Como

Vaiolo delle scimmie, primo caso in Lombardia: come si trasmette e quali i suoi sintomi

Malattia infettiva, ecco cosa si deve fare. La comparsa di vesciche è un indice impiortante. Tutti i dettagli con gli esperti sanitari.

vaiolo delle scimmie medico che fa esami con provetta

Segnalato anche in Lombardia il primo caso di positività al vaiolo delle scimmie. Il laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica dell’Ospedale Sacco di Milano ha infatti confermato la diagnosi di positività del campione prelevato da un un paziente che presentava appunto sintomi riconducibili al vaiolo delle scimmie. Come da procedura, è stato subito attivato il contact tracing e si stanno ricostruendo eventuali contatti stretti, di cui al momento non è noto il numero. Sempre a quanto si apprende, la persona sarebbe rientrata da un viaggio e al momento è in osservazione. Con quello lombardo salgono a 6 i casi in Italia. E si rafforza l’ipotesi di un legame con il virus delle Isole Canarie. In Spagna aumentano da 16 a 36 in Spagna i casi positivi di Orthopoxvirus (il genere di virus a cui appartiene il vaiolo), per i quali ora sono in corso analisi più approfondite per capire se si tratta di vaiolo delle scimmie. Un caso accertato anche dagli Emirati Arabi Uniti, diventati il primo Paese del Golfo (ed il secondo in Medio Oriente dopo Israele) ad annunciarlo, insistendo sul fatto di essere «pienamente preparati» a gestire qualsiasi focolaio. Primo caso confermato anche il Slovenia, su un paziente tornato dalle Isole Canarie, mentre in Germania il ministro della Salute tedesco Karl Lauterbach e il presidente del Robert Koch Institut hanno annunciato, in conferenza stampa a Brema, che i contagiati dal virus del vaiolo delle scimmie dovranno rispettare un periodo di isolamento e una quarantena di 21 giorni. Negli Usa, si conta un solo caso accertato e altri quattro sospetti.

 

VAIOLO DELLE SCIMMIE: COSA SI DEVE SAPERE
(a cura dell’ospedale San Raffele di Milano)

Il vaiolo delle scimmie è una malattia infettiva già conosciuta e diffusa in Africa e piuttosto rara negli uomini causata dall’infezione da monkeypox virus “cugino” del vaiolo umano, ma molto diverso per diffusività e gravità. Nonostante la malattia riguardi prevalentemente gli animali, poiché il virus ha la capacità di infettare specie differenti, il monkeypox è arrivato all’uomo: il primo caso è stato registrato nel 1970 nella Repubblica Democratica del Congo.

Il professore Carlo Signorelli, ordinario di Igiene e Sanità Pubblica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, spiega: “In Italia sono stati identificati per ora 3 casi, con sintomi lievi, ma non si può parlare di allarme. Bisogna essere cauti e tenere alta l’attenzione per capire se si tratta di casi sporadici o si può parlare di focolai. In tal senso il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità con le Regioni hanno subito messo in piedi un sistema di monitoraggio dei casi”.

 

La provenienza

Monkeypox è un virus identificato per la prima volta nelle scimmie in cattività nel 1958 e poi nel 1970 in un uomo della Repubblica Democratica del Congo. Da allora la malattia nell’uomo è stata registrata principalmente in Africa centrale e occidentale ma, chiarisce il professor Signorelli: “Alcuni casi sporadici sono stati tracciati già anni fa negli Stati Uniti, in Israele, a Singapore e in Gran Bretagna, sempre collegati a viaggi o trasporto di animali da aree a rischio”.

 

I sintomi

La malattia inizia con:

  • Febbre
  • Mal di testa
  • Dolori muscolari
  • Mal di schiena
  • Linfonodi gonfi
  • Brividi
  • Stanchezza

Entro 1-3 giorni (circa) dopo la comparsa della febbre, il paziente sviluppa un’eruzione cutanea, spesso a partire dal viso e poi sul corpo che si manifesta con:

  • vescicole;
  • pustole;
  • croste.

La durata della malattia è variabile: 2-4 settimane.

 

Come si trasmette

La trasmissione si verifica quando una persona entra in contatto con il virus da animale, uomo o materiale contaminato.

Da uomo a uomo il virus, anche se non facilmente, può essere trasmesso attraverso:

  • gocce di saliva (droplets);
  • contatto con fluidi corporei;
  • contatto con le lesioni cutanee.

 

Come si cura

La malattia tendenzialmente regredisce spontaneamente in 2/4 settimane con adeguato riposo e senza terapie specifiche.

È opportuno rivolgersi al proprio medico curante in caso di comparsa di vescicole o altre manifestazioni cutanee che può valutare la somministrazione di antivirali quando necessario.

commenta