Opera, al Teatro Real di Madrid come Lady Macbeth a fianco di Plácido Domingo; quindi nel ruolo di Turandot in Israele sotto la bacchetta di Zubin Mehta. Fra gli altri ruoli che le sono particolarmente congeniali, non si possono dimenticare Leonora nel Trovatore, Santuzza nella Cavalleria Rusticana, Tosca, Elvira in Ernani. Un’artista intensa, insomma, che dà voce e corpo a personaggi altrettanto intensi.
Come in ogni edizione di LacMus Festival, ad accompagnare le stelle della lirica ospiti nelle diverse annate sono due pianisti particolarmente apprezzati proprio in questo ruolo: Paolo Bressan, che con Louis Lortie, di cui è stato allievo, ha fondato LacMus Festival, e Sophia Muñoz. La Muñoz fa parte dello staff musicale della Komische Oper di Berlino ed è la pianista partner di molte voci di primo piano; Bressan è anche direttore d’orchestra e lavora per la prestigiosa etichetta Warner Music come supervisore artistico dei progetti discografici di grandi dive del melodramma come Diana Damrau e Angela Gheorgiu.
Il concerto si svolgerà all’aperto e avrà una durata di circa 60 minuti, senza intervallo. La biglietteria aprirà un’ora prima del concerto, mentre l’ingresso dai varchi di accesso sarà consentito venti minuti prima dell’inizio.
Tariffe: posto unico € 40,00 + commissioni. Il biglietto comprende l’ingresso ai giardini della villa.
Informazioni
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