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SE03-02 Davide Van De Sfroos - Pulenta e galena fregia – 1999 - Brèva e Tivàn - CiaoComo

Cookin' Music

Ascolta, mangia , bevi

SE03-02 Davide Van De Sfroos – Pulenta e galena fregia – 1999 – Brèva e Tivàn

Cristiano Paspo Stella, il cantautore, Massimiliano Pini, il cuoco clandestino e Piergiorgio Ronchi, il beer sommelier, tornano in cucina per la seconda stagione di COOKIN’ MUSIC. Le materie prime sono sempre di grande qualità: musica, food culture e birre dal mondo

 

Pulènta e galèna frègia

E un fantasma in söe la veranda

Barbèra cume′ petròli

E anca la löena me paar che sbanda…

Cadrèga che fa frecàss

E buca vèrta che diis nagòtt

Dumà la radio sgraffigna l’aria

E i pensee fànn un gran casòtt…

 

                                                                                                                                                                       [Davide Van De Sfroos]

 

 

Diventa sempre un po’ difficile parlare di Davide – non vorremmo essere troppo didascalici, ma nemmeno farci trascinare dal cuore e dall’amicizia.

Davide è un animale complesso, una qualche specie rara e mutante che passa dal quartiere Triante di Monza – uno dei più rinomati della operosa città brianzola; un quartiere fatto di palazzi residenziali, banche e negozi, con un cinema multisala, centri sportivi piscine e campi da tennis, supermercati e minimarket, piste ciclabili, l’immancabile chiesa, ora et labora, tre scuole pubbliche e tre Istituti superiori. Oltre a una bella movida fatta tanto di locali sia diurni che notturni. Lasciato questo lui atterra a Mezzegra, come dire un salto da Marte a Venere. Su Venere si incontrano punk venusiani degli anni ’80. Sono gli anni di David Action dei Potage.

Da lì una vita di frodo fino alla fine del secondo millennio, dove inizia la storia personale di Davide e della Davide Van De Sfroos Band. Parole e Musica, musica e parole che ritornano con sentimenti e ambientazioni nel libro Perdonato dalle lucertole, libro a cui farà seguito Capitan Slaff che verrà anche rappresentata con discreto successo anche a teatro in una riduzione con l’ausilio di Paolo Massimiliano Gagliardi di Spazio’99. Arrivo con il secondo millennio e con questo anche la Targa Tenco; i numeri delle vendite iniziano a decollare. Arriva per Bompiani il terzo romanzo: Le parole sognate dai pesci e a distanza di qualche anno, sempre per Bompiani Il mio nome è Herbert Fanucci, a cui seguiranno Ladri di foglie e Taccuino di ombre, questa volta per la Nave di Teseo.

Alle uscite discografiche – piuttosto nutrite – seguono innumerevoli esibizioni dal vivo; esibizioni che si possono ritrovare nel DVD Ventanas (finestre in sardo). Arriva la seconda Targa Tenco e iniziano le collaborazioni con la Radio RSI che lo vedono nei panni del cacciatore di dischi.

L’ultimo decennio recente ce lo ritroviamo: al festival di San Remo, dove canta anche con Francesco de Gregori un brano nella serata dedicata ai 150 della Repubblica Italiana, poi duetta con Irene Fornaciari, nessuna parentela con il noto Zucchero. Il brano sanremese verrà certificato con il disco d’oro dalla classifica FIMI per le 30.000 copie vendute. A questo seguono un dovuto best off dei dieci anni di attività musicale. E’ poi la volta del cinema, il noto pezzo su Schignano è nella colonna sonora di Benvenuti al Nord di Luca Miniero con Claudio Bisio e Alessandro Siani.

Successivamente lo vediamo come autore per il brano Il grande mistero di Irene Fornaciari (siamo a San Remo Anno Domine 2012), poi ci sono gli interventi: nell’album Max 20 di Max Pezzali, con Zucchero Fornaciari per una scrittura a quattro mani di un pezzo di Fornaciari. Zucchero ricambia e ritornerà in un intervento su un album di Davide… insomma sto’ Davide non solo è un personaggio poliedrico ma è anche un grande catalizzatore. Con lui hanno collaborato (o viceversa): Mauro Corona, Il Parto delle Nuvole Pesanti, Flavio Oreglio, le Balentes, Francesco Baccini, Enrico Ruggeri, i Luf, Trenincorsa, Daniele Ronda…. Tanti, forse ne abbiamo pure dimenticato qualcuno, scusate.

In video: se con la RSI era il cacciatore di dischi insieme a Dario Tognocchi, regista, realizza Terra & acqua un progetto video-musicale che si svolge in diverse città della Lombardia, con la collaborazione di Enti locali, Istituzioni e Regione; un progetto che culmina con l’uscita dell’omonimo DVD. Sempre rimanendo nel mondo della immagine diventa il Mythonauta per l’omonima serie di RAI 2.

A seguire… collaborazione su Gente e Montagna per Orobie, i suoi pezzi storici vengono studiati e riarrangiati dal maestro Vito Lo Re per la Bulgarian National Radio Simphony Orchestra. Parlando di pezzi storici… non dimentichiamo il reboot del disco di esordio per il venticinquennale: il mitico Manicomi.

E non abbiamo citato quasi nessun disco… però ci faceva piacere citare tutto quell’altro che è venuto fuori da una persona a cui siamo veramente molto molto legati.

 Cucina

Il pezzo diventa una celebrazione, non è triste e solitario. I folletti e il vino sono quelli che scaldano il cuore e tengono compagnia. Il tutto si svolge il 26 di Dicembre – quindi con gli occhi ancora pieni della magia delle feste – e la gallina (fredda) diventa il tipico pasto di riuso dell’avanzo (e la cosa da ex-CortoCircuit(ati) ci piace assai. Ovviamente accompagnata da una immancabile fetta di polenta. 

Un dosato mangiare di poveri come scriveva il mastro libraio Virgilio Scapin; più volte finalista del premio Campiello, il quale nei suoi scritti riassume efficacemente la storia della polenta. Questa mistura dorata, mescolata e rimescolato nel paiolo sul camino; oggi ci viene presentato al fornello con un braccio meccanico che ci evita la fatica seppure gradevole della rimescolanza. Attenzione però la polenta deve essere ben corteggiata altrimenti morde! Non la si deve perder di vista pena quello schizzo ustionante che nemmeno la moderna cucina è riuscita ancora a debellare.

Polente letterario citate da Francois Rabeleis nel suo menù pantagruelico; Arrigo Boito faceva parte dell’ordine dei polentoni, e ne andava fiero con il suo motto PPP: per patria prima, per polenta poi; Carlo Porta la magnificava nei suoi sonetti perché nessun progresso culinario ha scalfito quell’immagine di allegria conviviale della polenta, ella è il più popolare dei piatti con alle spalle una storia millenaria!

Pancificae tantum Musae, doctaeque sorellae,

Gosa, Comina, Striax, Mafelinaque, Togna, Pedrala,

imboccare suum veniant macarone poëtam,

dentque polentarum vel quinque vel octo cadinos.

Hae sunt divae illae grassae, nymphaeque colantes,

albergum quarum, regio, propiusque terenus

clauditur in quodam mundi cantone remosso,

quem spagnolorum nondum garavella catavit.

 

Ma solo le Muse mangione, le dotte sorelle,

Gosa, Comina, Striazza, Mafelina, Togna, Pedrala,

vengano qui a imboccare il loro caro poeta

di gnocchi, e mi diano cinque o anche otto tegami

di polenta fumante.

Queste sono le mie dee e le mie ninfe, bell’e grasse che colano;

e il loro albergo, la regione e terra

loro è lontana lontana, in un cantone del mondo

che la caravella degli Spagnoli non ancora è stata buona di trovare.

 

Merlin Cocai, noto come Teofilo Folengo (1491-1544), dal poema maccheronico Baldus

cookin music III stagione

Birra

La polenta è un piatto sacro sarebbe come metter su la ricetta di un’ostia, quindi preferiamo fare un omissis sulla ricetta e … preparatevela un po’ come vi pare ma ricordate la cucina è un dono e quindi la polenta va fatto per prima cosa con il cuore. Ottima per una serata tra amici la si accompagni da birre artigianali, abbiamo scelto quelle del birrificio San Michele che vanta ormai una storia di dieci anni, con una passione per le non filtrate e la predilezione per il biologico (che ci piace pure a noi), con grande attenzione agli incastri di odori, gusto, vista e tattilità. Anche la sede del birrificio appare non casuale, una costruzione del 1860 immersa nel verde e circondato dalle fonti del monte Pirchiriano, precisamente a Sant’Ambrogio di Torino.

Della selezione di birre presentiamo la Valchiria dal colore giallo, bassa di tenore alcolico, profumata e schiumosa, che ben si accompagna, oltre che alla Santa Polenta, anche ai formaggi e ai contorni, sì avete capito bene la polenta non è un contorno – è il piatto principale, poi il resto viene a seguire, ma è sempre lei che diventa la portante, l’albero maestro della nostra tavola.

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