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Taccuino letterario del 14 gennaio 2022

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Parolario&Co. è una rubrica settimanale di consigli di lettura realizzata in collaborazione tra Associazione Culturale Parolario, giornale La Provincia di Como e Ciaocomo radio con il patrocinio del Consiglio di Regione Lombardia. Si ringrazia Confindustria Como, Fondazione Volta e BCC Cantù

Iniziamo questa puntata di Parolario & Co. con il filosofo e sociologo francese Edgar Morin, che ha raccolto in “Lezioni da un secolo di vita”, edito da Mimesis, uno straordinario patrimonio di esperienze, riflessioni e incontri, la testimonianza unica di un intellettuale che non ha mai separato la sua opera dalla sua vita, la sua riflessione teorica dal suo impegno per i popoli.

Buenos Aires, settembre 1930. Il conte Antoine de Saint-Exupéry ha già pubblicato i primi romanzi, ma la sua vita è dedicata al volo: esperto aviatore, dirige a Buenos Aires la linea aeropostale Argentina-Francia, inaugurando nuove rotte in tutta l’America Latina. È in questo ruolo che conosce la giovane Consuelo Suncín Sandoval, scrittrice, giornalista, scultrice, pittrice e spirito libero. La loro relazione turbolenta darà vita a una delle più belle corrispondenze d’amore del XX secolo, raccolte nel volume “Il principe e la rosa. Lettere d’amore (1930-1944)”, pubblicato da Donzelli Editore.

È uscita proprio ieri, per La Nave di Teseo, una nuova edizione del best seller “Bilal. Il mio viaggio da infiltrato verso l’Europa”, scritto da Fabrizio Gatti, mentre, per chi vuole un’alimentazione più sana, green, rispettosa dell’ambiente e attenta ad evitare sprechi, la guida “Non si butta niente. Realizzare un orto casalingo con gli scarti di cucina” di Eliana Ferioli, edita da Demetra, è l’ideale.

IL CLASSICO DELLA SETTIMANA

Il 15 gennaio di 400 anni fa, a Parigi, nasceva il precursore del teatro nuovo, il famoso drammaturgo e attore francese Jean – Baptiste Poquelin, in arte Moliére, uno pseudonimo che assunse all’età di 22 anni. Un’infanzia segnata da lutti e inquietudini, la sua, in contrapposizione con una fanciullezza caratterizzata da vivacità popolare, animazione, rumore, accanito lavoro oltre agli spettacoli, con i quali è stato ogni giorno a contatto grazie alla passione trasmessagli da Louis Cressé, suo nonno materno. Tappezziere reale per diritto paterno, avvocato senza aver desiderio di praticarlo e, su tutto, fondatore e direttore di diverse compagnie teatrali, tra il 1667 e 1668 scrive “L’avaro”. L’opera viene rappresentata per la prima volta a Parigi, al Palais-Royal, il 9 settembre 1668 dalla “Troupe de Monsieur, frère unique du Roi”, compagnia di Molière stesso, che in quell’occasione recita la parte di Harpagon. Molière muore di tubercolosi il 17 febbraio 1673 mentre recita “Il malato immaginario”, coprendosi la tosse – si dice – con una risata forzata. Da questa circostanza pare sia nata la superstizione di non indossare il giallo in scena, dal momento che Molière indossava un abito proprio dello stesso colore.

 

A cura di Alessia Roversi

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