Cookin' Music

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SE03-08 Sara Romano – Malatempora – 2019 – Saudagoria

Cristiano Paspo Stella, il cantautore, Massimiliano Pini, il cuoco clandestino e Piergiorgio Ronchi, il beer sommelier, tornano in cucina per la seconda stagione di COOKIN’ MUSIC. Le materie prime sono sempre di grande qualità: musica, food culture e birre dal mondo

 

“Tutto quello che accade, quello che viviamo non è altro che un’allegoria della mancanza; tutto ciò cui aspiriamo per stare bene ci manca perché siamo stati traditi dalla politica, dalla storia e dalle ideologie”.

                                                                                                                                                                                                                                                  [Sara Romano]

 

 

 

Saudagoria, è l’unione di “saudade” (una parola intraducibile in italiano che identifica la mancanza data da una perdita, che differisce, per intensità emotiva, dalla nostalgia) e “allegoria”. 

Sara Romano è al suo secondo album; esordisce nel 2016 con Ciricò, la title-track ha vinto il Premio Ciampi, quello stesso anno. Saudagoria è un album intimista, sorridente e malinconico al tempo stesso. Un disco sapientemente acustico, fatto soltanto di incroci di corde (chitarre, viola, violino, basso e pedal steel) e di parole. Parole italiane, siciliane e addirittura elfiche (?); sono tutte composizioni non ascrivibili a un genere preciso ma che subiscono le fascinazioni del folk, del country e del blues, arricchite da archi zigani; intense suggestioni sonore costruite con pochi elementi, necessari e sufficienti a creare un mondo misterioso e immaginifico.

Caratteristica fondamentale del disco, questa, che lo avvicina a un suono internazionale pur essendo fortemente radicato nel nostro paese, o meglio in quella Sicilia, in quella Palermo, da cui arriva la cantautrice. Suggello finale del tutto la voce calda e colorata di Sara Romano.

Importantissimi i testi; che parlano di questa Italia tradita storicamente e ideologicamente; che raccontano storie di persone che faticano a trovare una strada, di guerra e violenze, di diritti e anche di amore; ogni canzone di quest’album nasconde una malinconia di fondo che è il vero fil rouge del disco.

 

L’album si avvale della direzione artistica di Marco Corrao (musicista e autore di musiche da film) e Michele Gazich (autore, compositore e violinista che ha contribuito alla realizzazione del disco di Mary Gauthier: Rifles & Rosary Beads).

Dice Gazich: “la musica di Sara è vera, non racconta favole. La sua poesia sa di vita e di essere umani ma anche di qualcosa di antico, ancestrale.”

Ho scelto di realizzare questo disco con amici musicisti che si sono innamorati del progetto, per conservare la verità espressiva che queste canzoni cercano di restituire, non solo a livello testuale ma anche di suono effettivo, di tocco del musicista sullo strumento…”.  [Sara Romano]

 

Cucina

Noi abbiamo poco da aggiungere – Sara la consideriamo un’amica – per lei abbiamo cucinato e devo dire che quella capunatina di melanzane ha ricevuto gli elogi e gli apprezzamenti di tutti, quindi ve la restituiamo.

Ben lungi da fare paragoni con la ricetta, per altro SACRA, e tradizionale della caponata; questa è una umile e personale variante che mettemmo a punto io-me-medesimo con la mitica Marina Zenzero in occasione della Fiera dell’Isola che c’è, e che servimmo come cibo da passeggio in una tasca di pane arabo e condita con sfilacci di burrata.

Dovete assolutamente partire il giorno prima, perché il piatto deve riposare a lungo: tagliate le melanzane intere (non sbucciate) a quadrotti di 1 cm di lato; ricordate se tagliate piccolo l’ingrediente si cuoce prima e la riduzione del tempo di esposizione al calore mantiene meglio sia la componente organolettica che nutrienti e gli oli essenziali; salate e riponete in un piatto o in un colino mettendo un leggero peso a comprimere il tutto. Lasciatele per diverse ore quindi sciacquate a lungo per fare perdere il loro umore amarognolo e quindi asciugatele bene.

Armatevi di padella, o meglio di padelle. Cuocete le melanzane in olio, aggiungete cipolle o cipollotto, pomodori secchi (fatti reidratare), olive nere o taggiasche, capperi (dissalati), peperoni dolci. Lasciate sempre un fondo umido e aggiungete aceto (meglio quello di mele) e zucchero di canna. Regolate di pepe, deve essere nerissimo!

Fate friggere il sedano tagliato sempre a tocchetti piccoli. Riscaldate le mandorle per riattivarne gli oli essenziali e triatale grossolanamente. A questo punto assemblate la caponata e riponetela almeno un giorno intero, con basilico fresco spezzato a mano. Da servire tiepida o fredda insieme agli sfilacci di burrata.

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Birra

Minchia…

Non vogliamo diventare triviali, ma questa veramente ve la vogliamo raccontare. Sembra uno scherzo ma la birra Minchia esiste veramente.

E’ una birra prodotta a Messina in diverse varietà: rossa, bionda e la cosiddetta Tosta! Che ha saputo, con il tempo, trovare una serie di estimatori eccellenti tra cui (e torniamo alla musica) Franco Battiato. Prodotto di eccellenza e di qualità nella scelta degli ingredienti è per palati non abituati al banale, ma soprattutto per persone ironiche (e basta capirlo dal nome), irriverenti, entusiaste e piene di vivacità. Di lei hanno scritto:

“… è rumorosa come una affollata cena di famiglia, o una serata tra amici, è la partita di calcio della squadra del cuore vista sul divano di casa, è il barbecue in giardino sotto il sole estivo, tanto quanto una uscita tra amiche del cuore, è un tramonto sulla spiaggia in due sopra una coperta…”

La birra Minchia – narra la leggenda – nasce per caso in un pomeriggio di Maggio in un piccolo birrificio. Si eran seguiti alla lettera le indicazioni del mastro birraio e adesso si andava all’assaggio. Spilla, spilla, il mastro birrario la fa assaggiare agli astanti, il padrone dell’azienda e un gruppo di selezionati amici.

“Come è? E’ buona?”

E tutti all’unisono “Minchia!”. Un verdetto difficile da fraintendere. Però la nuova birra non aveva ancora un nome e andava battezzata. Con tutta questa irriverente sicilianità non si poteva chiamare altrimenti; e allora? Allora si chiamerà Minchia!

Giusto per chiarire questo epiteto tipico viene utilizzato per esprimere stupore, soddisfazione, ma anche meraviglia, rabbia, nervosismo e irriverenza. Diventa un accrescitivo del contesto, non tanto una parolaccia volgare e come dice il birraio la parola Minchia è un universo semiotico…

Ne hanno attinto a piene mani grandi autori dal Verga che la mette nei Malvoglia, la ritroviamo nei fraseggi del Montalbano di Camilleri, c’era pure in una lettera di Falcone e Borsellino.

Andiamo a conoscerla meglio; si tratta di una birra lager a bassa fermentazione, fatta in due tempi, il primo a bassa temperatura, appunto, che dura 7-9 giorni; un secondo che va dai 20 ai 25 giorni; senza aggiunta di alcun additivo o stabilizzante o conservante.

La variante bionda è dolce, di colore giallo/dorato, malti pils e profumo speziato e floreale. La rossa porta note di caramello; il colore dal riflesso rossastro contrasta mirabilmente con la schiusa as-so-lu-ta di colore avorio. La secondo variante detta la tosta è una doppio malto, non aggressiva, anzi molto dolce con una nota alcolica che si lascia ben assaporare. Allora alla salute! Tutt’è bbonu e binirittu!

 

 

 

 

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