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Mostre

L’Africa onirica nelle foto di Alberto Bernardoni

mostra in eden

Fino al 25 febbraio è aperta alla Consarc Galleria di Chiasso (via Borromini,2), la mostra IN EDEN, l’Africa vista e fotografata da Alberto Bernardoni, eclettico animalista ed esteta impenitente. In esposizione immagini catturate durante molti viaggi, nell’arco di una trentina d’anni a partire dal 1969, durante i quali ha percorso spesso avventurosamente gran parte dell’Africa.Un’Africa oggi onirica, i vasti spazi liberi ancora vissuti da Bernardoni oggi non ci sono più.

mostra in eden

Nelle sue fotografie in bianco/nero Bernardoni sovente ricerca l’empatia, forse il dialogo primordiale, fra specie di uguale dignità. Talvolta gli animali lo fissano con serena calma, non
di rado sembrano disporsi in posa, lui si sente ospite e col tempo intuisce le loro consuetudini,
i loro codici immanenti.
Mentre tutt’intorno il continente si degrada riecheggiano le parole di James Hillman “…l’animale come teofania, il racconto come mistero...” Incombe, sorretto da forze invincibili
e dalla corruzione dilagante, lo scempio ecologico. Non più le miniere di Re Salomone, ma la caccia a silicio, cerio, berillio e carbonite.
L’Africa viene sacrificata ai semiconduttori. L’Eden chiude i battenti.

mostra in eden

Daniela e Guido Giudici
presentano la mostra

IN EDEN l’Africa di Alberto Bernardoni

CONSARC/GALLERIA
fino al 25 febbraio orari dalle 11 alle 17
www.galleriaconcarc.ch

mostra in eden

Alberto Bernardoni nasce a Lugano nel 1941. Dopo gli studi, affianca all’attività professionale
molti interessi in campo letterario e nelle arti visive, si appassiona alla fotografia e dedica
tempo e passione alla sua collezione. Risale ad allora la conoscenza di Daniela e Guido Giudici
e della Galleria Cons Arc.
Il 1969 segna il suo primo grande periplo africano. Parte da Lugano insieme a Bruno Martignoni, negli anni Cinquanta leggendario vincitore di due edizioni del massacrante Rally
Algeri-Città del Capo. Insieme attraversano il Sahara – allora completamente privo di piste in
duro – successivamente raggiungono Agadès, l’Altipiano del Tibesti, Niamey, Gao e infine
Timbuktu, poi approdano in Marocco, preludio del ritorno in Europa, attraverso la pista occidentale del Tanezrouf.
In qualche modo soccombe al Mal d’Africa, sicché molti viaggi vi fanno seguito, quasi sempre
su piste appartate, sovente in solitario o con la sua prima moglie e pochi compagni.
Le sue mete spaziano nel continente. La Mauritania, l’Egitto fino al profondo sud verso la
Nubia, le valli del North e South Luangwa e la valle dello Zambesi fra Zambia e Zimbabwe, il
Kenya fino al Lago Rodolfo ai confini della Somalia, poi passando dalle Aberdares, la faglia
della Rift Valley, la valle del Nara, il Sealous e in navigazione la valle del Rufiji. Poi il Mozambico, complicato per le sommosse, il Malawi e al tramonto delle dittature di Idi Amin e Obote l’Uganda, le montagne del Ruanda e il Sud Sudan.
A sud il Transvaal, parte del Sudafrica, il Kalahari, parte della Namibia e il Delta interno
dell’Okavango.
Col tempo coltiva parecchie amicizie e relazioni, soprattutto vicine all’etologia e alla paleo-antropologia in Rift Valley. A Kapani frequenta Kenneth Kaunda, il leader africano umanista, che rimarrà sempre un suo mentore. A Nairobi si lega di amicizia con Peter Beard, che ospiterà
più volte in Francia e in Svizzera.
Il suo sguardo è influenzato dall’estetica di Erwin Panofsky e John Berger e, soprattutto per le immagini di In Eden, dai saggi di James Hillman e Y.N. Harari. É sposato, vive in Ticino e
in Francia.

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