Lo studio

Ponte Chiasso, col progetto”Porta sud delle Alpi” la risoluzione al caos viabilistico di confine

Un nuovo tratto autostradale in galleria per la riqualifica urbana e ambientale di tutto il territorio di frontiera. Il progetto è stato accolto con entusiasmo dai residenti del quartiere e dal sindaco di Chiasso.

Ponte Chiasso significa confine, dogana ed è sinonimo di traffico. Da tempo si parla, sia da parte italiana che svizzera, di come risolvere le problematiche generate dal traffico in particolare dai mezzi pesanti. Nelle scorse settimane si è tenuto un incontro  presso l’Auditorium della chiesa parrocchiale di Ponte Chiasso e, alla presenza di numerosi residenti e del sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni, l’architetto Elena Fontana ha illustrato il progetto “Porta Sud delle Alpi” nato nell’ambito di una ricerca presso il Politecnico federale di Zurigo (ETHZ), successivamente approfondito su mandato con un gruppo interdisciplinare di professionisti, che sta riscuotendo molta attenzione sia in Svizzera che in Italia.

 

Abbiamo colto l’occasione e chiesto all’architetto Fontana, dello studio Demattè Fontana di Lugano/Zurigo, di illustrarci nel dettaglio la proposta:”E’ una sfida dal potenziale enorme; il progetto prevede lo spostamento dell’attuale tracciato autostradale in galleria in corrispondenza dell’asse ferroviario; ciò permetterebbe di rendere adiacenti i tracciati autostradale e ferroviario con il vantaggio di maggiore efficienza e minor impatto ambientale. L’analisi dell’attuale situazione evidenzia criticità che sono sotto gli occhi di tutti: in media alla frontiera di Chiasso una persona sta in colonna un’ora e mezza al giorno. Questo dato dimostra che il problema del congestionamento del traffico è reale, inoltre si nota che il numero dei lavoratori frontalieri e dei pendolari è in aumento costante. Le problematiche riscontrate nello spazio funzionale di Chiasso sono le stesse su suolo italiano e svizzero”.

 

Di sicuro è un progetto rivoluzionario per la zona di confine: “Vi è la necessità di sviluppare una visione che risolva simultaneamente più problemi. Sono stati individuati tre temi importanti, cruciali per lo sviluppo di questo territorio: il tracciato autostradale, il rapporto della città con il fiume e il centro intermodale. Lo spostamento del tracciato permette di attivare la riqualifica urbana ed ambiente di tutto il territorio di frontiera lungo il fiume Breggia, con possibile collegamento del parco Spina Verde con il Lago di Como e la connessione di questo con il Lago Ceresio, nonché di ottimizzare gli interscambi fra infrastrutture, minimizzando il consumo di suolo. Si mette in discussione il tracciato esistente e si propone di spostare il tracciato in galleria, attraversando il sottosuolo della Collina del Penz. L’uscita di Chiasso e la nuova dogana si troverebbero nell’area industriale tra Novazzano, Balerna e Chiasso, nel Pian Faloppia, dove la presenza di un’infrastruttura come l’autostrada porterebbe più benefici che svantaggi. Il rumore di transito sarebbe sicuramente più accettabile in un’area industriale rispetto che nel centro abitato dove sono state costruite imponenti barriere antirumore. Nella parte italiana si aprono diversi scenari. Sul tavolo esistono diverse soluzioni che dovranno essere approfondite, in considerazione della viabilità locale e della presenza di un’importante area commerciale generatrice di traffico, quella di Tavernola. Va chiaramente garantita la connessione con la sponda ovest del Lario. Sono state ipotizzate diverse varianti, fra cui il mantenimento dell’uscita di Monte Olimpino o l’innesto del nuovo tracciato all’altezza di San Fermo. Il tratto autostradale esistente dismesso, a questo punto verrebbe declassato a strada statale. Inoltre, le aree residenziali a ridosso di questo tratto verrebbero sgravate dal traffico “parassitario”, che non porta dei vantaggi all’economia locale perché è un traffico di passaggio. D’altra parte, smantellare il viadotto autostradale dismesso con piloni alti 50 metri e altrettante rampe di raccordo, costruiti alla fine degli anni ’60 e bisognosi di opere di risanamento sarebbe l’occasione per recuperare il carattere residenziale della collina e una nuova visuale verso la valle di Chiasso (esistono alternative per la viabilità verso il Lario da considerare in un quadro più ampio di strategia della mobilità). Ma il viadotto potrebbe essere mantenuto e a questo punto presenterebbe un volume di traffico decisamente ridotto, e potrebbe fungere da connessione fra Sagnino e il Parco Spina Verde con l’integrazione di progetti di mobilità lenta e rigenerazione urbana puntuali.  Ovviamente diventa necessario anche la ricollocazione degli spazi doganali. La nuova dogana, su suolo svizzero, approfitterebbe di un’integrazione funzionale con i nuovi servizi intermodali previsti nella visione 2040-2050 da FFS per la stazione di Chiasso” ha concluso l’architetto Fontana.

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