Quantcast

Parolario&Co

Libri

Taccuino letterario del 25 marzo 2022

parolario&co

Parolario&Co. è una rubrica settimanale di consigli di lettura realizzata in collaborazione tra Associazione Culturale Parolario, giornale La Provincia di Como e Ciaocomo radio con il patrocinio del Consiglio di Regione Lombardia. Si ringrazia Confindustria Como, Fondazione Volta e BCC Cantù

A due giorni dall’attesa e prestigiosa Notte degli Oscar 2022, giunta quest’anno alla 94esima edizione, che si svolgerà tra domenica e lunedì all’interno del Dolby Theatre presso lo Hollywood & Highland Center e sarà presentata da un trio tutto al femminile, Wanda Sykes, Amy Schumer e Regina Hall, anche Parolario & Co vuole dedicare una puntata ai libri che raccontano il cinema e i suoi protagonisti, con alcune chicche davvero imperdibili.

Partiamo, dunque, da Che hai fatto in tutti questi anni. Sergio Leone e l’avventura di «C’era una volta in America» scritto da Piero Negri Scaglione ed edito da Einaudi, che raccoglie all’interno delle sue 248 pagine la genesi e il percorso di uno dei film più complessi della storia del cinema. Diviso in sette “tempi”, il volume analizza ogni passo verso il prodotto finale di C’era una volta in America, inserendo in ogni capitolo la storia di alcuni dei protagonisti diretti e indiretti del film di Leone. Franco Ferrini, Franco Cristaldi, Scott Schuzman, il DeNiro giovane, Simeon F. Grey, figlio del “vero” Noodles, sono tra i nomi che si alternano al puntuale studio di Negri Scaglione. Dalle difficoltà ai diversi trionfi del film, da alcune dichiarazioni sulla rappresentazione delle donne nei film di Leone alle lacrime di emozione di De Niro a Cannes, fino alla morte del regista, il percorso che il libro traccia è chiaro, coeso ed entusiasmante per qualsiasi cultore del grande cinema.

Si passa da un mostro sacro ad un altro con Il cinema di Truffaut di Paola Malanga, edito da Baldini+Castoldi. In questo libro, l’autrice racconta un François Truffaut a tutto tondo, maestro di insolenza e di tenerezza, capace di amori dissennati e di odi furibondi, e allo stesso tempo ricostruisce un’intera epoca, quella dei «Cahiers du cinéma» di André Bazin e della Cinémathèque di Henri Langlois, sullo sfondo della guerra d’Algeria e del Maggio ’68. Senza rinunciare a un’analisi dettagliata film per film, chiedendosi ogni volta le ragioni di successi e flop, capolavori e mezzi fallimenti. Che è l’unico modo per rendere giustizia a un uomo che Gérard Depardieu ha descritto con queste parole: «Era un ribelle, un estremista in tutto. Ed era generoso sempre dieci secondi in anticipo sulla generosità degli altri, come Platini sul pallone. Con un’eleganza folle». Fa bene rivedere i suoi film, fa bene ripassare la sua vita. Perché sia i film che la vita di François Truffaut ci ricordano che è sempre possibile sottrarsi a destini decisi da altri – la società, gli algoritmi, il sistema del consenso, la logica del consumer – per scrivere la propria storia. La riedizione di questo libro, uscito per la prima volta nel 1996, è rivolta non solo a chi sente la mancanza di Truffaut, ma anche e soprattutto a chi non lo conosce. Nella speranza che i giovani di oggi e di domani possano trovare in lui un compagno segreto per portare alla luce e far avverare anche i sogni che sembrano impossibili. O almeno provarci.

Parlando di casa nostra, invece, dopo i libri dedicati al regista di Parasite Bong Joon-ho e a Denis Villeneuve (Dune, Sicario, Blade Runner 2049), in occasione del debutto nelle sale italiane di Spencer, il film dedicato a Lady Diana e candidato agli Oscar 2022 per la miglior attrice a Kristen Stewart, è uscito Pablo Larraín. Là dove finisce la terra, scritto dall’avvocato, critico cinematografico e speaker radiofonico comasco Marco Albanese con il contributo di Fabio Radaelli e Alessandro Vergari. Si tratta del terzo volume di una collana, edita da Stanze di Cinema, in onda tutti i venerdì dalle 20 alle 21 su CiaoComo Radio, che intende raccontare l’universo narrativo di alcuni registi contemporanei, senza barriere e pregiudizi, con un occhio di riguardo alle produzioni indipendenti, alle cinematografie lontane e marginali, ai giovani autori e alle giovani autrici, a tutti coloro che lottano per affermare la propria voce.

Anche questo terzo saggio, dedicato al quarantacinquenne regista e produttore cileno Pablo Larraín, ha una struttura simile a quella delle altre monografie: un’introduzione, che approfondisce il contesto storico e biografico dell’autore, suggerendo le tracce di un percorso di analisi, che si arricchisce attraverso i singoli lungometraggi, trovando conferme e confutazioni. I capitoli finali sono dedicati allo stile e ai topoi narrativi, prima della necessaria filmografia essenziale. L’apparato iconografico è tuttavia assai più ricco dei precedenti e accompagna i singoli capitoli in modo più pertinente. Il libro è disponibile su Amazon, sia in versione cartacea, sia in versione e-book.

E anche se di lui abbiamo ampiamente parlato in occasione del centenario della sua nascita, se raccontiamo di cinema non possiamo non citare Pier Paolo Pasolini con Pasolini e il suo doppio, edito da Guanda, una raccolta dei più bei scritti di Marco Belpoliti che ripercorre l’esperienza letteraria e umana di Pasolini a partire dagli anni Sessanta, quando lascia almeno in parte la letteratura, il romanzo in particolare, per dedicarsi al cinema.

Il libro contiene quattro saggi fotografici di cui due inediti dedicati a quattro artisti che hanno, ognuno a modo suo, rappresentato Pasolini attraverso la sua immagine: Paolo Di Paolo, Dino Pedriali, Mario Dondero e Ugo Mulas (queste ultime due le testimonianze inedite); una nuova edizione di Pasolini in salsa piccante che vuole fare luce sul fatto che alla radice della sua feroce critica alla società contemporanea di Pasolini ci sia la sua omosessualità, omosessualità che la cultura italiana ha sempre rifiutato; la storia del processo di Ramuscello, piccolo paese friulano, in cui Pasolini fu processato per atti osceni in luogo pubblico.

L’immagine del bello e dannato ha dominato il cinema del Novecento, facendosi oggetto del desiderio e dell’emulazione delle masse. La sua fisionomia è mutata con il cambiare dei tempi, dei paesi e dei generi cinematografici, ma nell’immaginario collettivo e nella società la sua figura è rimasta impressa costantemente e ha assunto un aspetto mitico, contribuendo di fatto alla formazione della personalità di moltissimi individui. Così il divismo di Rodolfo Valentino e Tyrone Power, due stelle dell’epoca d’oro di Hollywood, è stato differente da quello tormentato di John Garfield, che spianò la strada alla nuova generazione di Montgomery Clift, Marlon Brando e James Dean. E sempre Hollywood vide nel gallese Richard Burton una proiezione dei suoi sogni, poi proseguita in Steve McQueen, Mickey Rourke e River Phoenix, a chiudere un cerchio della storia degli Stati Uniti. In parallelo, anche i volti scolpiti dei divi europei rivaleggiarono con quelli dei colleghi d’oltreoceano: dalla tragedia italiana di Osvaldo Valenti all’aura triste di Gérard Philipe, dalla malinconia di Jean Gabin fino al glaciale distacco di Alain Delon e alla bellezza decadente di Helmut Berger. Il saggio Belli e dannati. Volti tragici del cinema del Novecento, scritto daLuigi Luca Borrelli ed edito da Odoya si propone di indagare, attraverso un secolo di cinema, la figura del bel tenebroso – che in qualche modo la settima arte sembra ereditare dalla grande letteratura dandole un volto nuovo – anche attraverso un’analisi della società e del cinema del tempo e non senza interrogarsi sui suoi risvolti esotici e contemporanei: esiste ancora il mito del bello e dannato nel terzo millennio? Quali attori oggi possono incarnarlo?

Infine, per gli amanti dei romanzi, segnaliamo Salvamento, edito da Bollati Boringhieri e scritto da Francesca Zupin, mentre per i bambini e le bambine dai tre anni in su, consigliamo la lettura de La straordinaria avventura della casa volante di Jacob Martin Strid, edito da Gribaudo, un libro spassosissimo, in cui i lettori e le lettrici sono invitati a scoprire dove la terribile tempesta che infuria nel Paese sul Dirupo porterà la casa del Signor Piccoletti.

A cura di Alessia Roversi

podcast parolario&co
Più informazioni
commenta