Quantcast
Mostra al castel baradello

Between Dante and Rauschenberg: Enrico Cazzaniga omaggio il grande artista americano

mostra "Between Dante and Rauschenberg"

di Massimiliano Pini

 

L’artista americano Robert Rauschenberg realizzò, tra il 1958 e il 1960, un ciclo di 34 litografie che interpretano in modo originale l’Inferno di Dante simbolicamente rivisitato e attualizzato. Figura eclettica, artista votato al rinnovamento costante e precursore della Pop Art, Rauschenberg decise di accostarsi alla rappresentazione dell’Inferno di Dante, poema che nel novecento godeva di particolare fortuna negli Stati Uniti, ispirato, molto probabilmente, da un soggiorno in Italia. Dante’s Inferno riscosse un grande successo che determinò l’affermazione dell’artista americano, al quale venne conferito nel 1964 il Gran Premio della Biennale Internazionale d’Arte di Venezia.

Robert Rauschenberg, attraverso la sua originale e provocatoria ricerca estetica, ha cercato di far coincidere la poesia di Dante Alighieri con la modernità, rendendo così l’opera del più grande poeta italiano ancora una volta attuale e universale, messaggio raccolto da Enrico Cazzaniga, artista comasco protagonista della mostra “Between Dante and Rauschenberg” che si terrà nella prestigiosa sede del Castel Baradello dal 28 maggio al 31 luglio.

Dopo “La luna e il medioevo” con opere di Marcella Chirico,  questo sarà il secondo evento targato Slow Moon. Il concept della esposizione ha una genesi molto lunga e articolata, come si legge nelle parole dello stesso Enrico Cazzaniga: “L’idea nasce per la passione e amore verso l’arte di Rauschenberg, che ho avuto modo di incontrare e conoscere in Italia, nel 1998 alla Galleria Rubin Milano e a Ferrara, in occasione della sua retrospettiva a Palazzo dei Diamanti, nel 2004. Avendo di recente acquisito questo suo particolare lavoro, il mio desiderio è quello di condividerlo in uno spazio importante che lo sappia ben valorizzare…”.

mostra

Canto X: Sesta Cerchia, gli Eretici, serie 34 Illustrazioni dell’Inferno di Dante Rauschenberg

Nel Dante’s Inferno di Rauschenberg le immagini sono ricchissime di riferimenti a personaggio politici e rimandi alla società americana del secondo dopoguerra; un’opera innovativa, ermetica e non sempre di facile lettura – molto distante dalle interpretazioni note dell’Inferno dantesco, che vanno da Botticelli a Dorè, passando anche, per quelle surrealiste di Dalì.  L’artista decise di concentrarsi solo sulla prima cantica della Divina Commedia, in cui volle dichiarare tutto il suo sostanziale pessimismo nei confronti di una società, quella americana, di cui vedeva il declino, se non addirittura la via verso l’autodistruzione.

La mostra “Between Dante and Rauschenberg” restituisce al pubblico un percorso completo del pensiero/Rauschenberg, nella forma originale e come da lui concepito; un lavoro per frammenti diversi che compongono le tavole in cui viene utilizzata la tecnica del transfer drawing di immagini prese da Life, Time, Sport Illustrated e Newsweek con manipolazioni successive applicando le tecniche più disparate: acquarello, matita, inchiostro e tempere; lasciando un margine di casualità al risultato finale.

Accostarsi a questa opera non è sempre semplice, infatti si presta a molteplici letture; Rauschenberg volle mantenere la rigorosa suddivisione in tre parti, come tre sono le cantiche formate da 33 canti (più il proemiale dell’Inferno) esprimendola in tre fasce orizzontali in cui l’azione viene illustrata dall’alto verso il basso secondo il metodo di lettura occidentale. Nella composizione ritroviamo in modo ricorrente le cosiddette trasfigurazioni: Dante è rappresentato da un uomo a torso nudo avvolto in un asciugamano bianco: un uomo-medio inserito in un contesto talvolta più grande di lui; Virgilio è rappresentato da un atleta o un astronauta, quindi una figura peculiare e oltre la media. Molti critici interpretano anche, come Dante la figura ricorrente di John F. Kennedy, mentre quella di Virgilio la associano a quella di Adlai Stevenson, altro esponente del partito democratico.

Anche la scelta dei colori diventa determinante: rosso e marrone sui dannati, il bianco come intercalare della narrazione, il grigio per rappresentare l’oscurità dei luoghi infernali. Ma la trasposizione tiene conto anche dei media moderni; sono presenti balloon stilizzati per le conversazioni e delle sinestesie: il simbolo del pesce riporta all’agro fetore delle esalazioni infernali e le macchine da corsa il frastuono provocato dai diavoli nei gironi infernali.

La mostra al Castello Baradello è arricchita da un personale omaggio di Enrico Cazzaniga a Robert Rauschenberg: un trittico simbolico – realizzato con tutte le ricerche artistiche e tecniche varie che l’artista utilizza dal 1996 – che vede contrapposto il ritratto del Sommo poeta a quello dell’artista americano. Già nel 2007 Cazzaniga aveva reso omaggio all’estetica di Rauschenberg con un’opera site specific nell’omonimo villaggio, nel cuore della Germania.

Robert Rauschenberg fu un astrattista della Pop Art e ci accompagna, per mano, attraverso la sua originale e provocatoria rilettura della poetica dantesca, che ha saputo conciliare con la modernità dei suoi anni, rendendola, ancora una volta attuale e universale. “Between Dante and Rauschenberg” permette, attraverso l’arte di Cazzaniga, di conoscere uno degli artisti più importanti del secolo scorso

mostra

 

La mostra è organizzata da Slow Moon con la co-progettazione di Slow Lake Como e dell’Ente Parco Regionale Spina Verde.

28 maggio 2022 inaugurazione dalle ore 15:00 alle ore 18:00.

Dalle ore 18:00 “Tramonto al Castello”; la cerchia esterna del Castello

Baradello accoglierà i visitatori al tramonto e si potrà godere di questo momento meraviglioso in compagnia della musica di CiaoComo, di un aperitivo curato da “La Breva” Catering e in più la possibilità visitare il Castello con un prezzo speciale. Biglietto obbligatorio.

Sabato e domenica dalle 9:30 alle 18:00 con visite guidate ogni ora.

Per info e contatti:     +39 3920279675

Info@slowlakecomo.com

Prenotazioni:     https://bit.ly/3u0eKAZ

 

cazzaniga rosa dei venti

Enrico Cazzaniga – Note critiche

Enrico Cazzaniga (1966) sperimenta le potenzialità di una tecnica pittorica unica che riflette, nella pratica, il suo interesse per la definizione di un universo visivo ottenuto tramite progressive sottrazioni di materia e di spazio. Per l’artista, togliere è un atto di pulizia, una forma di ecologia estetica e spirituale.

Cazzaniga dipinge unicamente su tele di fustagno nero, utilizzando una soluzione di ipoclorito di sodio; togliendo il colore scuro del tessuto per introdurvi la luce. Una anamnesi di un gesto ultimo e inevitabile, giacché, passato il pennello sul fustagno, risulta impossibile ogni correzione.

[…] i disegni, invece, sono ottenuti da bruciature del pirografo con le decolorazioni della candeggina che erodono il foglio di carta bitumata accoppiata, facendo emergere le immagini virtualmente già contenute in esso. Il modus si replica attraverso un tipo di disegno che rimanda all’incisione […]

Estratto da testo critico di Ivan Quaroni

 

Enrico Cazzaniga parte dall’intuizione linguistica, da un costrutto formale che modula l’idea e il suo sviluppo tematico. Tecnica e concetto si fondono assieme al servizio del contenuto, raccontandoci mondi che intuiamo e al contempo ci lasciano in sospensione dubbiosa. Vediamo paesaggi e corpi, i due fulcri della visione contemporanea: luoghi e persone che ci sembra di afferrare mentre rifuggono da qualsiasi certezza, presenze che scivolano dentro il nostro sguardo come la candeggina che dipinge memorie mentre dissolve il nero.

Elementi del corpo (il fustagno che viene usato per gli abiti, la candeggina che viene utilizzata per le pulizie domestiche) ed elementi urbani (l’asfalto ma anche i birilli stradali con cui Cazzaniga ha realizzato alcune sculture funzionali) ci raccontano la frequenza labile del mondo attraverso i modelli tecnici che l’artista stesso ha ideato. L’opera ci invita al giusto sforzo, richiama sempre altro e dissemina punti d’ipnosi scenica, come se somigliasse a qualcosa che non è mai quella data cosa. Cazzaniga fa slittare i codici per non cadere nel tranello didascalico della figurazione, creando immagini che nascono da una partenogenesi materica, da una crescita dentro l’informe della monocromia inquieta (il nero del fustagno, il grigio dell’asfalto).

Estratto da testo critico di Gianluca Marziani in occasione della mostra “(Ri) Tratti stradali” – Galleria Romberg – Latina 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

commenta