Como

Medico in carcere per violenza sessuale, prime ammissioni e inchiesta nel vivo

L'uomo resta in carcere, il suo legale non chiede misure alternative. Il legale della vittima:"Ha avuto un grande coraggio: va imitata"

Tribunale busto arsizio per inchiesta medico di saronno accusato di violenza sessuale

«Provata»«Segnata da un’esperienza terribile»Annalisa Abate è l’avvocato difensore della donna che ha denunciato Andrea Carlo Pizzi, l’anestesista di 52 anni di Saronno  – con lavoro a Villa Aprica a Como – accusato di violenza sessuale aggravata per aver iniettato alla sua ex fidanzata un farmaco antidolorifico che la donna non tollera. Al risveglio, dopo essere svenuta, il sospetto di una violenza sessuale subita. «Quello che ha patito la mia cliente è una di quelle cose che spezza la vita di una persona. Ora sta male, è fortemente provata da questa vicenda e la strada verso il recupero è lunga». Non usa molte parole il legale per descrivere quanto avvenuto: «Non ho ricevuto alcuna delega a rilasciare interviste, forse più avanti. Magari a settembre, deve passare del tempo. L’unica cosa che posso aggiungere riguarda il coraggio che ha avuto questa donna nel denunciare subito quanto subito. Ua scelta che è arrivata subito, nell’immediatezza dei fatti. Un esempio che spero possa essere da sprone per quante donne non trovano il coraggio di denunciare fatti del genere». Stiamo naturalmente parlando di un’ipotesi accusatoria che dovrà essere suffragata con prove esposte e valutate nelle sedi processuali, e vige la presunzione di innocenza, ma la denuncia è stata presentata e a corredo della stessa anche la telefonata fatta il giorno dopo quella serata avvenuta nell’appartamento del medico, a Saronno, nella quale vi sarebbe una sorta di ammissione di quanto avvenuto la sera prima, dall’iniezione «fatale» a quanto ne è seguito.

Per il momento il legale dell’indagato, Maurilio Vanzulli non si rivolgerà al tribunale del Riesame per attenuare la misura, non ho definito eventuali riti alternativi e non farà richiesta di incidente probatorio per le eventuali verifiche sullo stato di salute mentale del suo assistito. Uno dei punti focali della richiesta di misura cautelare è stata l’analisi del cellulare dell’uomo che nella cronologia cercava i «segni premonitori di un serial killer», che hanno fatto propendere la pm Nadia Calcaterra a sostenere la «pericolosità sociale» (che per il diritto consiste nel potenziale pericolo che il soggetto possa reiterare il reato, e costituisce una delle «esigenze cautelari» che possono portare dietro le sbarre).

Il legale dell’uomo proprio ieri ha aggiunto di non aver ancora letto le trascrizioni della famosa telefonata fatta fra il medico e la donna il giorno seguente i fatti. Dal punto di vista dell’accusa un quadro simile – indagini, telefonata, e interrogatorio di garanzia con una quasi ammissione – potrebbe portare alla richiesta di un rito immediato: giudizio che salta le udienze preliminari e arriva direttamente in dibattimento con gli elementi (non pochi) finora raccolti.

 

(cronaca in collaborazione con i colleghi di Varesenews.it)

 

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