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Cookin' Music

Ascolta, mangia , bevi

S02-E06 Alberto Camerini – Maccheroni elettronici

Cristiano Paspo Stella, il cantautore, Massimiliano Pini, il cuoco clandestino e Piergiorgio Ronchi, il beer sommelier, tornano in cucina per la seconda stagione di COOKIN’ MUSIC. Le materie prime sono sempre di grande qualità: musica, food culture e birre dal mondo

Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno. (Albert Einstein)

Tanz bambolina/Maccheroni elettronici è un singolo del cantautore italiano Alberto Camerini, pubblicato nell’estate 1982 dalla CBS; il pezzo compare nell’lp  Rockmantico, e il 45 giri, pubblicato tra i singoli Rock ‘n’ roll robot/Miele e Questo amore/Telex, è il settimo 45 giri dell’artista e ricalca in tutto e per tutto il disco sia per i brani riportati sia per la copertina; la quale riporta, anche se con disposizione diversa, lo stesso disegno del 33 giri. Il brano fu letteralmente uno dei tormentoni di quel periodo, occupando le prime dieci posizioni da luglio alla fine dello stesso anno. Una curiosità: la canzone Tanz bambolina fu scritta da Camerini in omaggio a sua figlia appena nata, Valentina, infatti inizialmente il brano doveva intitolarsi Tanz Valentina.

 

 

 Cucina

Chiaramente la tecnologia entra in cucina e ne approfittiamo per parlare di un aspetto, se volete, meno noto ma che presto inizierà a prendere un certo piede.

La Nasa ci stava già lavorando da una decina di anni, in previsioni dei viaggi su Marte. Compito affidato all’ingegnere Anjan Contractor per realizzare un sintetizzatore di cibo molto simile a quello presente a bordo dell’astronave di Star Trek nella celebre serie televisiva. Il progetto è tutt’altro che semplice e dovrà trovare soluzioni al problema dell’alimentazione degli astronauti nelle missioni spaziali future. Il nuovo sintetizzatore dovrà essere in grado di produrre cibo commestibile e ciò avverrà grazie alla stampa 3D adattata a sostanze edibili.

Il progetto finalizzato al 2043 è stato affidato alla System Materials Research Corporation, dove lavora Contractor. L’obiettivo è riuscire a rifornire gli equipaggi che compiranno i primi viaggi su Marte, a partire dal prossimo decennio, sempre che le tabelle di marcia vengano rispettate. Le missioni marziane avranno una durata di circa 15 anni e l’approvvigionamento alimentare è uno dei problemi da risolvere. L’idea è quella di utilizzare alimenti (o meglio i nutrienti, come proteine, carboidrati, vitamine etc.) disidratati e combinarli insieme tramite una stampante 3D che li stratifica, cucinandoli, in un piatto commestibile. Il cibo sarà preparato a partire da cartucce di nutrienti che, grazie all’assenza di acqua possono durare lunghissimo tempo.

Uno dei piatti più semplici da realizzare con una stampante 3D, secondo Contractor, è la pizza: già di suo infatti è composta a strati e replicarla non dovrebbe essere molto difficile. Uno strato di carboidrati in polvere, che vengono cotti durante la stampa; uno di pomodoro, reidratato e oliato in corsa; e infine lo strato di proteine animali o derivate da vegetali, in base ai gusti. Il gusto, ecco (ehm) su quello non si danno garanzie, almeno per ora.

Ma il nostro Anjan Contractor è convinto che l’applicazione spaziale della stampante 3D sia, come altre volte accaduto, solo la palestra per un uso di massa, addirittura domestico del cibo da stampare. Verso fine secolo, quando la popolazione mondiale raggiungerà quota 12 miliardi trovare cibo per tutti sarà un problema e il cibo stampabile potrebbe essere una soluzione. Contractor immagina un tempo in cui in ogni cucina l’elettrodomestico principale sarà una stampante 3D; un futuro in cui i libri di ricette saranno sostituiti da software con le istruzioni per realizzare ogni sorta di pietanze (ma abbiamo già il blog di GialloZafferano!!!).

«Uno dei principali vantaggi del cibo stampabile è che è altamente personalizzabile – dichiara Contractor in un’intervista rilasciata a Quartz – le esigenze alimentari sono diverse se uno è maschio, femmina, sano o malato. I fabbisogni di ognuno saranno programmabili e il cibo avrà i nutrienti necessari all’occasione.»

coockin music

Birra

La birra come la preferite? Fruttata, agrumata, con note morbide o speziate?  Cioccolatosa?

Non stiamo parlando di vino o caffè: stiamo parlando di birra e vista l’ascesa di birrifici artigianali e l’aumento di palati sempre più sofisticati, le sottigliezze e le varietà di birra stanno diventando un grande business in tutto il mondo. Gli aromi sono il punto di forza della birra? Certamente, diventa essenziale il controllo passo-passo di tutto il processo di produzione; una cosa che hanno a priori risolto i grandi birrifici industriali, ma un aspetto che, a torto o a ragione, devono fare fronte anche i microbirrifici. Proprio per loro diventa interessante il risultato di una ricerca condotto dalla Melbourne School of Engineering

‘Sti australiani diabolici hanno sviluppato un naso elettronico o e-nose portatile. Uno strumento dal bassissimo costo, che sfrutta l’apprendimento automatico tipico della AI, per valutare la qualità della birra; se da una parte la pastorizzazione riduce il rischio di modifica degli aromi, il cosiddetto rischio OFF, dall’altra parte il mercato richiede sempre un maggiore dinamismo e novità a cui i birrai rispondono sperimentando sempre nuovi profili di sapore: stout lattei, alveolari, al caffè e al gusto di sottaceti. Mantenendo inalterati gusti e sapori in tutte le fasi di produzione. Diventano necessari – oltre alla naturale e innata esperienza a un tocco tipicamente personale del mastro birraio – anche strumenti di gascromatografia, ovvero apparecchi che analizzano i vapori emessi da un composto.

Sembra un po’ sterile tutto questo vero?

Dobbiamo considerare che nella birra, come nel vino, vi è uno stretto legame tra i nostri sensi quello dell’olfatto e quello del gusto. Un legame strettamente individuale che necessita della presenza costante del mastro birraio; cosa non sempre possibile. Quindi come risolvere la questione?

Sensori, robotica e apprendimento automatico si uniscono come dice Sigfredo Fuentes e Claudia Gonzalez Viejo in uno studio (pensate) sulla schiuma, fattore essenziale che protegge la bevanda dalla ossidazione preservandone gli aromi originali.

La grande varietà di stili di birra sono stati inseriti in un programma di un computer in grado di rilevare i composti volatili; l’e-nose li analizza e i dati sono misurabili in tempo reale: luppolo, speziato, floreale, fruttato, zucchero bruciato, cereali, lievito, nocciola e carbonatazione, ma senza sostituire il mastro birraio. L’e-nose diventa solo uno strumento preciso di misurazione che effettua un controllo qualitativo del prodotto – coadiuva il processo produttivo – ma non ha certo la fantasia, la creatività e, molto spesso, il genio e la spregiudicatezza che servono per creare un prodotto nuovo e originale!

 

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